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Colpi d'Ala

Cinque italiane in Europa, a temere per il proprio futuro. Serie A, serve un reset tecnico e programmatico, ripartendo dai vivai. E se dobbiamo guardare a Belgrado...

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
18.12.2015 16.59 di Alberto Di Chiara   articolo letto 78718 volte

Nonostante la crisi tecnica evidente che sta vivendo il nostro calcio, in Europa sono ancora cinque le squadre che ci rappresentano. È questa direi che è una nota molto positiva. La differenza sostanziale rispetto ai tempi passati sta però nella sostanza: prima le nostre erano squadre di prima fascia assolutamente da evitare e da temere, oggi dobbiamo essere noi a sperare di non incontrare le squadre più forti. Questo vale ugualmente per la Nazionale di Conte naturalmente. Non tantissimo tempo fa un girone con Belgio, Svezia e Irlanda veniva accettato con più soddisfazione, ora con malcelato timore.

Noi siamo rimasti al palo rispetto ad altre nazioni europee, che invece con umiltà e raziocinio hanno investito in uomini e strutture per rinverdire e ridisegnare le proprie federazioni e riassettare quei settori giovanili da noi quasi abbandonati. E' stata insomma fatta ripartire con i giusti criteri la macchina Calcio, da noi inceppata da un po' di anni. Il nostro sistema è da ridisegnare, da rinverdire, da cambiare in quasi tutto. La federazione è ostaggio della Lega e delle società, che a loro volta sono ostaggio delle tv, degli sponsor e di alcuni procuratori. Bisogna resettare tutto e ripartire, come hanno fatto a suo tempo in Germania e ultimamente in Belgio dove la ristrutturazione e l'investimento sui settori giovanili ha costruito una squadra tra le più temibili a livello europeo.

Unaa classifica stilata dal CIES sentenzia che il nostro calcio è uno dei peggiori in Europa nonché tra i più vecchi con una età media di 27,3 anni. Non sforniamo più giovani talenti ormai da troppo tempo. Ci siamo fermati al Mondiale del 2006. I Totti, i Pirlo, i Del Piero non ci sono più a parte qualche rara eccezione. Ajax, Partizan Belgrado e Barcellona sono tra le migliori società a livello europeo in termini di settore giovanile. Tra le prime 100, sempre secondo il CIES, l'Inter è la prima tra le italiane al 77° posto e l'Atalanta all'89°.

Il Barcellona spende coca 20 milioni di euro l'anno per la propria cantera, contro i circa 50 complessivi di tutte le società di serie A italiane. Molte società in Italia piuttosto che investire somme di questo genere, trovano più semplice e conveniente acquistare a prezzi stracciati giovani provenienti da campionati esteri minori, che poi spesso si rivelano non adatti per lo più al nostro calcio. L'unica via è diventata quella di rilanciare qualche talento un po' arrugginito dallo scarso utilizzo nel club di appartenenza. Siamo diventati un ripiego. Calcolando il fatto che le squadre che hanno il numero di giocatori italiani sopra la media, sono il Sassuolo col 92%, il Frosinone e il Chievo. Squadre di alta classifica come Inter, Napoli, Fiorentina, sono sotto il 20%. Nell'Inter i pochi italiani sono l'allenatore e forse il magazziniere, nella Fiorentina neanche l'allenatore. I vivai devono ritornare ad essere linfa vitale per le società sia economicamente parlando che tecnicamente e di conseguenza rilanciare una Nazionale priva ormai di identità.

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