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Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
  No, il Barcellona resta più forte dei bianconeri

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Allarme rosso Inter: tra Mancini e club un problema nascosto che ha solo una soluzione (e Icardi...). Milan: Miha fa i fatti, la società ha un'altra idea. Juve: Allegri nel futuro, ma c'è un'alternativa (inventata!). La scelta del Napoli per vi

02.02.2016 14.55 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 89659 volte
© foto di Alessio Alaimo

Ciao. Sono stato al mercato. Quello del calcio. Lo fanno in un albergo, a Milano, si chiama Ata. Dalla prossima sessione probabilmente cambieranno sede, qui pare che chiudano tutto. Ieri fuori dall'albergo c'erano dipendenti incazzati neri: dentro si parlava di stipendi milionari, fuori di stipendi normali. Ovviamente i salari "normali" rischiano di saltare. E quindi in nome della demagogia più pura e del totale populismo che mi contraddistingue, manifesto sincera solidarietà a loro e urlo un donchisciottesco "no al calcio moderno, no alla peitivù!". Servirà a qualcosa? No, ma almeno ho gridato il mio dissenso e sembro una persona buona e sensibile.

Vi dicevo dell'albergo. Siccome oltre a essere buono e sensibile sono anche molto professionale e preparato, ieri ho varcato le soglie del calciomercato per la seconda volta in vita mia. La prima, l'estate scorsa per cinque minuti con il solo scopo di ritirare l'accredito per rimpinguare la mia collezione di accrediti. Ne ho già sei. Per capirci: se per caso hai un'amante e ti fai la pausa pranzo con annessa bottarella all'Ata, è statisticamente probabile che tu abbia avuto a che fare molto più di me con agenti, procuratori, terzini e trattative. Di sicuro con "amichette", vecchio trombatore da pausa pranzo che non sei altro, anche se dubito che da quelle parti accettino prenotazioni "a ore". E comunque, come dicevamo, la struttura chiude, molto meglio se a questo punto ti indirizzi al Guglielmotel, celebre struttura del Nord Italia che solo per il nome merita le 5 stelle lusso. Anzi, a questo punto speriamo che tutto il mercato del calcio si trasferisca al Guglielmotel. Sarebbe divertente, anche se per questioni di privacy si rischierebbero gaffe clamorose. Esempio: "Eccoci in collegamento dal Gugliemotel! Intervistiamo l'agente del terzino Scaccabarozzi, nel frattempo sullo sfondo potete vedere l'ingegner Meloni con maiala annessa che lascia la stanza dopo 47 minuti netti di serratissima trattativa. Come vedete la maiala sale sulla stessa macchina del Meloni. Evidentemente era compreso l'obbligo di riscatto". Converrete che non si può fare. E comunque stiamo divagando. Come sempre.

E dunque sono stato all'Ata. Non sono un grande intenditore, ma a me è parsa una sessione di mercato piuttosto sottotono. Un Eder di qua, un Perotti di là, un Regini di lì, un Paloschi lassù e poco altro. Giusto così, anche se all'Ata con l'approssimarsi dell'ora di chiusura sembrava tutto di importanza vitale. "Oh Biasin sai qualcosa di Criniti della Vigor Pompese? Eh? L'hanno venduto? E  Carminati? Va con diritto o obbligo di riscatto? Dimmelo se lo sai!". Per non fare la figura di quello che non sapeva niente ho attivato la modalità "risposta standard": "Beh, guarda, la trattativa è avanzata ma potrebbe esserci un inserimento dell'ultim'ora, non darei la cosa per fatta". Con alcune frasi "di maniera" e molta faccia da culo tutti possono cavarsela egregiamente, fidatevi. 

Domanda: "Ma quindi l'Inter fa qualcosa all'ultimo?". Risposta: "Il mercato è virtualmente chiuso, salvo opportunità che la proprietà terrebbe in considerazione, certo tutto è molto difficile per questioni di carattere economico. Ausilio comunque è molto attento". Il nulla. 

Domanda: "Ma la Juve non fa niente?". Risposta: "Per migliorare il livello tecnico della rosa, la Juve dovrebbe prendere un giocatore da 30 milioni. Ma i giocatori da 30 milioni non si muovono a gennaio. Quindi la Juve non fa niente. A meno che si palesino delle possibilità, il ché non è impossibile. Questo è il mercato del resto. Marotta comunque è molto attento". Aria fritta. 

