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Editoriale

A Milanello cadono le foglie e presto anche le teste: ecco cosa succederà. Zeman stia attento: la rivoluzione del calcio viene da Roma, ma è tutta di Strama. Mazzarri? È diventato grande

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista tv per Sportitalia, Mediaset Premium e Telelombardia.
18.09.2012 00.00 di Fabrizio Biasin   articolo letto 33274 volte
© foto di Federico De Luca

Esistono dei mestieri assai strani: quello che monta i moli in mezzo al mare, l'inventore delle barzellette che compaiono sul gelato "Cucciolone", lo scrittore di dialoghi per la soap "Un posto al sole", l'allenatore di calcio. Ecco, quest'ultimo tra tutti è decisamente il lavoro più balordo.

In realtà ce n'è uno anche peggiore, l'allenatore di calcio stipendiato da Zamparini, creatura mitologica nella quale tutti prima o poi ci siamo imbattuti: essa è supponente e pensa di poter scampare alla mannaia dello Zampa, essa si illude con mantra autoprodotti tipo "ah, sarò io il primo a convincere il malefico friulano a tenere un mister per più di 37 secondi netti", essa è infine masochista, perché in cuor suo sa che la prenderà in quel posto prima che il panettone venga servito con la crema chantilly.

E, dunque, salutiamo con affetto mister Sannino, vittima predestinata dopo un mercato - quello del Palermo - troppo brutto per essere vero. E salutiamo anche mister Gasperini, che torna in sella dopo la tragicommedia vissuta in casa Inter. Ha scelto la sfida più difficile, c'è chi dice che non mangerà le "ossa dei morti", dolce tipico di inizio novembre. Si vedrà.

Sul barcone dei tecnici dannati c'è spazio per molti. Allegri è apparentemente tranquillo, dice "sono sereno", ma sa bene che la situazione è alquanto compromessa. Chi bazzica Milanello confida che l'atmosfera è strana, come se tutti sapessero che al prossimo passo falso il buon Galliani dovrà alzare bandiera bianca per fare quello che tanti tifosi rossoneri si augurano: una imprevedibile rivoluzione copernicana. Troppa depressione in casa Milan e con le casse vuote l'unica soluzione si chiama Inzaghi, l'ex bomber che allena da cinque minuti ma che tutti sognano di vedere in panchina vicino a Tassotti. Allegri pare rassegnato, sa che la sua squadra rischia persino con l'Anderlecht, si sente solo, ma se c'è una colpa non è unicamente della società. Un allenatore messo spalle al muro può fare due cose: 1) Abbandonare la barca perché "Non ci sono più le condizioni per proseguire". 2) Lottare.

Allegri ha scelto la terza via: campa in attesa di un miracolo. Strampalate ipotesi di miracolo: 1) Bojan si alza di 25 cm in una notte, vede il suo naso crescere neanche fosse una pinna, comincia a dire "Cazzo guardi!" a giornalisti a caso e segna 28 gol. 2) Pato acquista online la cura miracolosa di Vanna Marchi, si libera del malocchio, diventa improvvisamente leader e segna 30 gol. 3) Gattuso entra di nascosto nello spogliatoio con una calza di nylon in testa, malmena mezza squadra e minaccia: "Se non vincete lo scudetto torno con i miei cugggini". 4) Boateng decide di tirare da meno di 70 metri di distanza. 5) Constant diventa bello 6) Niang dice: "Sono Niang, ve lo giuro". La sensazione è che tutti questi miracoli insieme non si realizzeranno. La sensazione è che Inzaghi abbia sponsor importanti in seno alla società. La sensazione è che Allegri avrebbe fatto meglio a mantenere buoni rapporti con almeno un paio di senatori.

La questione "rapporti con i propri pupetti" riguarda da vicino anche Stramaccioni, il tizio che più lo guardi e più noti una curiosa somiglianza con Mister Bean. Contro il Torino il tecnico di Roma ha avviato un vero e proprio stravolgimento tattico. I fatti sono due: o si è fumato il cervello, o ha le idee chiarissime. Propendiamo per la seconda. Diciamola tutta: la partita di domenica è stata brutta, ma chi parla di "provincialismo" davvero non ha capito una mazza. Stramacciò ha chiesto ai suoi di cambiare mentalità: tanto possesso palla (molto nella propria trequarti, ma fa nulla), giocatori intercambiabili (Cambiasso che passava dalla difesa a centrocampo in continuazione), esterni che si alternano, cattiveria alla bisogna. Magari farà la fine del celeberrimo Oronzo Canà e del suo 5-5-5, magari invece entrerà a far parte del riservatissimo club di quelli che in campo erano mezze tacche e in panchina hanno fatto miracoli (Sacchi, Mourinho, il sottoscritto al torneo di Pinerolo quando sedeva sulla panchina dei Giovanissimi della Guanzatese).

Furbo Stramacciò, che ottiene consensi tra i tifosi nerazzurri con un inno all'orgoglio bauscia ("Noi provinciali? Mai!") e veste i panni del Mourinho de noantri. Già, Mou, nuovissimo Mou, geniale Mou, va in conferenza prima di Real-City e dice: "La colpa è mia, non riesco a motivare i giocatori". Chi scrive è convinto che codesta sia una panzana detta apposta per dare un ultimatum a Casillas e fratellini. Se stasera il Real non vince, Josè sbotta come non mai: scommettiamo?

Poi ci sono gli altri. C'è Zeman, il tecnico che fuma come se fosse perennemente in sala parto, ma che non riesce a liberarsi dei soliti difetti. Dice il precisino: "Mica è colpa sua se Stekelenburg e Burdisso si ingroppano in area e lasciano al Gila un pallone facile facile". Vero, ma a un bel punto bisogna uscire dall'equivoco. Se a Zeman si chiede di "far divertire" allora va bene così: la Roma vincerà tante partite segnando tanti gol, ma perderà anche tanti punti qua e là per eccesso di sicurezza. Se a Zeman si chiede la "zona-Champions" allora bisogna fare un passo indietro: serve più concretezza, anche a costo di vedere un calcio più noioso.

E Mazzarri? E Montella? E Ciruzzo Ferrara? E Petkovic? Se la godono e fanno bene. Il tecnico del Napoli al quarto anno nel Golfo conosce alla perfezione umori del suo presidente e qualità dei giocatori: i partenopei sono la vera anti-Juve. Ma i complimenti veri sono per Montella: impeccabile, pacato, minuzioso e... fortunato. Con Jovetic in squadra il torneo di Pinerolo lo vinci ad occhi chiusi.

Ultime su Conte. Venerdì è in programma la prima udienza al Tnas, poi sapremo. Non devono essere giorni facili per il tecnico bianconero, sballottato da mesi tra gabbiotti in plexiglas, viaggi su e giù per l'Italia a deporre, conferenze stampa, clamorose imitazioni di comici con parrucchini. Il momento è decisamente delicato, ma quando butta male mettetevi nei panni del barbiere di Constant. Constant: "Pino, dammi una spuntata al baffo". Il barbiere: "Non sono Pino! Lasciami in pace! Sono Traorè".

(Non che il sottoscritto sia un adone, sia chiaro. Twitter: @ FBiasin).


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