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Allegri, la firma prima del ritorno col Bayern. Juve, un'ora da pecora e mezz'ora da leone: un pareggio pericoloso non è un trionfo. Inter: Thohir vende, forse, anzi no. Capello in pole per il dopo Conte

Giornalista professionista e scrittore, editorialista del Quotidiano Sportivo che ha rifondato e diretto per cinque anni. Opinionista radio e tv. Twitter @EnzoBucchioni
26.02.2016 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 36838 volte
© foto di Federico De Luca

Una premessa inutile, ma doverosa. Sarei felice, da appassionato di calcio e da italiano, se la Juventus battesse il Bayern e riuscisse poi a vincere la Champions. Detto questo non capisco l'euforia dei bianconeri che hanno scambiato per un trionfo il pareggio per 2 a 2 dell'altra sera contro i tedeschi. Ringrazio i tifosi della Signora per le immeritate attenzioni che mi hanno dedicato e non è la prima volta.

La precedente, qualche mese fa, quando rivelai che Allegri stava pensando di andare in Inghilterra. Come avete visto era tutto vero e Marotta si è mosso in tempo per bloccare il suo allenatore e allungargli il contratto fino al 2019 con forte adeguamento dell'ingaggio. A proposito, l'accordo dovrebbe essere annunciato (non a caso) proprio prima del ritorno con il Bayern.

Torniamo al pareggio con i tedeschi. Per me è stato umiliante vedere la differenza che c'è tra la prima del campionato tedesco e la prima del campionato italiano. Per un'ora la Juventus è stata costretta a subire il palleggio, il possesso e il gioco del Bayern, una squadra straordinariamente organizzata e dotata di una enorme cultura calcistica che la porta a giocare in modi diversi anche all'interno della stessa gara senza perderne il controllo.

E' stata o non è stata una pesante lezione di calcio? Qualsiasi tifoso intellettualmente onesto (esistono?) non può che rispondere sì. Con amarezza, ma è sì.

Poi il Bayern si è deconcentrato, forse ha pensato di aver già chiuso i conti e ha sbagliato. La Juventus (anche grazie ai cambi) ha tirato fuori tutte le sue qualità migliori che sono il carattere, la grinta, la voglia di provarci sempre e comunque, di non mollare mai.

La Juve è una grande squadra e ha un grande gruppo e su questo siamo tutti d'accordo, ma (voglio sottolineare) in certe situazioni conosce solo il calcio dei poveri, si difende, lotta e riparte negli spazi. Questa è la sua caratteristica ma, secondo me, non le rende merito.

Come ha detto Guardiola, la Juventus ha giocatori di livello internazionale come Buffon, Pogba, Bonucci, Khedira, Marchisio, Dybala e ottimi elementi come Barzagli, Cuadrado, Evra, Mandzukic, Lichtsteiner, e proprio partendo da questo presupposto, io credo che la Juventus potrebbe avere una maggiore cultura calcistica e quindi un maggiore appeal. Un gioco più propositivo, una maggiore personalità. Se avesse un gioco più moderno, come il Napoli e la Fiorentina, con l'organico che si ritrova probabilmente avrebbe più chance soprattutto in Europa. Non ho mai pensato che questo Napoli e questa Fiorentina possano battere il Bayern, sono tecnicamente troppo lontani, ho portato ad esempio due modi di giocare molto propositivi senza perdere equilibrio, ma per chi non capisce o non vuol capire non c'è medicina.

Invece, difendersi e ripartire ci riporta un po' indietro. Se poi a qualcuno interessa solo il risultato, allora mi fermo. La Juve in Italia ha l'organico migliore, vince quindici partite di fila e non ha problemi di gioco o di non gioco. Chi guarda più avanti e vede il calcio internazionale, però capisce che una squadra capace di giocare solo negli spazi larghi, è limitata e limitante.

E' vero che la Roma col Bayern ha preso sette gol, ma quella Roma era solo presuntuosa. La Juve ne ha fatti due e presi due soli proprio per il suo equilibrio e il carattere, è ovvio che preferisco i bianconeri. Ma provare a vincere dall'inizio no?