Domanda: "Il Napoli non prende un'altra pedina per rimpinguare la rosa?". Risposta: "Inutile stravolgere una squadra che funziona. Il Napoli fa bene a non toccare certi meccanismi. Però potrebbe prendere qualcuno se si presentassero delle opportunità che al momento non possiamo escludere. Giuntoli comunque è molto attento". Il vuoto.

Domanda: "Il Milan non prende nessuno?". Risposta: "Forse un cugino della Satta". Simpatica risposta atta a mascherare la totale mancanza di notizie. 

Basta ciance. Veniamo a noi. Domenica è stato il giorno del derby, forse ne avete sentito parlare. È stato il derby di Mihajlovic che umilia Mancini, dell'Inter che nel 2016 fa i conti e si ritrova gambe all'aria, di un tecnico confuso, ansioso, angosciato e un filo angosciante per certi atteggiamenti decisamente fuori dalle righe. Il derby perso dai nerazzurri, ma soprattutto dal suo allenatore, per molto tempo coccolato e difeso da quelli come me che scendono e salgono sui carri alla bisogna, e ora massacrato per totale assenza di logica. Noialtri siamo pessimi, per carità, ma in questo caso abbiamo trovato terreno fertile grazie al mister che clamorosamente ha offerto il fianco ai critici della prima e della ultima ora. Mancini è attualmente indifendibile, anche da parte di chi gli vuol bene. 

Così abbiamo scritto a caldo su ilsensodelgol.it, pochi minuti dopo il 3-0 di San Siro:

"Se in rosa hai il capocannoniere del campionato a 22 anni e lo lasci col culo in panca, allora sei indifendibile.

Se fai i capricci perché "ho bisogno di un altro attaccante", te lo comprano, e per tutta risposta lasci fuori il capocannoniere del campionato a 22 anni, allora sei indifendibile.

Se fai l'isterico in conferenza perché il tuo amico e collega fa una battuta, ma alla prova del campo il collega ti dà una lezione, allora sei indifendibile.

Se hai una rosa costruita secondo le tue necessità, messa insieme con i sacrifici di un club con le pezze al culo e il risultato è "io a 50 anni quel gol lo facevo", allora sei indifendibile.

Se "ho preso un attaccante ed è andato via un centrocampista e capisco che la cosa possa sembrare illogica", e poi la cosa risulta decisamente illogica, allora sei indifendibile.

Se al 31 gennaio di te in stagione ci si ricorda non per una mirabolante azione della squadra, non per uno schema ben eseguito, ma per un'invettiva/denuncia rivolta a un collega "che mi ha detto frocio e finocchio", allora sei indifendibile. 

Se "in Inghilterra sì che c'è cultura", se "non è possibile che gli arbitri facciano certi errori", se "Sinisa basta far battute", ma poi i risultati sono un ciuffo sempre più incolore e lo stipendio più alto tra i tecnici della serie A, beh, allora, perdonaci Mancio, ma sei indifendibile". 

Ecco, se "a caldo" siamo stati piuttosto severi, "a freddo" il giudizio non cambia. L'Inter non è una squadra composta da fenomeni - il club non se li può permettere e, nonostante tutto, ha già bloccato Banega per giugno - ma il gruppo è più che competitivo, messo insieme secondo le indicazioni del suo allenatore, un gruppo che può perdere di fronte a un avversario più forte, ma non di fronte a uno più motivato e grintoso. Nessuno deve avere più motivazioni dell'Inter, altrimenti non si giustifica lo stipendio del suo tecnico. Il terzo posto è ancora possibile, ci mancherebbe, a patto che Mancini decida di fare un passo indietro: meno improvvisazione, meno voglia di stupire, meno "spigolature" nei confronti di chi lo critica e - soprattutto - dei suoi giocatori; al contrario più semplicità, concretezza, maggiori punti fermi e volontà di affrontare una battaglia comune, di squadra, e non quella "personale" che il mister di Jesi sta combattendo fuori e dentro il campo da Inter-Lazio in poi.

