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La finale era quella di stasera, ma il Portogallo può sorprendere. Italia, Giaccherini in copertina per atteggiamento e qualità, ma nessuna croce su Pellè e Zaza. Si rifaranno

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
07.07.2016 23.14 di Alberto Di Chiara  articolo letto 24694 volte

Sta per concludersi un Europeo non esaltante sotto il profilo tecnico. Al di là delle giocate di Cristiano Ronaldo , accompagnate dalla giovane sorpresa più evidente di questo torneo, Renato Sanches (il piccolo Seedorf), non si sono viste partite meravigliose ed emozionanti da ricordare negli annali. Francia-Portogallo sarà la finale. Bella partita quella di oggi, forse la vera finale di questo Europeo. I campioni del mondo dominano gran parte della gara contro una pungente Francia che trova in Antoine Griezmann l'uomo della partita e, fino ad ora, dell'Europeo. Condizionante il rigore concesso da Rizzoli al 45' del primo tempo alla Francia per un mani ingenuo di Schweinsteiger. Germania comunque poco fortunata.

C'è da dire che il Portogallo di CR7 ha saputo anche approfittare di un regolamento che gli ha permesso, senza vincere una partita, di arrivare alla semifinale, ma non soffermiamoci più di tanto su questo particolare. Alla fine nel calcio sono tante piccole componenti, oltre ad un po' di buona sorte, a determinare risultati e classifiche. Noi siamo andati oltre le aspettative, visto lo scetticismo di inizio Europeo. Conte ha saputo fer rendere al meglio una Nazionale vecchia e qualitativamente mediocre e nonostante ciò ci siamo giocati la semifinale quasi alla pari contro la solida e più forte Germania. Carattere e spirito di gruppo sono state le caratteristiche principali, approfittando di un vuoto tecnico non indifferente.

Ecco allora spuntare il Galles in semifinale e la sorprendente Islanda agli ottavi e l'Italia ai quarti. È già... stiamo sempre più andando tra quelli che "l'importante è partecipare". Ci bastano un paio di belle figure per tornare soddisfatti all'ovile. Siamo diventati come nel rugby, dove ci si accontenta di non prendere il cucchiaio di legno. È' questa la realtà attuale purtroppo. Vincere le coppe in Europa con i club o puntare alla vittoria con la Nazionale sta diventando pura utopia. Torniamo a casa soddisfatti come il Galles e l'Islanda. Non facciamo più parte dell'elite, ma dobbiamo lavorare per tornarci. Dobbiamo ricoltivare e riseminare quel campo ormai da troppo tempo privo di giovani talenti italiani. Federazione e lega devono trovare una soluzione che incentivi i club ad investire nei settori giovanili. Solo così si può ripartire a livello tecnico.

Da questo europeo abbiamo insomma imparato che lo spirito di gruppo, l'atteggiamento in campo, una buona preparazione possono in parte compensare anche carenze tecniche. Per mantenere questo tipo di mentalità, c'è bisogno di essere sempre super concentrati, umili, rispettosi ma mai succubi dell'avversario. Giaccherini è stato l'esempio migliore. Ha incarnato in pieno le vesti del giocatore che non si piega mai. I giocatori di Conte hanno seguito alla lettera i dettami, soprattutto psicologici oltre che tattici, del proprio allenatore. Ma quando si crede di essere più bravi degli altri, senza esserlo, ecco che viene meno l'umiltà, una delle componenti fondamentali per far regger tutto il castello. Questa caratteristica forse, e dico forse, è venuta meno nei calci di rigore con la Germania, dove Pellè e Zaza hanno sbagliato con un'apparente spavalderia, più adatta ad un Maradona o ad un Totti, che a due bravi giocatori che però ancora devono dimostrare tanto. Forse era meglio batterlo come il giovane Draxler, che poi si è fatto fare anche le foto con la maglia di un suo mito, Buffon. Comunque non devono essere due calci di rigore sbagliati a dare un giudizio così negativo o sbeffeggiante nei confronti di due giocatori che hanno disputato un ottimo europeo. Magari se li avessero fatti quei rigori il loro atteggiamento sarebbe passato come un esempio di coraggio da seguire.

Da una parte meglio così. Ho sempre considerato il calcio la metafora della vita: un palo e la palla va dentro e un palo e la palla va fuori, un nulla può far cambiare la direzione della nostra vita. Certe cose vanno fatte al momento giusto e quando si può. Probabilmente Pellè e Zaza hanno sbagliato il momento e il tempo ma avranno sicuramente modo per rifarsi. Ne sono sicuro.

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