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Oriali: "Passaggio in viola? Scelsi Firenze anche perché c'era Antognoni"

IL NUMERO 223 DI CALCIO2000 E' IN EDICOLA! Prossimo numero uscita 10 Settembre
14.07.2016 17.30 di Chiara Biondini  Twitter:    articolo letto 11139 volte
Fonte: IL NUMERO 223 DI CALCIO2000 E' IN EDICOLA! Prossimo numero uscita 10 Settembre
© foto di Federico De Luca

Gabriele Oriali si racconta in questa lunga e 'storica' intervista esclusiva con Calcio2000, toccando tutte le tappe che hanno contraddistinto la sua grande carriera, caratterizzata da tanti chilometri percorsi in campo e altrettante intuizioni da uomo-mercato dopo aver 'appeso le scarpette al chiodo', tra Solbiatese, Bologna, Parma e Inter.

A chi il merito di averla scoperta? "A Cusano c'erano i fratelli Crippa che erano molto bravi nell'individuare le giovani promesse. Giocai un'amichevole contro l'Inter, ricordo che avevo 13 anni e mezzo, e in quella circostanza fui notato. Ci fu quindi il provino del caso che fortunatamente passai. Da quel momento iniziò il mio percorso nel settore giovanile, durato circa quattro stagioni. Diciamo che ho bruciato le tappe, perché arrivò presto il momento della Prima Squadra".
Con l'esordio nella trasferta di Roma in quel 7 febbraio 1971. "Capitarono vari infortuni, e anche questo portò Invernizzi a farmi esordire".

A proposito di gol, quali sono quelli a cui è maggiormente affezionato? "Quelli contro il Milan, senza dubbio. I derby erano e resteranno per sempre i derby. Anche se oggi sono forse meno sentiti di un tempo".
Con l'Inter ha vinto due Scudetti e due Coppe Italia: c'è però il rammarico per non aver centrato un grande risultato anche in Europa? "No, assolutamente. Il nostro era un gruppo molto forte, ma in Europa c'erano squadre superiori. Lo dico con tutta onestà. Ricordo l'Ajax che incontrammo in finale di Coppa dei Campioni: ecco, noi facemmo il massimo, ma non ci fu storia, con Cruijff che segnò due gol che tutti ricordano. Probabilmente eravamo pronti per vincere in Italia, ma in Europa ci mancava ancora qualcosa. Nella nostra rosa c'erano tantissimi giovani, la maggior parte proveniente dal settore giovanile. Quindi nessun rammarico, anche se forse avremmo potuto vincere qualche campionato in più. Questo sì".

I motivi che l'hanno portata a dire addio all'Inter per sposare il progetto della Fiorentina, sua seconda e ultima squadra di club. "A un certo punto capii che non c'era più posto per me. Ero in scadenza di con tratto e non arrivarono segnali da parte della società rivolti al rinnovo e alla volontà di continuare insieme. Nessuno mi chiese di prolungare. Arrivò la proposta della Fiorentina, al pari di quelle di altre squadre, ma scelsi Firenze anche perché c'era Antognoni, un mio grande amico. In viola passai quattro anni bellissimi, in un ottimo club vivendo in una città meravigliosa".

"La vittoria del Mondiale rappresentò l'apice della mia carriera. La fortunadi essere convocato rappresentava per me una grandissima fortuna, ma con il passare dei giorni la voglia di giocare ovviamente cresceva. All'inizio non ero titolare, poi entrai e non uscii più dalla formazione-tipo. La gioia per la vittoria in finale è indescrivibile. Dopo la partita tornammo in hotel e alcuni decisero di uscire con famiglia, mogli, figli e fidanzate. Io invece rimasi in camera con Zoff e il grande Scirea, non propriamente persone amanti delle parole. Ci guardavamo increduli, non riuscivamo a capire la grandezza di quella impresa". Che allenatore era Bearzot? "Una sicurezza. Ci difendeva sempre e comunque, contro tutti. Per noi era un grandissimo alleato".

© foto di Andrea Pasquinucci
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