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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Allegri: deve scacciare l'ombra di Marcello Lippi. Mihajlovic: Milan, silenzio ed esperienza. Sinisa, la Lazio lo studia con attenzione. Juve e Inter: arbitri che fanno tremare

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
31.10.2015 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 32736 volte

Il calcio non è solo ingiusto, è anche obliquo, strano, subdolo. Perché due mesi di calcio non decisivo devono mettere in discussione il protagonista di uno Scudetto, di una Finale Champions, di una Coppa Italia, di una Supercoppa, di dieci mesi storici? Non c'è risposta, non c'è ricetta, non c'è panacea. C'è solo il calcio, con le sue ombre cinesi e i suoi serpentelli sotto le foglie. Ombre cinesi, già. Cinesi come gli ultimi trascorsi di Marcello Lippi. Al bel Marcello farebbe male il cuore dover essere costretto a sostituire Massimiliano Allegri, l'uomo che lui ha in simpatia, l'allenatore che lui stima tantissimo. Lippi tifa perché la Juventus e Allegri si riprendano, ma se così non dovesse essere l'ex Ct non potrebbe sfuggire al richiamo della sua, unica, vera foresta, quella bianconera. La dirigenza sabauda dovrebbe riflettere sul fatto che il rapporto fra Max e lo spogliatoio è intatto (altrimenti sia Buffon che Evra se ne sarebbero stati zitti, evitandosi il duro lavoro della reprimenda al posto dell'allenatore e in evidente solidarietà con l'allenatore), ma l'unico padre nobile della juventinità in grado di rendere stabile la stagione e di raffreddare il braciere della nostalgia per Antonio Conte, sarebbe proprio lui: Marcello Lippi.

Sinisa Mihajlovic è un uomo: potrebbe tornare in buona con chi lo critica in maniera aspra ed eccessiva anche solo attenuando un suo importante rapporto di comunicazione, ma per amicizia e rispetto non lo fa. Sinisa Mihajlovic è un allenatore: nel momento difficile non fa il permaloso o il giro delle sette chiese, ma fa le scelte. Di campo, di squadra. Buone, meno buone, ma senza paura e senza deconcentrarsi curando i rapporti extra campo. Così sono nati Ely, Calabria e Donnarumma, così sono tornati alla luce Alex e Cerci, così sta tornando Bertolacci sotto l'effetto della sostanziosa e non strombazzata preparazione dell'ottimo professor Bovenzi. Uscito in zona Cesarini dalla tagliola del trequartista, Sinisa dopo il Tir dello 0-4 con il Napoli non ha fatto il sergente di ferro o di coccio. Ha fatto molto più semplicemente l'allenatore sereno, stabile, lucido, anche a costo di apparire impopolare con le sue scelte. Cinque soli tiri concessi a tre avversari in 270 minuti: questo è stato il Milan nelle ultime tre-quattro settimane, sotto la guida salda e professionale del suo allenatore.

Non sappiamo come andrà la stagione, abbiamo il massimo della stima e del rispetto per Mihajlovic, anche e soprattutto per la serenità con cui ammette pareri diversi dai suoi ma comunicati in maniera schietta e leale. E in cuor nostro pensiamo che un allenatore così solido il Milan debba tenerselo stretto per tanto, tanto tempo. Ma il calcio è il calcio. E i suoi sviluppi, quelli più scontati come quelli più imprevedibili, possono avere mille e una tonalità. Ma, proprio nella settimana di Lazio-Milan e proprio in un momento in cui Stefano Pioli viene discusso sulla piazza biancoceleste per alcune sue scelte, il calendario del Campionato si diverte a fare pat pat sulla spalla del Milan: occhio che la cara vecchia Lazio di Sinisa non vede l'ora...

Erano 13 mesi che Gianluca Rocchi non veniva designato per arbitrare la Juventus. L'abbinamento Rocchi-Juventus o Rocchi-Roma è stato accuratamente evitato fin da quel Juventus-Roma del Settembre 2014, da quel 3-2 inchiodato dalla bocca rinfrescata di Bonucci. Non era giusto. Ed è quindi giusto che Rocchi torni a dirigere la Juventus. Ma qualche osservatore si chiede: ma proprio nel derby il grande ritorno? Con Rocchi arbitro, ma senza (lo ricordiamo ai complottisti sul tema) i gol di Rocchi, la squadra bianconera ha vinto 3 derby torinesi fra i mugugni granata. Stesse perplessità, che ci auguriamo come spesso accade che il calcio sappia smentire sul campo, hanno accompagnato la designazione di Rizzoli per Inter-Roma: 5 vittorie su 6 per l'Inter contro la Roma, nelle occasioni in cui ha diretto la gara il fischietto bolognese. Non c'è grande cultura sportiva dietro questi riferimenti, ce ne rendiamo conto. Le uniche statistiche pre-partita devono essere quelle delle squadre e dei giocatori, dei veri protagonisti. Ma l'Italia è l'Italia e le designazioni di Rocchi e Rizzoli, invertite fra Torino e Milano, avrebbero reso meno rumoroso l'avvicinamento alle due partite.


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