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Il menù per la rinascita del calcio italiano: limite agli stranieri, sviluppo dei settori giovanili e stop al tatticismo esasperato

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
15.02.2017 00.00 di Alberto Di Chiara   articolo letto 11801 volte
© foto di Federico De Luca

Il nostro calcio, in questo ultimo decennio in particolare modo, ha subito radicali cambiamenti nella costruzione e nella gestione dei club, il tutto condizionato dalla profonda crisi economica in atto ma anche da una "globalizzazione" gestita in maniera scellerata, non regolamentata come si dovrebbe, che ha portato alla quasi sparizione di giocatori italiani di talento. A parte qualche isola felice come l'Atalanta ed in parte il Sassuolo, nella maggior parte dei casi ci tocca assistere a partite di mediocre qualità tecnica, con 3-4 giocatori italiani su 22 quando va bene. Tutto questo ha impoverito sempre di più ulteriormente il nostro patrimonio calcistico. Non ci sono più talenti nostrani, nei ruoli chiave, in particolar modo. La Nazionale dopo il 2006 fa fatica a ricomporre una squadra decente e competitiva ai massimi livelli. Si ricorre alle naturalizzazioni di giocatori stranieri di origine italiana per completare una "rosa" ahimè senza petali. Poi ci si mette anche l'esasperato tatticismo andato di moda dal "sacchismo" in poi ad impoverire tecnicamente un calcio che ha bisogno di ritrovare fantasia e talenti naturali. Il nostro campionato si è così riempito di giocatori per lo più stranieri non di eccelsa qualità, anzi direi bassa, e tutto questo fa sì che quelli un po' al di sopra della media vengano sopravvalutati, drogando così un mercato che avrebbe bisogno invece di ritornare nella giusta dimensione.

Ma ormai il mercato calcistico ha subito un cambiamento irreversibile. L'avvento prima dei russi, poi degli emiri arabi e ora dei cinesi che sono venuti a depredare il nostro calcio, ha drogato e sconvolto tutti i valori reali. Ma questa è la realtà attuale. Bisogna prenderne atto. Che fare allora? La federazione dovrebbe in primis regolamentare l'afflusso e l'utilizzo dei giocatori stranieri nei club, foraggiare ed incentivare i club nel coltivare i propri settori giovanili, incentivare le varie polisportive che ci sono in Italia,per cercare di far ricrescere un po' di quel talento andato letteralmente perduto. Dicevamo prima che anche l'esasperato tatticismo in voga da Sacchi in poi, e di seguito applicato da "adepti" spesso non all'altezza, ha contribuito anch'esso ad un progressivo deterioramento tecnico per far posto al gioco geometrico e non all'imprevedibile giocata dettata dal genio. Il nostro calcio si è così appiattito, è diventato schematico e prevedibile, i giocatori, anche se ben preparati fisicamente, fanno il loro compito e finisce lì. C'è bisogno di estro, di sana imprevedibilità nel nostro calcio, c'è bisogno del colpo di genio che solo un campione sa dare. Ecco appunto, bisogna riniziare a creare e cercare campioni. Ma il genio e la fantasia non si comprano al mercato o si schematizzano sui fogli. C'è bisogno di allenatori che scrivano meno ed allenino di più, che sappiano motivare e far ritrovare entusiasmo ai propri giocatori. Insomma ritornare alla vecchia maniera.

Non a caso Conte, Allegri e lo stesso Pioli all'Inter hanno dimostrato che nel calcio non c'è niente di complicato. Ma un po' di "normalità" e di giuste motivazioni applicate a schemi semplici che esaltino le caratteristiche tecniche e fisiche dei propri giocatori, sono la formula migliore per ottenere i risultati giusti. Sono gli schemi che si adattano alle caratteristiche dei giocatori e non il contrario. Servono estro e fantasia, elementi che sono stati sempre il sale del nostro calcio. Una squadra non deve essere composta solo da "geometri" ma anche da qualche "architetto". Altrimenti si rischia di rimanere prigionieri per sempre in una mediocre prevedibilità che non ci porterà più a vincere come una volta.

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