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Un calcio allo squallore
Il calcio italiano riesce sempre a dare una pessima prova di sè. E' piu' forte di lui, piu' forte delle circostanze e del profilo dei vari protagonisti che di volta in volta ci fanno interrogare sulla condizione dello sport nel nostro paese. Il cordoglio generale - in alcuni sincero, in altri di maniera - per la tragica scomparsa di Piermario Morosini è durato circa 24 ore, dove la decisione da parte della FIGC di sospendere i campionati, condivisibile o meno, ha dettato il passo ed il sentiero legittimo delle emozioni e della commozione. Un modo per raccogliersi e meditare? Assolutamente no, perchè appena si è iniziato a parlare della data del recupero, i club si sono immediatamente divisi arrivando allo scontro frontale, come se a intorbidire il clima non fossero bastate le polemiche, spesso fini a se stesse, sui soccorsi. "Ritengo squallido speculare su una disgrazia capitata ad un povero ragazzo" ha tuonato il presidente del Parma Tommaso Ghirardi, a significare il livello della contesa.
Brevissimo inciso: le società si dotino immediatamente di un medico rianimatore, senza perdersi in chiacchiere inutili.
L'accordo è stato poi faticosamente raggiunto, e tutto sembrava procedere verso una degna commemorazione di un giovane atleta morto a venticinque anni. Pia illusione. Quanto successo a Genova non ha precedenti nella storia del calcio, a meno che non si voglia andare a spulciare le cronache di qualche dittatura centro-sudamericana. Il tifoso ha tutto il diritto di manifestare il proprio disappunto: può fischiare sonoramente, voltare le spalle al campo o abbandonare anzitempo lo stadio. Il Genoa rischia seriamente la serie B e sarebbe la logica conseguenza di una squadra che in due anni ha cambiato una miriade di giocatori e tecnici (quattro solo quest'anno!), l'ultimo della lista è De Canio cui rivolgiamo l'augurio per un buon lavoro in questo mese di fuoco. Preziosi deve interrogarsi quanto prima sugli effetti nefasti di questa sua smania di stravolgere l'organico. Ma in nessun caso un gruppetto di ultras può bloccare una partita ed imporre ai giocatori di togliersi la maglia. Non capiamo nemmeno perchè Sculli si sia sentito in dovere di dare spiegazioni ai tizi affacciati dagli spalti, l'episodio sarebbe dovuto rientrare in pochi minuti con un deciso intervento delle forze dell'ordine. Ci auguriamo che questi personaggi non vedano mai piu' uno stadio dall'interno, i primi Daspo sono già stati emanati e lo stadio sarà chiuso al pubblico per due gare, ma la vergogna per il calcio nostrano resterà indelebile ancora a lungo.
Questo calcio che non sa godersi e far godere il duello scudetto tra Juventus e Milan, fra una squadra risorta dalle ceneri di Calciopoli e due stagioni buttate al vento, e i detentori del titolo il cui condottiero è a caccia della riconferma. Ci sarebbe materiale per appassionare i tifosi, purtroppo il tutto è annacquato dalle polemiche sui goal non concessi, rimostranze che hanno un fondamento ma che non possono costituire il leit-motiv settimanale. Non è possibile nemmeno preparare con la dovuta tranquillità gli Europei che inizieranno il prossimo otto giugno. Non è possibile perchè da una parte sono già schizzate le voci sul passaggio di Cesare Prandelli all'Inter, circostanza in sè non esecrabile perchè, tempistica a parte, fa parte del normale gioco del mercato, ma sull'intero movimento pesa l'ombra del sospetto visto che la terza tranche dell'inchiesta sul calcioscommesse minaccia di fare vittime illustri e compromettere definitivamente ogni residua credibilità del pallone italico. I mormorii sono tanti, alcuni avallati anche da chi conduce le indagini, se il bubbone - come temiamo - dovesse esplodere mostrerebbe un tale ed intollerabile marciume che sarebbe preferibile dedicarsi ad un altro sport. Non aiuta certo in tal senso lo sputo di Lamela a Lichsteiner, un gesto inqualificabile al di là della provocazione subìta, e che porta ancora una volta ad interrogarsi sugli enormi limiti caratteriali del giovane argentino, già noto in patria per non essere un campione di sportività e correttezza.
Per fortuna che i cattivi pensieri vengono spazzati via dal buonumore che ancora una volta ci regala Maurizio Zamparini. Il rapporto con Christian Panucci è durato all'incirca un mese. Se dovessimo trovare una qualche vaga forma di coerenza in quanto accaduto, dovremmo pensare che l'ex nazionale sia arrivato in Sicilia senza aver letto i giornali degli ultimi mesi. Giorgio Perinetti lascerà Siena per tornare con i rosanero, è praticamente di dominio pubblico, il bravo diesse ha già rivelato che il suo futuro è in una squadra affacciata sul mare e Mezzaroma ha dovuto mestamente ammettere di non possedere i superpoteri per spostare Siena nei pressi di un corso d'acqua.
Oppure Zamparini non è stato chiaro sin dal primo momento e non ha specificato a Panucci che il suo sarebbe stato un ruolo-ponte fra la squadra e la dirigenza e non quello di Direttore Sportivo, ed ha tentato in extremis di spiegare che a Perinetti sarebbe toccato lo scranno di vice-presidente esecutivo. In entrambe le eventualità, la figura rimediata dal Palermo non è stata un granchè. Panucci non dovrebbe lamentarsi con se stesso per aver lasciato il posto da commentatore Sky per abbracciare Palermo, quanto piuttosto per il fatto di non avere imparato la lezione. Lui, già beniamino di "Ballando con le stelle", avrebbe dovuto capire che non bastano ripetute lezioni di ballo con professionisti e un'ottima resa sulla pista per resistere al boogie-woogie che Zamparini impone ai suoi dipendenti.
La chiusura sull'iniziativa di Tuttomercatoweb e l'Argos Soccer Team, una squadra che disputerà incontri di beneficenza e che mi onoro di presiedere. Venerdì scorso c'è stata la presentazione a Roma, davanti ai massimi vertici dell'Argos, associazione delle forze armate impegnata nel sociale. Tante risate, palleggi in allegria e la ferma convinzione che il calcio possa ancora offrire qualcosa di buono alla società in favore delle persone meno fortunate. Il sottoscritto ha avuto il piacere di chiedere un commento ad Andrea Perroni, impareggiabile imitatore di Sandro Piccinini (vi raccomandiamo anche Luis Enrique...), uno degli atleti che presterà il suo talento con la palla ai piedi alla causa dei piu' deboli. La risposta è stata netta, senza possibilità di replica. "Sciabolata morbida. Shevchenko. Pericolo! Non va". Purtroppo, è il nostro amato calcio ad avere qualcosa - per non dire parecchio - che non va.
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