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Editoriale

Allegri: firma ok nonostante Real e Psg. Milan 2012-2016: dall'asse Seedorf-Pato a La Scala-Gatti. Inter: è messa peggio del Milan. Famedio: ricordati di Cesare Maldini

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
30.04.2016 00.00 di Mauro Suma  articolo letto 37124 volte

Allegri resta alla Juventus, Allegri firma. E' l'esito, naturale ma che non possiamo definire scontato rispetto alle puntate precedenti, di una vicenda che ha accompagnato gli ultimi mesi bianconeri. Allegri aveva deciso di incontrare la dirigenza, per un punto d'orgoglio, a Scudetto conquistato. La Società ha sospettato che dietro quell'attesa ci fossero o il Real Madrid o il Paris Saint Germain. E' per questo che i dirigenti juventini si sono guardati in giro, cenando e telefonando. A sua volta, Allegri ha lasciato fare, ben sapendo di non aver avuto offerte da quei Club ma avendo ben chiaro che forte di uno Scudetto unico, assoluto e storico nel suo genere, l'ultima parola l'avrebbe avuta lui. E così è, così sarà. Allegri, il tecnico campione d'Italia e in questo momento ancora vice campione d'Europa che la Juventus campione di tutto in questi anni prese nell'estate del 2014 nonostante nella stessa stagione fosse facilmente raggiungibile anche Seedorf, sta per annunciare il suo prolungamento, felice di aver prolungato.

E' dal Gennaio 2012 che il Milan vive anni strani, anni non da Milan, come dicono in maniera sacrosanta i tifosi, anni in cui il Milan vero è il primo a non riconoscersi. E per attivare un gorgo del genere, non basta un sassolino o un venticello, ma tutta una serie di piccole slavine, di valanghe successive, fino alla valle. Che, sportivamente ed economicamente parlando, in questo momento è di lacrime. Il primo piccolo smottamento nel Gennaio 2012 con l'intervista natalizia di Pato contro Allegri che spacca e inquieta lo spogliatoio rossonero primo in classifica. A difendere con chiarezza Pato in quella circostanza naturalmente Seedorf. E quando Pato rimane al Milan, proprio nel Gennaio 2012 e proprio nel momento in cui il Club rossonero sembrava sul punto di comporre la coppia d'attacco Ibra-Tevez che avrebbe vinto tutti gli Scudetti che sta vincendo oggi la Juventus, è proprio Seedorf a incoraggiarlo pubblicamente. Da quel momento, fino al gol di Muntari, fino allo Scudetto perso a favore della Juventus di Conte (con il Milan campione d'Italia non sarebbero partiti Ibra e Thiago e non avrebbero smesso tutti i big storici nello stesso momento), anno dopo anno, di gradino in gradino, dentro la scatola nera di un circolo vizioso perfetto, in una situazione nella quale è inevitabile che ciascuno produca difficoltà, errori e contraddizioni, arriviamo ad oggi. Fa male, non fa dormire la notte, è un presente cupo e impotente. Ma il Milan ha sempre generato sé stesso e il Milan di questi strani anni ha generato l'esatto punto in cui tutto il mondo rossonero si ritrova. Una zolla storica in cui almeno il buon Gatti si lamenta per qualcosa nell'assemblea degli Azionisti, visto che lo stesso trambusto lo faceva quando il Milan perdeva le Finali di Champions League come quella di Istanbul o arrivava secondo a 88 punti in Campionato con tanto di Semifinale di Champions League con il Barcellona. Che c'entra Seedorf con La Scala? Entrambi hanno saputo unire e compattare tutto ciò che è storicamente difficile unire e compattare. Compliments.

Fossimo negli interisti e negli addetti ai lavori interisti, ci preoccuperemmo molto di più della dichiarazione di Mancini ("Se lo dice Thohir che rimaniamo tutti e due...") piuttosto che sopravvalutare il comunicato sulla "cooperazione strategica" dei manager Suning. L'Inter non raggiunge nessuno dei primi 3 posti in Campionato dal 2011 con Leonardo e ha conti di molto peggiori nel tempo rispetto al Milan. Se la cava mediaticamente perché ha un ambiente e una tifoseria più compatti, perché ha generato meno amarezze con le cessioni eccellenti che invece dal canto suo il Milan ha fatto nel 2009 e nel 2012. Ma proprio per questo ha maturato negli anni debiti e conti molto peggiori. Conti che stanno presentando il conto. E mentre il Milan il suo Silvio Berlusconi ce l'ha ancora, l'Inter fra non molto dovrà tornare da Massimo Moratti pregandolo di riprendersi il Club. Negheranno, si offenderanno, faranno circolare nomi mirabolanti di nuovi acquisti, ma l'onda d'urto della quinta stagione consecutiva, la prossima, senza partecipare alla Champions League rischia di provocare un effetto a catena. Nonostante i casini, sia veri che creati ad arte, del Milan tengano tutto coperto. Ma la coperta mediatica è corta. E i fatti non possono attendere.

Si avvicinano le elezioni comunali milanesi, ma siamo qui ad augurarci che la politica cittadina faccia presto. Molto presto. Sempre più presto. Il grande, generoso e ospitale cielo di Milano ospita dallo scorso 3 Aprile un milanese illustre. Nato a Trieste, ma milanese d'adozione. Uno sportivo che ha ricoperto di gloria e prestigio la città di Sant'Ambrogio. Ecco perché il Famedio non può attendere troppo. Il Famedio, la casa dei milanesi illustri al cimitero Monumentale di Milano, è il giusto destino di Cesare Maldini.

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