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EDITORIALE
Tra un Moratti ed un Farina: Milan, tieniti stretto il Cavaliere
Nato a Novara il 22-12-1985 è dal giugno 2008 vicedirettore di Tuttomercatoweb, dove cura la rubrica "Il volto nuovo". Giornalista presso la redazione di Sportitalia, da marzo 2007 è Direttore di MilanNews.it.
10.09.2009 00.00 di Francesco Letizia  articolo letto 10520 volte
© foto di Francesco Letizia
Gheddafi, Ferrero, Al Maktoum, Bin Zayed, Taci, Squinzi, più imprecisati americani, arabi, israeliani... Mancano solo i giapponesi ed i russi, poi abbiamo completato il gioco del Risiko. Da mesi la stampa fa a gara a chi la spara più grossa per un cambio di proprietà al Milan: un affare dato sempre per imminente e poi puntualmente smentito dopo un paio di ore da un comunicato ufficiale della Proprietà. La cessione di Kakà ha pareggiato i bilanci e questo molto spesso in ambito finanziario ha un senso ben chiaro: rendere più appetibile il prodotto in vista di una cessione dell'azienda. Eppure questa volta la pista è quella sbagliata: Silvio Berlusconi non intende ripudiare il Milan, da sempre un affare di cuore e mai di denaro, e nè tantomeno ha intenzione di farlo ora, in un momento di ombra. Il Presidente che ha vinto 5 coppe dei Campioni non molla: forse cerca una mano, con una non meglio precisata quota di assoluta minoranza, più una collaborazione che un preludio all'addio e non è un caso che, di tutti i nomi "sparati", l'unico vicino realmente alla chiusura dell'accordo sia stato il milanistissimo Taci, che di certo non ha la disponibilità per essere un giorno il Patron unico del Milan. Il momento è critico, non ci si nasconde dietro un dito: l'ultimo mercato rossonero ha evidenziato una difficoltà innegabile da parte del Cavaliere a mettere denaro fresco sul calciomercato, con un solo acquisto all'attivo ed una-due lacune gravemente non colmate. La "scusa" della questione morale regge ed ha un suo fondamento, ma per quanto? D'accordo, gli acquisti alla Real Madrid non rientrano più nel modo di pensare di Berlusconi e Galliani così come in quello di Moratti o altri: ma i tifosi del Milan richiedevano un semplice Rafinha, un Hernanes a dare man forte in mezzo al campo, una seconda punta per cambiare Ronaldinho e Pato. Con scelte coraggiose improntate su giovani di prospettiva, ma per la prima squadra e non la Primavera, ce la si cavava con una decina di milioni: in quest'ottica ho avuto modo di confrontarmi lunedì sera in diretta telefonica su Milan Channel con Mauro Pederzoli, una figura che mi auguro diventi importante e predominante nelle dinamiche estive/invernali di via Turati. Gli ho ricordato, non che ce ne fosse bisogno, i vari colpi sferrati con Benitez in quel di Liverpool: da Plessis a Dani Pacheco passando per Insua e N'Gog, si parla di giocatori che hanno assaggiato, assaggiano e assaggeranno il prato di Anfield con certezza e ruoli da protagonisti o quasi. "Ne porterà di questo calibro al Milan?" è stata la mia domanda: la risposta, tra la pretattica e la diplomazia, non è stata marcatamente accomodante ma lasciava trasparire un progetto di scouting globale, il miglior acquisto che si poteva mettere a segno. Tornando alla vicenda Berlusconi, occorre chiarezza, quella mancata in troppe occasioni in questa estate: nessun tifoso del Milan si opporrebbe ad un progetto "low cost" ma ricco di talento, freschezza e gioventù, e non è detto che non dia soddisfazioni. Non solo le vittorie le danno: anche veder maturare nuovi Kakà e Pato, osservare i loro progressi domenica per domenica, coccolarli, vederli diventare uomini, può arrecare gioia ai Milanisti. A patto però che dopo 3-4 anni non volino via, e qui arriva il vero compito di Berlusconi: il ridimensionamento non è tanto non acquistare, quanto vendere. Sarò sincero, sono fiducioso... L'intenzione mi sembra esattamente quella di contenere i costi per evitare ulteriori brusche separazioni. Chiudo però con una riflessione per tutti coloro che non vedono l'ora di "liberarsi" del Presidente più vincente della storia del Calcio: non me ne vogliate, non è una bacchettata, ma uno spunto a cui ciascuno potrà reagire a suo modo. Meno di due anni fa il Milan si laureava Campione del Mondo, e poco più di due anni fa Campione d'Europa, rispettivamente per quinta e la terza volta sotto la presidenza Berlusconi: se oggi i Milanisti possono permettersi il lusso di lamentarsi, è perchè sono stati abituati fin troppo bene dallo stesso Presidente su cui oggi con troppa fretta si vorrebbe tirare una riga. Per trovare nel migliore dei casi un Moratti, generoso sul mercato e vero tifoso: zero coppe. Nel peggiore: uno Shinawatra o un... Farina. "Chi non conosce la propria storia è destinata a riviverla": che tutti i Milanisti, quelli che soffrirono all'epoca di Giussy ma anche quelli nati solo con Gullit, Van Basten, Weah, Inzaghi e Kakà, ne tengano conto.

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