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SONDAGGIO
Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
  No, il Barcellona resta più forte dei bianconeri

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Editoriale

Allarme rosso Inter: arriva D'Ambrosio, ma Thohir ha un problema serio. Balotelli, l'influenza e il piano di Mino che fa felice B. Alla Roma la lotteria della Befana: Nainggolan c'è, ecco chi parte. Mercato Juve: due sfide da vincere

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista tv per Mediaset Premium e Telelombardia.
07.01.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 70498 volte
© foto di Federico De Luca

Poche ciance, che c'è parecchia roba da dire e non vorrei che all'improvviso mi colpisse la terribile influenza di stagione, la "wandona", quella che stronca un sacco di atleti con anticorpi da due chili l'uno, figuriamoci noialtre mezzeseghe.

E allora bei veloci diciamo che crediamo all'influenza di Icardi, ma non lo perdoniamo. Due mesi di "picci-picci", cuori e minchiatine in stile "Jersey Shore" consigliano lo spegnimento totale di Twitter e social vari. Il rischio è l'incazzatura definitiva dei tifosi dell'Inter, già surgelati dalle parole di Ausilio: "In attacco non arriva nessuno". Per quel che sappiamo noi, la situazione è persino più grave. Detto che per D'Ambrosio dovrebbe essere fatta, il problema sono le altre 434234 questioni da sistemare. Guarin resta per mancanza di acquirenti (per fortuna, di meglio a quattro soldi non c'è niente), Ranocchia pure, Mazzarri chiede una punta e Thohir gli risponde "chi non salta lossonelo è".

A guardar bene c'è totale assenza di comunicazione, soprattutto il patron sembra non aver capito il comandamento numero 1 del perfetto presidente di serie A: "In Italia vincere senza spendere è impossibile". Anche in Europa, tra l'altro. Anche nel mondo. Anche nell'universo. Forse in Indonesia no. Ecco, le soluzioni sono due: 1) L'Inter si iscrive al campionato indonesiano. 2) L'Inter decide di acquistare secondo la legge non scritta del "chi più spende meno spende".

Quella attuale è una squadra che al massimo può arrivare al quarto posto. In Italia quarto posto significa "niente". L'Europa League? E' buona solo se "cadi" dalla Champions e ti ritrovi ai sedicesimi, se invece la affronti dall'inizio è esclusivamente una rottura di balle. E non venitemi a raccontare che "il ranking è importante è bla bla bla". Tutte stupidate: la vecchia Coppa Uefa era fighissima, l'Europa League no. Solo per Thohir terzo o quarto posto sono la stessa cosa perché tanto "è l'anno zero". Il problema è che senza investimenti sarà anno zero anche il prossimo. E quello successivo. E via andare. E allora è il caso di spendere subito. Un sondaggio per Osvaldo c'è stato, ma di fronte al prezzo i dirigenti hanno fatto come Baglioni.

La regola è: "Nessun giocatore dall'ingaggio superiore ai 3 milioni può arrivare". Scelta saggia, solo che l'altro diktat è "si può comprare solo se si vende". In definitiva aspettiamoci qualche baratto come si faceva nella preistoria e niente più. E allora la domanda - retorica - è una e una sola: si stava meglio quando si stava peggio? Almeno Moratti allo stadio ci andava sempre e se gli girava spendeva persino i soldi che non poteva spendere.

Appuntino anche a Mazzarri, ultimo a dover essere criticato ma fastidioso nelle conferenze post-gara come una manciata di sabbia del mar Caspio negli slip. Per il sempre sorridente tecnico toscano le colpe in ordine sparso sono: degli arbitri, del terreno di gioco, della befana che vien di notte con le scarpe tutte rotte, di mia nonna in carriola. Capiamo la sua frustrazione, ma piuttosto che accampare scuse davanti alle telecamere sarebbe meglio spiegare a Erick cosa significa l'espressione "cavare il sangue dalle rape".

Per dire, Nainggolan. Lo voleva l'Inter "ma solo a determinate condizioni", lo voleva il Milan "ma solo a determinate condizioni", ci ha fatto un pensierino la Juve ma ha capito che avrebbe acquistato poco più di una riserva, infine se l'è preso la Roma che ha battuto al fotofinish il Napoli. Parliamoci chiaro: il belga "fenomenale" i partenopei ce l'hanno già (il dottor Mertens), quello del Cagliari gioca in un altro ruolo, sicuramente è un buon giocatore ma niente di più. Per un motivo o per l'altro, però, piaceva un po' a tutti. E alla fine se l'è preso Sabatini, uno che senza far troppe chiacchiere produce fatti orca la miseria. Poi vai a capire quel che accadrà in casa giallorossa. Noialtri siamo certi che a giugno arriverà l'assegnone per Pjanic firmato da quei ciuccia-petrolio degli arabi. E Pjanic partirà, perché Sabatini è bravo a "portare a casa" ma soprattutto è bravissimo a vendere il ghiaccio agli esquimesi.

