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Editoriale

Addio 2014: i dieci peggiori personaggi dell'anno

Nato ad Avellino, vive e lavora a Milano dal 2005. Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb. Scrivi su Twitter: MCriscitiello
29.12.2014 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 65205 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

A Natale siamo tutti più buoni, a fine anno siamo tutti un po' più cattivi. Perché ripensiamo a come è andata, realmente, la stagione e pensiamo/riflettiamo sulla catastrofe calcistica. L'Italia sempre più in basso e la prossima stagione rischiamo di ritrovarci una serie A con Empoli, Carpi, Chievo e Sassuolo. Alt! Complimenti a queste realtà che arrivano in alto con sacrifici e programmazione, ma se le big non ci sono, qualcuno dovrebbe porsi delle domande. Come qualcuno dovrebbe chiedersi come fa l'Italia a consentire nel 2014 che il Bari vada in trasferta a spese di Angelozzi (lo scorso campionato) e che il Brescia vada in trasferta ad Avellino in treno, con metà squadra che arriva in ritardo perché ha perso la coincidenza Brescia-Milano e l'altra metà arriva la notte prima della partita. Come mai nel 2014 la CoViSoc non vigila sulle Leghe che accettano ai campionati società indebitate e pronte alla morte? W il 2015 e, soprattutto, l'eventuale pulizia che il calcio vorrà fare. Ci divertiamo, si fa per dire, con i premi ai 10 personaggi peggiori del calcio italiano, nel 2014. Ci vorrebbero 100 premi ma non abbiamo tempo, facciamo 10.

Cesare Prandelli
Alla mezzanotte del 31 dovrà buttare dal balcone di tutto. Almeno a Napoli, la tradizione, lo prevede. Ha rovinato una Nazionale, abbiamo aspettato il Mondiale in Brasile per goderci un po' l'estate e, invece, in tre partite ci ha umiliati. Convocazioni assurde, come assurda era la sua presenza in azzurro. Va in Turchia, per scappare dall'Italia e lo cacciano anche da lì. Allenatore non capace, senza umiltà e con poca preparazione. A Firenze il segreto non era lui. Allenatore di fascia media in serie A.

Mario Balotelli
Gioca nell'Inter e sogna il Milan. Va al City e lo prendono a parole, va al Milan e pensa al Liverpool, va al Liverpool e pensa di tornare nella sua amata Inter. Calciatore senza presente, persona senza futuro. Ha sprecato tutto il talento che Dio gli ha donato. Puntualmente con la valigia pronta; difficilmente lascerà il segno in questo calcio. Ha sprecato mille jolly e, di lui, davvero non se ne può più. Ha guadagnato e guadagna tanto ma, di questo passo, in dieci anni sperpererà tutto il patrimonio. Per il suo bene, intervenga la famiglia. In Italia, comunque, uno così non serve. Quindi, caro Mancio, prendi Lavezzi...

Zdenek Zeman
Sdengo (come lo chiamava Pasquale Casillo ai tempi di Foggia n.d.r.), adesso non puoi più aggrapparti a nulla. Zeman sarebbe perfetto come preparatore atletico del Catania. Bravissimo nella preparazione fisica, ottimo intenditore di calcio, non riesce mai a trasformare la sua teoria in pratica. I calciatori, sempre più esasperati dai suoi metodi, non lo seguono e per i presidenti è diventata una scommessa troppo pericolosa. Le società sono aziende e affidarle a Zeman significa rischiare il fallimento. Perdere la categoria, di conseguenza gli introiti dei diritti tv, equivale a sparire.

Stefano Marchetti
Il direttore generale del Cittadella è l'emblema del nostro calcio. Non funziona, eppure alla fine magicamente in primavera riesce a strappare la permanenza in categoria. Questa volta chiude l'anno all'ultimo posto, in serie B, e di questo passo il suo mercato dovrà iniziarlo prima. Non può rischiare di arrivare troppo avanti nel tempo. Pessima gestione dei calciatori (quelli sotto contratto), un allenatore che da 11 anni dice sempre "Signor Sì" e un sistema che non sta più in piedi. Fin quando sarà supportato dal potere riuscirà ad andare avanti ma il tempo è galantuomo per tutti. Pessimo esempio di come si gestisce una società. Colpa della Procura Federale che non è andata fino in fondo nella famosa partita di Gerardi, Reggina-Cittadella. Gli appassionati di calcio vogliono sapere se ci fu frode sportiva. Qualcuno dovrà dare delle risposte. Quest'anno in primavera vigileremo... Per il bene e per la credibilità di questo sport.

