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...con Giannini

"Io, il primo allenatore di Simeone: vi racconto Diego. Cholo, stasera senza paura: sul campo hai più esperienza di Mourinho. In finale vorrei il derby di Madrid"
30.04.2014 00.00 di Alessio Alaimo  Twitter:    articolo letto 11983 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Correva l'anno 1990, il Pisa giocava a buoni livelli e in quella stagione, in Toscana, militava Diego Pablo Simeone. Un giovane di belle speranze e grandi prospettive per il futuro. Una valigia carica di sogni e ambizioni per il futuro. E tanta voglia di imporsi nel calcio che conta. Il 9 settembre l'esordio in serie A, contro il Bologna. Le stagioni a Pisa però, per Simeone, nonostante le cinquantacinque presenze condite da sei gol, non sono molto positive. Così lascia l'Italia, va al Siviglia. E lì dimostra tutto il suo potenziale, lo nota l'Atletico Madrid che decide di acquistarlo. E nel 1997 il ritorno in Italia, c'è la chiamata dell'Inter. Un'occasione da sfruttare. Inter e Atletico Madrid, le due squadre - insieme alla Lazio - che il Cholo ha ancora nel cuore. Lui che adesso fa l'allenatore in Spagna, proprio all'Atletico, dove sta vivendo un sogno. Un sogno che si chiama finale di Champions League, questa sera a Stamford Bridge la partita di semifinale di ritorno contro il Chelsea. Si riparte dallo 0-0 dell'andata. Luca Giannini è stato il primo allenatore di Simeone in Italia, al Pisa. Nel 1990. Colui che lo ha fatto esordire, oggi lo racconta a TuttoMercatoWeb. E questa sera davanti alla tv ci sarà anche lui, con un pizzico di emozione. Ripensando a quel Diego Simeone. E a quello di adesso, che ha fatto strada e non vuole svegliarsi dal sogno europeo, che parla anche un po' italiano, come il direttore sportivo internazionale dei Colchoneros, Andrea Berta. E come Simeone che l'Italia non l'ha mai dimenticata. E in futuro chissà.

Giannini, quel giovane che nel 1990 giocava per la prima volta in serie A oggi si gioca l'accesso alla finale di Champions.
"Sono contento, Diego merita i successi che sta avendo. Perché è una grande persona. Me lo ricordo come uno che non ci stava mai a perdere, un professionista esemplare. Uno che arrivava all'allenamento mezz'ora-quaranta minuti prima e andava via quando già tutti se n'erano andati".

Che effetto le fa vederlo oggi a giocarsi la finale?
"Una cosa o si fa bene o è meglio non farla, lui sta facendo benissimo. Dà sempre il massimo, del resto visto il personaggio non potrebbe essere altrimenti. Sono felice, gli auguro le migliori fortune".

Stasera però è una missione quasi impossibile, contro il Chelsea. A Stamford Bridge.
"Beh, Davide contro Golia. Quando giochi contro un avversario più forte di te non vuoi mai essere da meno. E poi cosa manca all'Atletico Madrid per essere forte? Nulla. Se la giocherà ad armi pari. L'Atletico ha tecnica, qualità, furore agonistico. E poi ha il Cholo...".

Dall'altra parte c'è Mourinho.
"Sì, ok. Ma Diego ha più esperienza di campo, ha giocato ad alti livelli. Mourinho no. E questo per il Cholo può essere un vantaggio".

All'andata il Chelsea costruì le barricate. Si aspetta lo stesso atteggiamento dall'Atletico?
"No. Diego non aspetterà l'avversario in quel modo plateale. Anche se il calcio è fatto anche di ripartenze, contropiede, strategie. Sarà una bella partita. E l'Atletico Madrid non è inferiore".

Cosa direbbe oggi a Simeone?
"Che il calcio lo ha portato avanti nella vita, lui ci ha messo grande impegno e professionalità. Vorrei chiamarlo, ma evito perché non voglio disturbare. Non ha bisogno di consigli, sa quello che deve fare. E l'importante è impegnarsi, anche se sbagli devi essere consapevole di dare il massimo. Sempre. Mi auguro che l'Atletico arrivi in finale. Quella di Diego è e sarà sempre una squadra senza paura".

Che finale immagina?
"La mia speranza è che a giocarsela siano l'Atletico e il Real Madrid. Un pezzo d'Italia per parte. E poi, buona partita a tutti. A Diego auguro buona fortuna, ma sa quello che fa. Sempre".

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