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A tu per tu

...con Viviano

"L'Arsenal mi ha arricchito, ma ora voglio giocare. Palermo, ho un debito con te e se mi vuoi torno. Fiorentina? Montella ha fatto altre scelte, ora tifo per Neto"
05.06.2014 00.00 di Alessio Alaimo  Twitter:   articolo letto 24690 volte
© foto di Federico De Luca

Emiliano Viviano vuole tornare protagonista. Dopo l'esperienza all'Arsenal dove praticamente non ha quasi mai timbrato il cartellino, il portiere toscano di proprietà del Palermo aspetta una nuova occasione, questa volta per tornare a difendere i pali da protagonista. E l'occasione potrebbe anche concedergliela il Palermo, se Stefano Sorrentino dovesse lasciare i rosanero. A TuttoMercatoWeb Viviano parla tra passato, presente e futuro. Un futuro ancora da scrivere, magari per riconquistare anche la Nazionale.

Viviano, è reduce da un'esperienza all'Arsenal. Come è andata?
"È stata bella, perché ha arricchito il mio bagaglio. Ma dal punto di vista professionale non è andata benissimo. Comunque bisogna saper prendere i lati positivi da ogni situazione. È stata una bella esperienza".

Chi la sorpresa?
"Ramsey è quello che mi ha stupito di più, non credevo fosse così forte. Ho legato un po' con tutti, i ragazzi mi adoravano. I più simili a noi come mentalità sono gli spagnoli".

Che differenze ha notato tra la Premier e la serie A?
"Dal punto di vista organizzativo è tutto un altro mondo, ma ci sono aspetti in cui è meglio l'Italia. Professionalmente siamo più avanti, questo è il motivo per cui la nostra Nazionale va meglio".

A proposito della Nazionale, quest'esperienza all'Arsenal, dove non ha mai giocato, l'ha messa fuori gioco per la maglia azzurra.
"La Nazionale è un punto di arrivo in base alle prestazioni sul campo. Il calcio è fatto di anno in anno, faccio il mio esempio: alla Fiorentina ho giocato trentacinque partite e l'anno dopo mi sono ritrovato a non giocare neanche una partita. Ogni anno va vissuto singolarmente. Bisogna pensare sempre al presente e basta".

Intanto le scelte di Prandelli fanno discutere: fuori Rossi e Destro, dentro Insigne.
"Mi dispiace per Rossi, se è in forma è il giocatore italiano più forte che ci sia. Ma Prandelli fa le sue scelte. Io Giuseppe lo avrei portato, ma non so quali siano le motivazioni dell'esclusione. Non si possono portare tutti: Immobile è il capocannoniere, Cassano ha un ruolo diverso e per quanto riguarda Destro, beh, magari il ct ha preferito Insigne che può ricoprire più ruoli".

Per lei adesso un futuro da scrivere: il suo cartellino è di proprietà del Palermo, potrebbe restare rosanero?
"Queste cose si fanno sempre in due, con il Palermo ho avuto una storia particolare: sei mesi, poi sono andato alla Fiorentina ed è andata come è andata. Poi l'anno scorso c'era la B di mezzo. Sono disponibile a tutte le soluzioni. Se il Palermo vuole io ci sono. Ma bisognerà valutare ogni situazione. Non ho parlato con nessuno della società visti gli ultimi avvicendamenti. Ho una certa coerenza: se una società ti paga devi rispettarla, al di là della decisione. Quando sono andato alla Fiorentina la possibilità era buona per il Palermo e per me, l'anno scorso bisognava tagliare i costi perché la squadra era in serie B, ma ora se mi richiamano sono a disposizione".

E il Bologna? La cessione di Diamanti è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
"Hanno distrutto una squadra che aveva fatto bene. Non sta a me giudicare di chi siano le colpe, ma il Bologna a livello di storia è la quarta-quinta piazza dìItalia. Chi giudica da fuori non mi piace mai: bisognerebbe essere dentro, ma i risultati sono obiettivi e se il Bologna è retrocesso qualcuno deve pur avere delle colpe".

A lei intanto pensa anche la Sampdoria.
"È tutto prematuro, devo rispettare il Palermo: se mi chiedono di restare ci sono, non farei casino per andare via, non l'ho mai fatto. Ho tanti difetti ma dico sempre quello che penso: la società che mi paga è il Palermo, devo rispettare e accettare le decisioni. Anzi, al Palermo non posso che dire grazie: forse è l'unica società con la quale sono in debito".

In questi anni ha girato molto...
"Due anni a Bologna, poi l'Inter e mi sono rotto il ginocchio. Poi sono andato al Palermo e da lì alla Fiorentina, infine la retrocessione dei rosanero e quindi il mio passaggio all'Arsenal. Dal prossimo anno mi aspetto di giocare con continuità per dimostrare che se ero il portiere della Nazionale dopo Buffon un motivo ci deve pur essere".

Perché non è rimasto alla Fiorentina? Neto non ha dato molte certezze...
"Probabilmente le idee dell'allenatore erano diverse. Mi è dispiaciuto, ci sono delle decisioni che vanno rispettate. Per quanto riguarda Neto è un bravissimo ragazzo e un buon portiere. Ma il lavoro del portiere è anche in base alla squadra, Neto non ha disputato una stagione negativa: la mia non era una battaglia con lui, mi sarebbe piaciuto rimanere per i motivi che tutti sanno. Ma adesso è il portiere della Fiorentina, faccio il tifo per lui".

Le piacerebbe restare in Premier?
"Da un certo punto di vista sì, ma sono tutte valutazioni che dovrò fare con la mia famiglia. Non escludo niente nella vita, dipende. E mi rimetto alla decisione del Palermo".

Uno sguardo al Mondiale: come vede l'Italia?
"Eliminarla è sempre difficile, dipenderà dagli avversari che si trovano. Può succedere di tutto: possiamo perdere contro la Nuova Zelanda di turno oppure vincere il Mondiale, siamo fatti così. E nelle difficoltà troviamo sempre una soluzione".

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