E ora il Milan. Il 3-0 all'Atalanta è il preludio a una rimonta che porterà il Milan in zone dignitose della classifica. E' scritto nel dna di Allegri: gennaio è il mese della riscossa. Però non basta per far finta di nulla. Negli ultimi giorni son successe cose che non possono passare inosservate. C'è la febbre di Balotelli, una variante della "wandona": la "raiolite". Nessuno mette in dubbio il malessere di Mario, tutti hanno visto che contro i bergamaschi ce l'ha messa tutta e ha giocato con buon piglio. Ma la verità è che bomber e Milan concordano su un solo punto: entrambi gradirebbero la separazione. Berlusconi ce l'ha fatto capire, Mino ha detto "non è vero" e quando dice "non è vero" è probabile che sia vero. Il problema è che manca il pesce da far abboccare: in Inghilterra Mario ha tanti ammiratori ma nessun vero corteggiatore. Si attenderà il Mondiale prima dei saluti di rito e dei milioni svolazzanti nelle tasche di questo e quell'altro.

Ma al momento il problema non è neanche Mario, semmai la questione dirigenziale. Chi fa il mercato in casa Milan? Honda e Rami son colpi targati Galliani, dirigente più o meno messo da parte. In Brasile si parla di incontro tra l'"ad 1" e Seedorf, tecnico designato. Se c'è stato (e non ci sono conferme) di sicuro non ha sancito la pace tra i due. Di sicuro l'"ad 1" ha fatto quattro chiacchiere col vecchio amico Leonardo, niente di più. E allora la verità è che dal mercato arriverà poco altro, forse un centrocampista di secondo piano.

L'altra certezza è che ai Berlusconi non sono piaciute le parole di Allegri: parlare di "match salvezza" con l'Atalanta sarà anche "dire la verità", ma certe evidenze è meglio mascherarle se sei il tecnico del Milan. E poi: qual è il senso della dichiarazione "ho deciso l'estate scorsa che sarebbe stato l'ultimo anno al Milan. L'ho confidato a Galliani prima di Natale"? Come dire: sono io che me ne vado, non voi che mi mandate via. Ecco, 3-0 con l'Atalanta a parte, è ora che qualcuno faccia capire che - rivoluzioni in atto a parte - il Milan era, rimane e sempre sarà una cosa seria.

Infine la Juve. La Signora. La squadra che a inizio stagione qualcuno aveva definito "in apparente crisi per mancanza di bava alla bocca" (sì, anche quel minchione attualmente alla tastiera). Ebbene, Conte l'ha messa in quel posto a tutti. Il mercato invernale non porterà stravolgimenti, perché non avrebbe alcun senso. Il vantaggio in classifica consente di lavorare alla prossima stagione, soprattutto alla conferma di Pirlo e Pogba. Attenzione: con l'Andrea nazionale ci sarà da lottare. La promessa di Ancelotti è concreta e probabilmente il ragazzo temporeggerà fino all'ultimo prima di prendere una decisone (questioni di durata del contratto). Per Pogba la faccenda è diversa: la Signora ha il coltello (e che coltello...) dalla parte del manico. Il ragazzo resterà a Torino per almeno un'altra stagione a meno di offerte parigine vicine ai 60-70 milioni (probabili, tra l'altro). E Giovinco? Possibile un prestito già a gennaio, anche se mister Antonio non vorrebbe lasciarlo partire. Per convincerlo la dirigenza ha costretto Tevez a vestirsi da befana argentina. La consegna della calza colma di dolciumi ha tranquillizzato Seba. Sono state feste meravigliose per i bianconeri, "assassini" del campionato.

Ultime due righe dedicate a Pepito Rossi. Anzi no, a Rinaudo. Il ragazzo ha fatto una stronzata, lo sa, non c'è bisogno di dirgli "cattivone, scimunito ecc ecc". Chi ha giocato cinque minuti anche solo all'oratorio sa che certe cose sono animalesche ma possono capitare. Per fortuna ci ha pensato la provvidenza a risolvere la faccenda: due mesi di stop non sono uno scherzo, ma al Mondiale Pepito ci sarà. Buon per lui (ragazzo fantastico a detta di tutti), buon per noi (di meglio Prandelli non ha, neanche a cercare con il lanternino), buon per Rinaudo che avrebbe avuto il groppo per il resto della carriera ed è stato massacrato anche oltre le sue colpe.

Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo! E con un po' di culo ci fa vincere il Mundial. (twitter: FBiasin).

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