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Ranieri 'King of England': il calcio è questo. Inutile puntare sul tiki-taka senza gli interpreti giusti: spazio a fiducia e voglia di vincere

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
06.05.2016 16.21 di Alberto Di Chiara   articolo letto 31780 volte

"Bravo Ranieri, grande Ranieri, Ranieri the King, lo dicevo io che era bravo"... tutti che ritirano fuori ed esibiscono vecchie foto impolverate e datate, immortalati con l'allenatore del momento. Presunti intenditori di calcio che ora decantano le doti professionali di un allenatore da sempre osteggiato e anche a volte sbeffeggiato nonostante il suo prezioso percorso professionale. Da sempre considerato un allenatore poco moderno da quelli innovativi. Da quelli che scrivono "libri" in panchina, che usano droni, i cosiddetti teorici del calcio che a volte non sanno nemmeno come si calcia un pallone.

Claudio Ranieri è solamente la conferma che nel calcio non c'è più niente da inventare. Il calcio, è sì teoria, ma è soprattutto pratica, rapporti da costruire per formare uno spogliatoio compatto, una trasmissione continua di emozioni e fiducia. È sensazioni e intuito, è mentalità vincente. E questo lo si fa solo se uno il calcio lo ha vissuto veramente. Ranieri, ex giocatore di un'epoca che ti insegnava fuori e dentro il campo, come mi ricorda sempre mio fratello Stefano che quella generazione l'ha vissuta. Partito dal Campania Puteolana, poi il Lamezia, la C fino a scalare la vetta, sfidando molto spesso l'incompetenza di dirigenti che col calcio hanno sempre avuto poco a che fare... insomma una vera e propria gavetta che mi pare molti allenatori attuali neanche sanno cosa voglia dire.

Ma gli "intellettuali" del calcio hanno sempre pensato ad incensare e creare altri falsi idoli, solo perché portavano e proponevano nuove formule di gioco senza sapere che i grandi risultati che ottenevano erano dovuti per lo più agli interpreti che agivano in campo. Facile fare gli innovatori con la squadra più forte del mondo, si diventa subito personaggi da imitare. Si crea subito il solito gruppo di proseliti, come le pecore, che nel nome della nuova dottrina calcistica ne approfittano per ritagliarsi per quello che durerà, un loro spazio nel calcio che conta.

Quindi via il vecchio, via la mentalità difensivista tipica del catenaccio italiano, largo al calcio totale, alla olandese tanto per intenderci. Sì gli innovatori sono stati proprio loro, eravamo nel 1974, ma ricordiamo anche lgi interpreti: Cruiyff, Neeskens, Van Hanegem, Rep.... tanto per citarne alcuni. Si torna sempre lì. La differenza alla fine la fanno gli interpreti. Guardiola ha potuto mettere in pratica il tiki taka perché aveva gli interpreti che potevano permetterglielo, e poi se non hai un Messi o un Neymar lì davanti che saltano l'uomo è fanno gol il tiki taka rimane fine a se stesso. Insomma un allenatore deve saper sfruttare al meglio le caratteristiche tecniche e psicologiche dei propri giocatori. Trovare le misure giuste per ognuno. In fondo anche la Juve di Allegri si basa su una difesa solida e su ripartenza micidiali con interpreti all'altezza. Per non parlare dell'Atletico Madrid di Simeone, criticato nonostante quello che sta facendo, solo perché il suo calcio non fa spettacolo secondo gli intenditori.

Ranieri ha saputo tirare fuori il meglio da un gruppo di giocatori non eccelsi sulla carta. È' riuscito a tirargli fuori rabbia, consapevolezza, voglia di vincere. E questo non lo ottieni con la teoria o con presunte strategie tattiche alambiccose. Ma lo ottieni con il rapporto, col trasmettere fiducia e consapevolezza. Ranieri ha fatto quello che ha sempre saputo fare cioè l'allenatore di calcio e non il santone, riuscendo a raggiungere un sogno e a trasmettere emozioni, che nel nostro calcio sono sempre più assenti. Quindi grazie Claudio, sperando che il tuo esempio riporti un po' di buon senso in un calcio italiano che sembra che il senso lo abbia perso da tempo.

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