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Claudio Nassi: "Allardyce e lo Tsunami"

10.10.2016 07.12 di Redazione TMW  Twitter:    articolo letto 8023 volte
Fonte: Claudionassi.com

Nei primi anni '80 sentii dire che i trafficanti di armi si riunivano in Svizzera per stabilire dove far scoppiare la guerra. Credevo fosse una boutade, poi pensavo che i proprietari continuavano a produrle, gli operai a lavorare, che i magazzini si riempivano e si dovevano svuotare. Così le nazioni che avevano armi obsolete dovevano liberarsene e la notizia diventava sempre più credibile. Poi bisognava venderle e, come tutti sanno, non è la cosa più semplice. Per cui mi veniva da sorridere quando leggevo inchieste che colpivano uomini con il compito di piazzare materiale bellico. Non credo bastasse presentare un prezzo inferiore agli altri, perché senza tangenti non si vendeva. E non solo.

Se sposto il problema al calcio e parlo dell'inchiesta del Daily Telegraph che ha messo a soqquadro un mondo di affaristi, di managers che pensano a far soldi con il mercato più che alla tattica e agli allenamenti, al tecnico della Nazionale, Sam Allardyce, liquidato in meno di 24 ore, dopo 67 giorni, che non si accontentava di uno stipendio di 3 milioni di sterline e del fatto che sono cadute altre teste, non ci si deve stupire. E' mai possibile che dove corrono soldi si viva con la testa tra le nuvole? Si scopre ora che in Inghilterra il calcio è marcio? Se tutto il mondo è paese, nessuno si era accorto che all'est ci sono state radiazioni e condanne una dietro l'altra, che nell''80 in Italia si assiste al primo illecito delle scommesse, che da Cremona, Catanzaro e Catania i processi continuano, che a Hong Kong e Londra non si accettavano puntate su troppe partite di serie A, che la Campania da tempo immemore è ingovernabile, che altre regioni si sono allineate, che i procuratori, autentica mina vagante, hanno il pallino in mano, ecc. ecc..

Detto questo, scopro l'acqua calda se ricordo che un presidente, 30 anni fa, era solito dire che se il Papa fosse entrato nel calcio dopo una settimana sarebbe stato come gli altri. Per questo si dovrebbero prendere contromisure, non per risolvere la corruzione ma, almeno, per limitarne gli effetti. Come tutti sanno il doping è sempre avanti all'antidoping, ma se il ciclismo continuerà a fare controlli a sorpresa, anche in piena notte, i dopati diminuiranno. Così il calcio, se limiterà il potere discrezionale dell'arbitro, con il maggior numero di regole uguali per tutti, farà vedere che vuole un'inversione di tendenza. Se pretenderà che le società abbiano bilanci in regola e in pari con il pagamento degli stipendi, se un ufficio sarà collegato con le piazze dove si scommette per avere immediatamente notizia di anomalie, se si sarà inflessibili con i colpevoli, se i procuratori non potranno avere più di un calciatore per squadra, non più di 10 per categoria e avranno il divieto di consorziarsi, se i vertici federali e arbitrali avranno vita la più breve possibile, i danni si limiteranno. Se si continuerà a fare come gli struzzi, non ci stancheremo di leggere sul Daily Telegraph o altrove di tsunami che si abbatteranno sul calcio. Ed ora pensate al messaggio che si manda con un'agenzia di scommesse nuovo sponsor della Nazionale. Manca solo che un procuratore diventi accompagnatore degli azzurri.

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