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EDITORIALE
Il gioco "sporco" di Ibra
06.06.2009 00.00 di Gianluca Rossi  articolo letto 27191 volte
La «battaglia del grano» di Mino Raiola, come osserva acutamente Fabio Monti sul Corriere della Sera, sposa la scelta di Ibrahimovic di chiudere al più presto la sua esperienza italiana per giocare in Spagna. Il Barcellona accoglierebbe Ibra a braccia aperte, ma senza firmare assegni da 70 milioni di euro. Così lo svedese sta spingendo per una rottura traumatica con l'Inter, anche se il giochino ormai è più goffo che sporco. Ibra spera che, a suon di complimenti al Barcellona, Moratti s'incazzi e lo liberi a cifre ragionevoli. A non aver ancora capito la strategia dello svedese è rimasto ormai qualche allocco, che vorrebbe che l'Inter cacciasse Ibra a calci in culo. Ibra si spedisce solo a fronte di un'offerta irrinunciabile. In tal caso è un dovere. Ma guai a imprigionare Moratti in certi corridoi, perché in questi casi il presidente diventa più duro del granito e decide proprio nella direzione opposta. In effetti, se l'Inter agisse d'istinto finirebbe per fare il gioco di Ibra e invece questa è una partita da giocare con calma e con astuzia, forti di un contratto in vigore fino al 2013. Moratti per cedere Ibra vuole 70 milioni di euro in contanti, trattabili solo se il Barcellona proponesse come contropartita tecnica Samuel Eto'o, pure lui classe '81, che ha appena chiuso la Liga segnando 30 gol in 35 partite e ha già vinto tre campionati in Spagna e due Champions League. Insomma, palmarès alla mano, non è poi escluso che l'affare non lo faccia l'Inter. Ibra può ovviamente perseverare nei suoi capricci da bizzosa rock-star, ma deve stare attento a non esagerare, perché deve mantenere alto il suo valore di mercato, prima ancora che sognare il Pallone d'Oro! Si può pure immaginare lo scenario apocalittico di uno spogliatoio interista spaccato dallo svedese, ma Mourinho non è certo un tipo morbido in questo genere di situazioni. Concludo suonando la sveglia per chi si ostina a credere che il calcio sia ancora questione di sentimenti proprio nel momento in cui la telenovela Kakà sta avviandosi alla sua naturale conclusione. In realtà i mercanti sono entrati nel tempio già da un pezzo, altro che calcio delle bandiere. Agli inguaribili sognatori è rimasto solo il vecchio Subbuteo.

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