Mihajlovic, per dire, la sua battaglia la vive praticamente dal primo momento in cui ha messo piede a Milanello. Gliene abbiamo dette di ogni, noi e - in maniera più velata -chi lo ha assunto. Lui ha sbagliato, si è incazzato, ha incassato critiche e sputato risposte, ma mai ha smesso di lavorare. Semplicemente... ha fatto il "Mihajlovic". Chi scrive qualche mese fa twittò: "Sinisa disse che non avrebbe mai allenato il Milan. Ha mantenuto la promessa". Risate facili nel periodo peggiore dei rossoneri. Per tutta risposta il tecnico sì è guardato intorno, ha "semplificato" il suo lavoro, ha eliminato fantasie e fantasisti e ha dato certezze a un gruppo numericamente limitato, con tanti difetti, ma certamente sempre compatto alle spalle del suo condottiero. Parliamoci chiaro, Mihajlovic non ha fatto miracoli, ma ha dato una lezione a chi lo dava per morto, spacciato. Ora la squadra è emotivamente a mille, difficilmente basterà per conquistare il terzo posto (e la riconferma), per questo spiace constatare che il club a gennaio non abbia colto la possibilità di dare una bella mano al suo allenatore. I rossoneri hanno liberato spazio - se ne sono andati i Cerci, i Suso, i De Jong - ma si sono "dimenticati" di regalare rinforzi a un gruppo che a centrocampo, anche solo per una questione numerica, ne aveva bisogno come il pane. 

Qui Juve, club che ha fatto bene a non pigiare sull'acceleratore. I bianconeri hanno pescato o "bloccato" qua e là prospetti di livello, giocatori che difficilmente vestiranno la maglia bianconera ma probabilmente genereranno plusvalenze (Lapadula, Ganz). Il gruppo delle 12 vittorie di fila si rinforzerà a giugno, magari puntando finalmente al giocatore "sopra la media" che Allegri chiede timidamente da oltre un anno. Ecco, il vero nodo è proprio lì: super Max resterà sulla panca dei bianconeri anche la prossima stagione? La risposta non è scontata, anche se al momento non si vedono nubi all'orizzonte e dall'Inghilterra - rumors dei tabloid a parte - non è arrivata alcun genere di offerta. Se per qualsiasi motivo le parti dovessero dirsi addio, attenti a un vecchio pallino dei bianconeri, quel Giampaolo che tanto bene sta facendo a Empoli. C'è qualcosa di concreto in questo nome? No, è una cazzata che ho sparato io, ma nella quale credo molto. Portate pazienza.

Poi il Napoli, strategicamente lucido a non intaccare il giocattolo perfetto costruito dalla triade DeLa-Giuntoli-Sarri. Il patron per un periodo ha pensato di spendere e spandere per arrivare a un difensore e un centrocampista di primissimo piano, ma poi ha capito che il comandamento della leggendaria Orietta Berti ("finché la barca va, lasciala andare") si sposa bene anche con il mondo del calcio. Dice lo scettico calcando la mano sulle solite frasi fatte: "E se a Higuain viene il raffreddore?". Risposta: toccherà a Gabbiadini, ad Hamsik, a Mertens, a Insigne, ad Allan, mica a quattro scemi. E alla peggio il Pipita si soffierà il naso e prenderà un'aspirina alla faccia dei menagramo.

Solo la Roma ha sfruttato davvero questa sessione per riparare agli inciampi dell'ultimo Garcia. A Spalletti il compito di mettere in piedi in fretta e furia una squadra in grado di tornare in corsa per la Champions League. Il compito è arduo, El Shaarawy e Perotti possono dare una mano ma la sensazione è che i problemi della Roma in fondo siano sempre stati altri. 

In chiusura un appello: siamo preoccupati per Genova. Legittimo da parte di Samp e Genoa pensare di incassare per garantire stipendi e continuità, ma lo stravolgimento di gennaio ci sembra un vero e proprio azzardo, soprattutto se visto in prospettiva futura.

Saluti e baci. Chiude anche questo mercato. Quello dei colpi "a salve", quello di tutta una serie di direttori sportivi, dirigenti, operatori di mercato che hanno dovuto contare gli spicci in tasca. Nessuno che si sia ricordato di Jonathan, il Divino. Perdonali Jonny, non sanno quello che fanno.

(Twitter @FBiasin @ilsensodelgol)


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