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...con Bettinelli

"Varese, crediamoci. Aspetto Lores e Forte, ma ora vinciamo. Salviamoci e vado a piedi al Campo dei Fiori. I senatori hanno spinto per farmi tornare? Conta il gruppo..."
17.03.2015 00.00 di Alessio Alaimo  Twitter:    articolo letto 15915 volte
© foto di Federico Gaetano

La speranza è l'ultima a morire. Stefano Bettinelli ci crede, vuole l'impresa del suo Varese. Salvarsi significherebbe aver fatto un'impresa, qualcosa di incredibile. Oggi la squadra biancorossa è ultima in classifica. "Contro il Bari abbiamo disputato quaranta minuti per come avevamo preparato la partita, cercando di ripartire in contropiede. Non eravamo riusciti a ripartire in contropiede, però fino al gol dell'1-0 era una partita da 0-0", dice Bettinelli a TuttoMercatoWeb.

Però è finita 3-0...
"Purtroppo il gol subito per un nostro errore ha fatto vedere i nostri limiti in questo momento. Nel secondo tempo siamo entrati con la voglia di rimettere le cose a posto, ma gli errori hanno piegato le gambe, anzi, il morale dei ragazzi".

Correzione d'obbligo, da gambe a morale. Perché c'è chi dice che uno dei problemi del Varese sia la preparazione fisica...
"Chi parla di preparazione fisica lo fa per nascondere altre problematiche. Ed è un modo come un altro per nascondere i propri fallimenti o le proprie incapacità. La squadra sta bene, corre ma non come dovrebbe. Fino alla partita di Brescia abbiamo corso tantissimo, ma non riuscendo a finalizzare. E se non riesci a finalizzare subentra un po' di scoramento, è normale".

Mister, ma lei ci crede davvero nella salvezza?
"Ci mancano undici partite, se ci piangiamo addosso non risolviamo i nostri problemi. Dobbiamo credere nel lavoro che stiamo facendo, ce la giocheremo con tutti cercando di ottenere il massimo risultato. Testa bassa, lavoriamo, non guardiamoci in giro. Ma pensiamo solo a porre rimedio alle situazioni dove sono carenti. Non è finita, c'è tempo di rimediare. Ma non è una questione di condizione fisica".

Se poi ci si mette anche la sfortuna, con i tanti infortuni...
"La partenza di Lupoli, gli infortuni di Neto Pereira, Lores Varela e Forte ci hanno penalizzato. A Kurtisi poi bisogna dare il tempo di ambientarsi, perché è arrivato, ha trovato un allenatore, poi un altro ancora e poi di nuovo il precedente. Ma non voglio alibi, un allenatore non si ferma davanti ai problemi ma pensa a come risolverli. Per la partita contro il Catania spero di avere Lores e Forte a disposizione: il primo è stato l'arrivo più azzeccato di gennaio, stava facendo benissimo, purtroppo l'infortunio è stato inaspettato. Lo aspettiamo, proprio come Forte che s'è fatto male quando io non c'ero. I nostri infortuni, fateci caso, sono tutti meccanici e non muscolari. Ma non parliamo di sfortuna, se le cose accadono c'è sempre un perché. Difficilmente mi piango addosso, cerco di lavorare per fare del mio meglio. Aspetto Lores e Forte, ma il tempo stringe e dobbiamo fare bene già adesso senza di loro. E se ci siamo salvati l'anno scorso quando sembravamo spacciati, non vedo perché non potremmo salvarci quest'anno".

C'è chi dice che a volere il suo ritorno sia stata la squadra. Corti, Rea e Zecchin su tutti. Giusto pensarla così?
"Quando sono stato esonerato, a parte qualche messaggio dei ragazzi che mi hanno manifestato la loro stima, non ho sentito nessuno. Non so chi abbia spinto per il mio ritorno, non lo so e neanche l'ho chiesto. Per me l'importante è il gruppo, i ragazzi sono tutti uguali. L'importante è che il gruppo sia compatto e che tutti diano il massimo per ottenere i risultati. Gli allenatori passano, i giocatori restano".

Ok, quindi testa al campo. E caccia ad un'impresa disperata...
"Ci sono undici partite, trentatré punti. Giochiamocela. E finché la matematica non mi condanna, credo ancora di potercela fare. I punti di penalizzazione non devono farci mollare, dobbiamo dare il meglio di noi stessi. Intanto cominciamo a fare punti, sono molto fiducioso. Oltre il Varese tifo Inter. E questo la dice lunga sulla mia squadra del cuore: da interista sono abituato a soffrire. Ho scelto due squadre del cuore che fanno dell'incostanza e della sofferenza le loro prerogative".

Lunedì sfidate il Frosinone.
"Bisogna vincere. Dobbiamo preparare bene la partita, perché il Frosinone gioca molto bene. Complimenti a Stellone, ma noi ci giochiamo l'ultima speranza di rimanere attaccati al treno salvezza. Servirà la partita perfetta".

Una promessa: se si salva, cosa fa?
"Vado a piedi al Campo dei Fiori, viste le mie ernie del disco sarebbe qualcosa di pesante (sorride, ndr)".

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