Antonino Pulvirenti
Ha distrutto tutto in due/tre anni. Sembrava un castello, invece, si è rivelato un castello di sabbia. Pulvirenti ha ammazzato la passione dei catanesi, questa la sconfitta più grande. Lo diciamo e scriviamo da due anni ma, a volte, la verità fa male. Pulvirenti ha due soluzioni: vendere la società oppure cambiare tutto a gennaio. Il calcio non è l'attività che gli riesce meglio. Quello che sta succedendo quest'anno è uno schiaffo all'impero che aveva creato negli anni precedenti. Ci dispiace, con il cuore in mano.

Vincenzo Matarrese
Dopo annate gloriose, lascia il calcio nel peggiore momento della sua storia. La famiglia Matarrese aveva scritto capitoli nel calcio e nella città di Bari. Esce dall'uscita d'emergenza con una squadra che non può neanche andare in trasferta. Nonostante tutto, nonostante un grande DS come Angelozzi, chiude l'anno calcistico ai play off. Il suo addio concede nuovo entusiasmo ai baresi, anche se il Tribunale probabilmente non l'ha lasciato nelle mani migliori. Bisogna lasciare quando le luci sul palco sono ancora accese e non quando sono tutte fulminate e in platea le poltrone sono tutte vuote per protesta.

Gino Corioni
Vale il discorso di Bari. Fine ingloriosa. Fine indecente. A questo punto si arriva perché qualcuno, dall'alto, te lo consente. Trattare con i pakistani per vendere è lecito, ma poco rassicurante. Mandare la squadra in treno, in una trasferta di 1000 km, è mortificante. Hai avuto in squadra Baggio, Guardiola e Toni. Dovevi fermarti prima. Non ora che è troppo tardi. Se il Brescia si salva è solo merito del sistema italiano. Fallimento pilotato e avanti così...

Stefano Braschi
Per fortuna ha lasciato ma, nel 2014, ha fatto più danni lui che tutta l'AIA messa insieme. Il grande sconfitto di un sistema logoro. Gli arbitri italiani, eccetto Rizzoli, sono presuntuosi e poco preparati. Ha provato a cambiare il mondo ma il mondo ha cambiato lui... in peggio. Nicchi non è da meno, ma Braschi ha predicato, male, nel deserto.

Diego Penocchio
Anche noi commettiamo degli errori di valutazione, ma lo diciamo. Pur conservando un'ottima idea di Diego Penocchio, uomo, bisogna giudicarlo in maniera estremamente negativa come manager di calcio. Al primo anno a Padova è retrocesso ma soprattutto fallito. Sbagliare è umano, però, aveva l'obbligo di iscrivere la squadra e la fortuna lo avrebbe aiutato perché sarebbe stato ripescato al posto del Siena. Avrebbe dovuto concedere le garanzie economiche per partecipare al campionato di Lega Pro. Male nella gestione, malissimo nelle decisioni post retrocessione. Il giudizio sulla persona resta più che positivo.

Famiglia Mezzaroma
Per far sparire il calcio, in una città come Siena, ce ne vuole. Dovevano tirare il freno a mano molto prima che il Tribunale travolgesse tutto il sistema senese. Spese folli: far affidamento solo sulla sponsorizzazione bancaria e spendere 100 quando in cassa hai 10 non è un bell'esempio di gestione manageriale. Troppe procure, folli, pagate a destra e sinistra e molte ombre sulla gestione calcistica del Siena. Il fallimento è una macchia indelebile per la Famiglia Mezzaroma che era stata accolta nel calcio con rispetto e ammirazione. Una storia iniziata bene e finita scappando.

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