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EDITORIALE
Lettera aperta al Presidente del Milan, Silvio Berlusconi
Nato a Novara il 22-11-1985 è dal giugno 2008 vicedirettore di Tuttomercatoweb, dove cura la rubrica "Il volto nuovo". Giornalista presso la redazione di Sportitalia, da marzo 2007 è Direttore di MilanNews.it.
02.10.2009 00.00 di Francesco Letizia  articolo letto 14724 volte
© foto di Francesco Letizia
Caro Presidente,
mi perdoni ma la chiamerò così, perchè per chi ha vissuto gli ultimi 23 anni di storia del Milan, Silvio Berlusconi sarà sempre "il Presidente" come Franco Baresi "il Capitano", qualsiasi cosa accada e per l'eternità. Le scrivo all'indomani dell'umiliante sconfitta contro lo Zurigo, il punto più basso della storia recente rossonera forse, che ricorda tantissimo altre partite sanguinose come Bordeaux-Milan, Milan-Roseborg, Galatasaray-Milan ecc: non lo faccio per invitarla a "tirare fuori i soldi" come in molti, giornalisti, critici e soprattutto tifosi, fanno. Dal primo momento ho sposato la sua volontà di contenere i costi in un momento così delicato per l'economia mondiale, ma anche per il calcio: ho compreso, digerito e persin giustificato la cessione di Kakà e le critiche (e gli insulti, in alcuni casi) a lei destinate sono finite di riflesso anche a me da parte di centinaia di lettori, e telespettatori. Ho avuto (e mantengo) fiducia in Ronaldinho, designato come il trascinatore del nuovo Milan, perchè la mia concezione del Calcio è sempre molto vicino alla sua: mi piace la classe, l'allegria, il bel giuoco, le vittorie, ed il Gaucho bene incarna tutti questi aspetti. Arrivo al dunque, senza troppi giri di parole tedianti: oggi, mentre tutti invocano un terzino, un centrocampista, un attaccante, un allenatore, a me piacerebbe solo riavere... Un presidente, anzi "il Presidente", con l'articolo determinativo e la lettera maiuscola. Sono cresciuto ascoltando il suo discorso la sera della festa dello Scudetto 1988: non dimentico la commovente lettera a suo padre l'indomani del primo successo a Tokyo, penso di averla letta e riletta un migliaio di volte e ne assaporo una sfumatura diversa, un brivido, un'emozione nuova. Ebbene, sono queste le cose di cui mi sento orfano quest'oggi, l'affetto, la passione, l'amore incondizionato e la protezione che Lei ha saputo sempre dare al popolo rossonero: lei amava Borghi (a proposito, lo sa, Presidente... Oggi è diventato un grande tecnico, in Sudamerica), ma comprò Rijkaard per vincere... Lei sceglieva Gullit e Van Basten guardandoli in videocassetta, strappava Donadoni ad una Juventus egemone del mercato, regalava Lentini e Papin senza troppi problemi perchè fiero delle proprie scelte: non pensi che io viva su Marte, lo so benissimo che tra un terremoto ed una guerra, oggi ha qualcosa di più importante da amministrare e proprio per questo ho reputato la scelta dell'autofinanziamento un atto d'amore, una garanzia di vita eterna al Milan qualsiasi sia il destino dell'economia mondiale o delle sue aziende. Eppure mi brucia, non posso rassegnarmi, non mi accontento di qualche intervento sporadico e raramente aderente a pieno alla realtà: purtroppo il destino, fin troppo crudele forse, ha voluto smentirla in fretta sulla parità di organico tra Milan ed Inter... Che sia un segno? I "bene informati", quelli che non ci prendono mai per intenderci, dicono che ha deciso di vendere, che del Milan "non gliene frega più nulla": glielo spieghi Lei, Presidente, che chi ha visto il Milan dei Puricelli, dei Tosolini, dei Carapellese, non può disinnamorarsi di punto in bianco. Il Calcio però va avanti, e mi sorprende che Lei che è stato un innovatore in tutti i campi in cui si è cimentato (e sempre con successo), non lo abbia notato: oggi senza stadio di proprietà, senza scouting mondiale, senza settore giovanile, senza parità di tesseramento di extracomunitari, senza tassazione unificata a livello europeo, senza valorizzazione del brand nell'Est asiatico, non si va da nessuna parte ed il nostro, caro, vecchio Milan, rischia di perdere il treno. Non una mera questione di denaro dunque, ma di progetti, di idee, di sogni: tutto ciò in cui Lei, da Presidente del Milan, è sempre stato maestro sin dal primo giorno. C'è bisogno di Lei Presidente, lo sa chi esterna questo sentimento in maniera garbata, come io sto cercando di fare con Questa, ed anche chi fa finta di dimenticare chi è il Presidente più vincente della storia del Calcio moderno: non c'è sceicco, Colonnello, russo o Florentino che tenga. "Vedrai, domenica prossima ci rifaremo" le sussurrava suo padre mentre Lei in lacrime piangeva per le sconfitte di quel piccolo Milan: oggi i Milanisti vorrebbero sentire le stesse parole da Lei, con il cuore spezzato dagli ultimi tonfi, ma la mente già impegnata a pensare a come rimediare. Difficilmente leggerà questo mio appello, ma non dispero nella Provvidenza: concludo con delle parole importanti. "Domani sogneremo altri traguardi, inventeremo altre sfide, cercheremo altre vittorie. Che valgano a realizzare ciò che di buono, di forte, di vero c'è in noi, in tutti noi che abbiamo avuto questa avventura di intrecciare la nostra vita a un sogno che si chiama Milan": Lei, Presidente, dovrebbe conoscerne l'autore.

Cordialmente,
Francesco Letizia

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