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Allegri e Conte: è guerra tra i tifosi juventini, divisi fra il vecchio e il nuovo

Nato ad Aulla (Massa Carrara) il 16/03/54 comincia giovanissimo a collaborare con La Nazione portando la partita che giocava lui. Poi inviato speciale e commentatore, oggi direttore del Qs Quotidiano sportivo della Nazione, Resto del Carlino e Giorno
19.09.2014 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 25390 volte
© foto di Federico De Luca

Il grande freddo sembra finito, due vittorie in campionato e una in Champions, hanno sdoganato (almeno così pare) Massimiliano Allegri, il milanista. I tifosi della Juventus, ostili e polemici all'inizio, stanno gradualmente cambiando parere anche se sui social network la discussione continua ad essere accesa e apertissima.

Con chi stare allora? Con i nostalgici di Conte, gli irriducibili convinti che sia stato un errore far andar via il condottiero, timorosi che senza l'uomo di Lecce la Juventus non sarà più la stessa, oppure con quelli che hanno accettato la situazione e credono che Allegri possa essere la scelta giusta e l'erede naturale di Conte per continuare a vincere?

Cerchiamo di capire cosa sta accadendo, al di là delle posizioni istintive, legate all'affetto, alla simpatia, all'antipatia o all'avversione per chi fino a pochi mesi fa alzava la bandiera rossonera.

Alla vigilia di Milan-Juve il dibattito ha alzato i toni e fino a sabato sarà difficile trovare un giusto equilibrio.

Se diciamo che dalla sfida di sabato dipenderà molto del rapporto futuro tra Allegri e la tifoseria bianconera crediamo di non sbagliare.

Ma come rispondere alla domanda delle domande, chi è meglio tra Conte e Allegri?

Al posto di Agnelli avremmo fatto di tutto per trattenere Conte sulla panchina della Juventus. E' chiaro come il Ct sia il giovane allenatore più bravo e più vincente dell'ultima generazione. Ha soprattutto una qualità straordinaria che fa la differenza tra un buon allenatore e un fuoriclasse, riesce a far rendere al massimo tutti i giocatori che allena. Entra nelle loro teste, manda al massimo le motivazioni. Unendo a questo il lavoro sul campo è facile capire come la miscela-Conte sia esplosiva. E vincente.

La cronaca racconta che è stato Conte a rialzare la Juventus dalle ceneri della serie B e da un limbo infinito. Tre scudetti e centodue punti sono una storia nella storia bianconera.

Ma tenere Conte controvoglia, andare avanti con gli equivoci e i musi, non trovare soddisfazione nel lavoro e nei rapporti non sarebbe servito a nessuno. Probabilmente in queste condizioni sarebbe stato difficile continuare a vincere anche per uno come Conte che aveva già chiesto tantissimo a questo gruppo e avrebbe fatto fatica a chiedere ancora di più.

Il divorzio è stato traumatico nei tempi e nei modi, forse sarebbe stato meglio lasciarsi a maggio quando la Juventus sapeva già che non avrebbe potuto accontentare le richieste di Conte per il rafforzamento bianconero, ma ormai è andata così.

Non è stato facile trovare un allenatore libero in poche ore, sulla piazza c'erano Mancini e Allegri e la scelta è caduta su quest'ultimo.

Come molti tifosi della Juve, anche noi abbiamo criticato la scelta. Ci è sembrato un azzardo assoluto prendere un allenatore licenziato dal Milan soltanto pochi mesi prima e soprattutto un uomo in crisi, reduce da un fallimento professionale.

Dobbiamo dire, due mesi dopo, che Allegri ha un carattere forte e la voglia di rivincita, il desiderio di rimettersi in gioco ha prevalso sulle difficoltà. Si è buttato tutto alle spalle ed è ripartito.

Ha cercato di cambiare la Juve in precampionato, la voleva più simile al suo modo di intendere il calcio, ma quando ha capito che è difficile smontare questo gruppo di giocatori che hanno imparato benissimo con e da Conte un certo tipo di calcio e di modulo, ha cambiato idea e continuato a lavorare sulla squadra del suo predecessore. Questa è stata la svolta. Qui è arrivata l'intelligenza e la modestia di Allegri.

Il gruppo ha apprezzato la scelta e risposto alla grande. Forse anche i giocatori avevano voglia di dimostrare che se Conte è stato il profeta, in campo ci vanno loro e i meriti vanno riconosciuti anche a loro.

Se quella che ha vinto tre scudetti era la Juventus di Conte, questa, rimasta orfana è comunque una grande squadra che può continuare a vincere.

Allegri gestisce alla grande con serenità e pacatezza, chiede cose nuove, ma non stravolge. Una guida forse meno ossessiva, un cambio nel metodo di lavoro alla fine forse ha dato nuovi stimoli a tutti.

La Juve di Allegri sembra meno assatanata, più riflessiva. Maggior gestione della palla, ma stessa aggressività e voglia di giocare nella metà campo avversaria.

Insomma, se Conte è il Profeta, Allegri può diventare la Certezza. L'uomo dei punti fermi. La partenza è molto positiva in Italia, ma soprattutto in Europa dove sono svaniti vecchi fantasmi.

Fino ad oggi è stato così, ma gli irriducibili contiani aspettano (giustamente) la partita delle partite, la sfida di sabato contro il Milan per vedere se davvero Allegri si è purificato oppure ha ancora dentro le incertezze e i dubbi delle sue ultime stagioni rossonere.

A dirla tutta, nonostante le due squadre siano a pari punti e il Milan abbia fatto cose straordinarie, il pronostico è ancora per i bianconeri.

I meriti di Inzaghi sono tantissimi. Ha ridato una identità a un gruppo di giocatori sbandati. E' riuscito a rimotivare un gruppo che aveva l'autostima sotto i piedi e soprattutto ha fatto capire a tutti che il Milan può anche perdere, ma non deve mai dimenticare di essere il Milan, una delle più grandi società della storia del calcio.

Detto questo, nonostante la cessione di Balotelli e l'acquisto dell'ultima ora di Torres e Bonaventura, il Milan è ancora lontano dalla Juventus e dalla Roma, ma come organico anche dal Napoli, dall'Inter e dalla Fiorentina. Menez in gran forma, Honda ritrovato, il miglior De Jong visto in Italia e il cuore di Inzaghi, hanno consentito al Milan di risorgere, ma il centrocampo rossonero non è il massimo della vita e sappiamo quanto sia fondamentale questo reparto sia in fase di costruzione che di difesa. Poli, Muntari e De Jong sono anche numericamente pochi in attesa di Montolivo e soprattutto è difficile trovare un equilibrio con tre attaccanti se il centrocampo non é di grande livello. Per battere la Juve (o almeno provarci) servirà un grande ritmo per novanta minuti e la capacità di tutto il Milan di attaccare e di difendere in dieci. Come una volta. Come quando c'era Inzaghi.

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