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Colpi d'Ala

Sistema da cambiare se la furia agonistica ci spinge a giudizi morali. Niente di strano se gli investitori scelgono la Premier, ma c'è il modello Udinese

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
28.01.2016 00.00 di Alberto Di Chiara   articolo letto 30586 volte

Oramai viviamo un periodo storico dove siamo ostaggio di ogni cosa. Del conformismo, delle associazioni, dei sindacati che proteggono anche gente poco capace e fannulloni lasciando poco spazio alla meritocrazia. Viviamo un periodo di paura, tra attentati terroristici e quant'altro abbiamo perso la nostra identità, i nostri valori più profondi. Togliamo i crocifissi, copriamo le nostre opere d'arte, siamo ostaggio di noi stessi della nostra vigliacca fragilità emotiva e delle nostre paure. Siamo ingabbiati in una mentalità a volte bigotta e moralista quando occorrerebbe tanto buon senso, per poi calarci le braghe quando ci sarebbe da tirare fuori gli artigli, quando cercano di calpestare i nostri valori più profondi. Ma siamo anche un popolo che quando è con l'acqua alla gola è capace di capovolgere la situazione e ritrovare quello spirito giusto per riportare le cose apposto.

Il calcio è sempre stato la metafora della vita. Ci rendiamo protagonisti di facili moralismi, andiamo a leggere il labiale di giocatori e allenatori per sputare sentenze senza costrutto e senza fondamento, senza contestualizzare il tutto, mentre ci sarebbe da cambiare un sistema che consente a persone che hanno rubato di continuare ad esercitare senza conseguenze. Ora altri avvisi di garanzia. Come finirà secondo voi? Ci si chiede se De Rossi dal labiale in piena furia agonistica abbia detto o meno "zingaro di merda" a Mandzukic. Se Sarri, sempre in piena foga agonistica, sia un razzista-mofobo o solo una persona volgare e offensiva nel dare del "frocio"-"finocchio" a Mancini. Per poi disquisire sulla eventuale entità della pena. In pratica se Mancini fosse stato gay quattro mesi altrimenti due giornate. Mi chiedo: e se il Mancio avesse dichiarato di essere bisex? La pena sarebbe stata dimezzata? Ridiamoci su che è meglio!

Il tutto deve essere giudicato poi da una giustizia sportiva sempre meno credibile, dove c'è un presidente di federazione che, pur non volendo,(cosa ancora più preoccupante) e in un contesto molto ben diverso da un campo di calcio in piena partita, ha detto frasi offensive nei confronti di "gay" , "negri", "ebrei" e "donne". Bisogna cambiare sistema. Bisogna ritrovare valori oramai spariti. Bisogna risollevare il nostro movimento. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un sempre più lenta ma inevitabile crisi economica e di conseguenza tecnica, del nostro calcio, dovuta per lo più a gestioni sconsiderate e senza criterio, con la complicità di una federazione quasi inesistente. Stadi deserti, dissesti societari, scandali spesso insabbiati e di conseguenza caduti nel dimenticatoio. Presidenti improvvisati, arrampicatori dell'ultima ora, conseguenti incapacità gestionali, hanno fatto sì che questo spettacolare ed enorme motore economico e sportivo si ingolfasse inevitabilmente perdendo smalto e appetibilità nel mondo. E se i sogni fanno volare i pensieri in stadi di proprietà e in strutture futuristiche, ecco che la realtà ci catapulta nella cupezza in cui ci troviamo ora. Ma ci sono anche realtà che si discostano da questo trend negativo: Udinese e Napoli per esempio sono le uniche che hanno chiuso lo scorso campionato con degli utili. La Juventus, la stessa Udinese e il Sassuolo sono riuscite a creare una struttura ricettiva di proprietà e di grande qualità. Ma per la maggior parte dei casi nessun club è riuscito e riesce a creare ricchezza, anzi.

Il Parma è fallito, altre società sono in piedi non si sa come. Alcune realtà, per necessità hanno dovuto cambiare la propria strategia riducendo o addirittura abbattendo i costi, ma per il resto la gestione generale da parte dei club è imbarazzante e consente loro solo di rimanere a galla. Questo stato di fatto non può di conseguenza appetire i grandi investitori, che inevitabilmente sterzano il loro interesse in altri lidi ben più appetibili e sicuramente meglio gestiti. La Premier League inglese, da sempre maestra nel marketing e nella gestione dei club calcistici ad esempio. Il tutto rende il campionato inglese appetibile per qualsiasi investitore. Pozzo, ad esempio, ha dirottato molte delle sue risorse sul neopromosso Watford, anche per utilizzarlo come fucina di introiti per la sua stessa Udinese. Non a caso è riuscito a trovare le risorse per completare lo stadio di proprietà.

Questi elencati sono sicuramente dati importanti, che ci fanno capire in parte i motivi per cui noi abbiamo perso terreno rispetto agli altri. La federazione si deve svegliare, deve investire più sui settori giovanili per ricreare e far rinascere qualche talento dalle nostre terre, ormai da troppo tempo aride di campioni. Bisogna ritornare a coltivare la nostra terra per farli rifiorire e dare nuova linfa alla nostra Nazionale. Che vengano equamente distribuiti gli introiti televisivi e non solo, che possano così consentire anche a club più piccoli di avere la possibilità di rinvestire obbligatoriamente sui settori giovanili e sulle infrastrutture legate al calcio e non per fini o ritorni personali. Questa è in parte la strada secondo me. Pura utopia? Forse, ma io sono un sognatore, e come tutti i sognatori penso in positivo in un calcio ed in un mondo migliore.

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