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Dominio Juve, un copione scritto e ripetitivo... non a ottobre. Ora tocca al Milan, parlerà già mandarino?

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
28.04.2016 00.00 di Alberto Di Chiara  articolo letto 18334 volte

Siamo alla fine di una stagione, quella calcistica, caratterizzata ancora una volta dallo stradominio juventino. A tre giornate dalla fine, l'unica sentenza che si può dare con un certo anticipo, come ormai avviene da cinque anni a questa parte, è proprio l'assegnazione dello scudetto. Il 28 ottobre 2015, dopo la sconfitta a Sassuolo, la Juve di Allegri era a pari punti col Chievo e aveva dieci squadre che la precedevano, col gruppo di testa formato da Roma, Fiorentina, Napoli e Inter distante una decina di punti. Quanti avrebbero scommesso che a fine aprile con tre giornate ancora da giocare, la Juventus si trovasse con lo Scudetto in tasca con 12 punti sul Napoli secondo, 14 sulla Roma, 21 sull'Inter e 26 sulla Fiorentina. Un cammino senza dubbio formidabile, vincere 24 partite su 25 è quasi un record ineguagliabile, ma mi chiedo... le altre dove erano nel frattempo? Il Napoli di Sarri è quella che ha retto meglio, trascinata dal miglior Higuain di sempre, ma ha peccato di personalità nei momenti topici. La Roma ha pagato la crisi tecnica di Garcia per poi recuperare con Spalletti e direi anche Totti, per non fare torto a nessuno. Inter e Fiorentina invece nel girone di ritorno sono letteralmente crollate. L'Inter di Mancini, nonostante la società abbia operato sul mercato assecondando le richieste del tecnico quasi totalmente, non ha avuto né continuità di rendimento né tanto meno un gioco ed una mentalità vincenti.

Per i viola il discorso è diverso: Sousa, arrivato con le scetticismo della piazza e con un mercato pieno di incognite, è partito a razzo, sin dal precampionato, vincendo amichevoli di prestigio. Segno di una preparazione dedicata a mettere fieno in cascina da subito anche per conquistare la piazza nel più breve tempo possibile. Con la sua personalità e affabilità e con i risultati ottenuti è così riuscito a conquistare tutti e ad arrivare ad un passo dall'essere campione d'inverno. Ma, inevitabilmente, con una rosa non ampissima, c'era da aspettarsi prima o poi un calo psico-fisico della squadra. Per questo forse contava e si aspettava che a gennaio, vista la situazione di classifica vantaggiosa, la società intervenisse in maniera importante sul mercato per fornirgli quei ricambi necessari per dare respiro ai suoi giocatori e poter competere fino alla fine. Ma come sappiamo la società a gennaio invece di accelerare ha frenato, la squadra quindi non ha fatto altro che pian piano calare e inevitabilmente ai primi risultati negativi ha mostrato tutti i suoi limiti. Ma le coppe non parlando a favore di Sousa: il tecnico portoghese in questo caso ha gestito non al meglio un turnover che, vista la rosa ristretta e ricambi non all'altezza, non era il caso di fare. I 21 punti nel girone di ritorno ne sono la dimostrazione. Pensando ai 73 fatti dalla Juventus in 25 partite c'è da rabbrividire.

Rimane da giocare una finale di Coppa Italia. Anche qui la Juventus protagonista, per il secondo anno consecutivo, stavolta contro il Milan. Già, il Milan... fino ad ora non lo abbiamo neanche nominato. I rossoneri sono caduti infatti nell'anonimato più assoluto. L'era Berlusconi sembra volgere al termine. La scelta ultima di Brocchi sembra ne abbia sancito il triste epilogo. I cinesi intanto fanno capolino. Il nostro è dunque un calcio sempre più in mani straniere. Ma se questo può essere comprensibile, vista la crisi economico-imprenditoriale che attanaglia il nostro paese e il nostro calcio di conseguenza, quello che non si spiega e che fa rabbia e l' invasione di giocatori stranieri che ha letteralmente falcidiato la possibilità ai giovani giocatori italiani di riuscire ad emergere. Non c'è stato il cambio generazionale. Giocatori italiani di qualità ce ne sono veramente pochi. La Nazionale di Conte ne è una prova tangibile. Non sa più dove andare a parare per formare una squadra credibile. Basta che un vecchio cannoniere faccia due gol è già si parla di una possibile convocazione. Si riparla addirittura di Balotelli, uscito pare da un lunghissimo letargo, ho sentito dire anche di Borriello e Gilardino tornati al gol con le rispettive squadre. Segno che veramente non c'è altro in giro. Quindi come dare torto a Totti che, anche se vicino ai 40, vuole continuare a giocare? Si è reso conto anche lui che, anche camminando, con la povertà tecnica che c'è in giro può dire ancora la sua, come ha già dimostrato. Vedere Inter-Udinese con 22 stranieri in campo deve farci riflettere, anche perché nelle altre partite gli italiani in campo sono veramente pochi. Siamo arrivati ad un bivio. Bisogna assolutamente rivalutare il calcio italiano. Federazione, Lega e società di calcio devono fare in modo di incentivare i settori giovanili a formare nuove leve, nuove generazioni. La Federazione e la Lega devono incentivare premiando chi utilizza giocatori italiani, ne va per il bene del calcio italiano e della Nazionale stessa che sta perdendo sempre più la propria identità. Perché non pescare anche nelle serie inferiori, soprattutto in B, dove ci sono realtà tutte italiane dalle quali attingere invece di andare sempre a pescare all'estero, solo per far ricchi procuratori o presunti tali che si approfittano della incompetenza calcistica di molti presidenti alla disperata ricerca di plusvalenza. Parma docet. Tornando al campionato cadetto, i miei complimenti vanno all'allenatore del Crotone Ivan Juric per la bellissima impresa che sta portando a termine e al mio amico Serse Cosmi per la splendida galoppata con il suo Trapani. In una stagione che ha visto anche il ritorno del Parma tra i professionisti. Che bello vedere uomini di calcio come Scala, Minotti e Apolloni, assoluti protagonisti del Parma dei miracoli, riportare con passione i crociati tra i pro fa effetto ed emozione. Sì perché nel calcio, dove devono certo quadrare i conti, senza emozioni e passione non si ottiene niente. Il Leicester di Ranieri ne è un esempio mondiale. I conti li devono fare i ragionieri, ma il calcio lo può fare solo chi ha dato e ricevuto emozioni, il resto sono chiacchiere.

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