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Zeman, ora la misura è colma: sempre primo per le accuse, ma mai per meriti di campo. Platini, posa la corona: che occasione sprecata per il mondo del calcio

Nato a Roma, ha vestito le maglie di Parma, Fiorentina, Lecce, Perugia, Reggiana, Roma e Nazionale italiana. Ha vinto una Coppa Italia con la Roma e una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Italia, tutte col Parma.
24.12.2015 08.00 di Alberto Di Chiara   articolo letto 82230 volte

Ultimamente la mia attenzione è caduta sulle dichiarazioni e sui fatti accaduti a due grandi personaggi che, nel bene e nel male, hanno segnato pagine importantissime e direi anche indimenticabili nel magico mondo del pallone. Mi riferisco a Zdenek Zeman e Michel Platini. L'allenatore boemo si è riaffacciato sulle pagine dei giornali nazionali italiani con parole al vetriolo riguardo il momentaccio che la Roma di Garcia sta attraversando. Ha accusato apertamente i giocatori giallorossi, salvando il solo Totti, di essere degli scansafatiche, di poca professionalità e scarso rispetto delle regole. A Roma, dice sempre Zeman, vogliono raggiungere il massimo risultato col minimo sforzo. Manca la cultura del lavoro, riferendosi più genericamente al calcio italiano, ai giocatori difetta il senso di responsabilità e i club, interessati solo al valore del loro cartellino, ne subiscono gli atteggiamenti, quali essi siano. Pur condividendo tutte le battaglie moralizzatrici del boemo, credo però che tutto questo vomitare sentenze e accuse ad un mondo che, fino a prova contraria, lui ha vissuto e continua a vivere, mi pare un tantino eccessivo.

La sua carriera, iniziata praticamente a Licata nel 1983 per arrivare ad oggi 2015 a Lugano è sempre stata caratterizzata da innumerevoli alti e bassi, molti esoneri, pur dimostrando un calcio spregiudicato e spumeggiante che trova nei cinque anni di Foggia la sua espressione migliore, con la nascita della favola di Zemanlandia. I risultati alla fine, aldilà di alcune promozioni dalla C alla B e dalla B alla A, non hanno messo in bacheca praticamente niente se non il fatto di aver avuto il miglior attacco del campionato, ma credo che non valga granché come trofeo. "Il risultato è casuale, la prestazione no". Il credo di Zeman è senza dubbio affascinante, ma ai fini pratici conta pochino. Come allenatore, è un grande stratega a livello offensivo, ma la difesa? Un limite, è innegabile. Se l'allenatore boemo non ha ottenuto successi importanti, non è solo colpa del sistema, ma di una filosofia che rende le sue squadre troppo sbilanciate e con poco equilibrio. Semplicemente questo. I giocatori non hanno scelta se non l'adattamento al suo credo, mentre per me è l'allenatore che deve adattarsi e capire come sfruttare al massimo le caratteristiche tecniche dei propri calciatori. Mi rifaccio ad una massima di un altro grande tecnico, come Carletto Mazzone: "Un allenatore deve essere come un sarto, non può solo fare taglie 48, ma saper adattare un vestito a chi porta anche la 52". Insomma, un allenatore bravo deve saper fare tutte le tattiche per saperle adattare bene ai giocatori che si trova a disposizione, altrimenti sei un tecnico con dei limiti che può allenare solo determinate squadre.

Per quanto riguarda orma l'ex Le Roi Michel Platini, che dire. Mi dispiace che una volta tanto che un ex grande calciatore ha la possibilità di raggiungere la vetta del calcio mondiale, con la facoltà di cambiare in meglio un sistema corrotto fatto di personaggi politici che col calcio hanno sempre avuto poco a che fare, si fa beccare con le mani nel sacco mettendosi al pari di personaggi dalla condotta morale ed etica discutibile. Speriamo che tutto questo serva da lezione e che a comandare arrivi una persona onesta e di sani principi. Magari un uomo di calcio stavolta. Ma ci credo poco. Ah quasi dimenticavo... Buone feste e buon Natale a tutti.


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