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Epoca di virus, la globalizzazione infetta tutto e tutti. Stranieri in campo, dati sempre più allarmanti: qualcuno ricorda una formazione della Nazionale?

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
04.12.2015 07.35 di Alberto Di Chiara  articolo letto 34544 volte

Che viviamo un periodo storico particolare non ci sono grandi dubbi. Cambiamenti epocali, crisi di valori, di identità, controindicazioni ovunque, qualunque cosa si mangi, qualunque cosa si tocchi. Sembra che quasi tutto sia virale. Nel calcio poi, noi italiano ci siamo inevitabilmente snaturati. Non poteva essere altrimenti. Ho sempre considerato il calcio la metafora della vita e non poteva che finire cosi. Il calcio è cambiato, il mondo è cambiato. Globalizzazione, questa parola quasi magica, che dovrebbe portare aggregazione, lo dice quasi la parola stessa, ha portato in parte cose positive, ma dall'altra ad una profonda crisi di valori e di identità molto pericolosa. Gli ultimi fatti drammatici accaduti ne sono purtroppo un esempio brutale.

Sfido chiunque a ricordarsi a memoria una formazione, anche della propria squadra. Prima i giocatori si riconoscevano anche senza il nome dietro la maglia. Prima per arrivare in Nazionale occorreva avere centinaia di presenze nella massima serie, salvo rare eccezioni. Prima il capitano di una squadra era il simbolo della città stessa. Zoff, Del Piero, Buffon, Antognoni, Di Bartolomei, Totti, Rivera, Baresi, Maldini, Mazzola, Bergomi... solo per citarne alcuni. Oggi bandiere non ce ne sono più. Cambia tutto troppo velocemente. La Nazionale ha perso gran parte del suo fascino agli occhi della gente. Sempre meno persone vanno allo stadio. Non c'è più l'attesa dell'evento calcistico perché ce ne propinano troppi quasi ogni giorno e di livello molto basso. Gli stranieri sono la maggioranza, una tendenza che incide in maniera negativa nello sviluppo dei vivai. Poi capita che i giovani di prospettiva vengono supervalutati, Bertolacci e Romagnoli fanno scuola. Ed ecco che le società si rivolgono all'estero per andare a pescare giovani a buon prezzo. Manca un controllo serio sulla gestione delle società da parte di una federazione che forse avrebbe bisogno di essere controllata lei stessa. Della serie chi controlla il controllore. Basta guardare quello che succede anche nei piani alti della FIFA e dell'UEFA. A livello tecnico avevamo i migliori portieri del mondo e per antonomasia il Brasile i peggiori. Anche qui, inversione di ruoli. Speriamo che Donnarumma porti il cambiamento di tendenza. Non ci sono più difensori. Non c'è più un regista italiano degno di nota, l'ultimo forse Pirlo. La generazione di fenomeni si è andata esaurendo dopo l'ultimo Mondiale 2006. Personalità e campioni dentro e fuori dal campo ce ne sono sempre meno.

Chi cerca di distinguersi lo fa senza rispetto ed in maniera sguaiata. Balotelli tanto per fare un esempio, si presentava al raduno della nazionale in Ferrari e vestito come Eminem. Nel campionato di serie A la percentuale di italiani in squadra è molto bassa. Solo il Sassuolo (92%), il Frosinone (72%) e il Chievo (63%) sono nettamente sopra la media. Fiorentina, Roma, Napoli, Udinese sono dal 20% in giù. Capibile che Conte faccia fatica ad assemblare una Nazionale credibile. Il raggiungimento degli Europei in anticipo sulla tabella di marcia è stato un grande risultato proprio per questi motivi. Ma non voglio passare per quello che vive solo del passato: sono del parere che bisogna guardare avanti ed adeguassi ai tempi, ma non si possono perdere di vista certi equilibri, certi valori, certe tradizioni, che sono le fondamenta di tutto il castello che fin qui abbiamo costruito . Vorrei tanto rispondere, a chi me lo chiedesse, senza esitazione che la formazione della Nazionale è: Zoff, Gentile, Cabrini...

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