Se guardo il Napoli, vedo un gioco migliore, più europeo. Non ditemi che la Juve ha battuto il Napoli, lo so. E che il Napoli è andato fuori dall'Europa League. Succede.

Parlando di calcio allo stato puro, credo che la squadra bianconera abbia un organico in grado di giocare anche in modo diverso, più divertente, più propositivo. Con un'altra cultura che vada oltre il trapattonismo riveduto e corretto.

Ho visto e applaudito grandi Juventus come quella di Lippi che sapevano difendere in undici con pressing e raddoppi, ma attaccavano anche in dieci, cercavano di imporre il gioco con grande intensità e continuità. Anche la Juve di Conte aveva una qualità di gioco superiore e maggiore personalità.

D'improvviso però scopro che a gran parte dei tifosi bianconeri va bene questo due a due che per me suona come una eliminazione anticipata e cercata. Almeno provate a giocare.

Una squadra come la Juve non può accontentarsi di mezz'ora da leone dopo un'ora da agnello, ha tutto per fare di più.

Il calcio comunque è strano e rispetto anche il coraggio o l'incoscienza di chi pensa che la Juve possa davvero battere il Bayern in casa dove i tedeschi non perdono da diversi anni. Allegri è giusto che lo dica, la Juve deve crederci, ma razionalmente mi sembra una mission impossible.

Non accuso Allegri, anche se per ridare un senso alla Juve è tornato in campionato al 3-5-2. Senza il trequartista si è adattato a un modulo che non ama, ma la Grande Rimonta è sotto gli occhi di tutti. Semplicemente la prima squadra della serie A, per me, con questo organico e se avesse un gioco diverso potrebbe sfidare i tedeschi con maggiore personalità.

Naturalmente spero di sbagliare e sarei felice con un bel catenaccio stile Inter di Helenio Herrera e gol in contropiede, ma temo che oggi questa cultura calcistica sia superata e in Europa regali sono soddisfazioni effimere come questo due a due pericolosissimo. Volete un dato? Bayern possesso palla 64 per cento, Juve 34 e giocava in casa. Basta così. Sono perle ai porci.

Devo ringraziare anche i tifosi dell'Inter. Pure loro, qualche tempo fa, mi dedicarono parecchie immeritate attenzioni. Perché? Semplicemente perché, tra i primi, mi permisi di sottolineare la delicata situazione economica dei nerazzurri e l'allarme rosso in caso di non partecipazione alla Champions. Cronaca senza commento. Ora che sono arrivati tutti e il caso è diventato internazionale, val la pena farsi qualche domanda. Come farà Thohir a far fronte a tutti gli impegni, compresi i riscatti di molti giocatori per un valore di circa 50 milioni? La vendita ipotizzata è stata smentita giusto ieri, ma nel comunicato dell'Inter c'è una contraddizione. A un certo punto Thohir ammette che ha dato mandato a Goldman Sachs di vendere quote. E chi entra in minoranza in una società con una situazione così difficile? Comunque c'è solo da prendere atto che Thohir, se servisse, è pronto a mettere ancora risorse proprie. Fino a quando? Nello stesso tempo prosegue la ricerca di partners commerciali. Ma c'è un altro nodo. In novembre (data prevista) se Moratti dovesse mettere in vendita il suo 30 per cento, per accordi Thohir dovrebbe rilevarlo. Valore 30 milioni. Che succederà? Fonti milanesi oscillano fra la possibile dismissione di Moratti e una sua affannosa ricerca fra amici e società varie , per cercare la possibilità di mettere in piedi una cordata per riprendere il controllo della società. Partita apertissima con la squadra in mezzo e un mercato che, come Thohir ha già annunciato, sarà limitato a tre-quattro elementi. Uno è Banega, un bel parametro zero low cost.

L'ultima conferma che abbiamo arriva dalla Nazionale. Contrariamente all'ingenuo e sconsiderato ottimismo di Tavecchio che ha sempre pensato di trattenere Conte in nazionale anche dopo l'Europeo, ora è chiaro anche a lui che il Ct se ne andrà. Dopo i vari colloqui avuti con diversi allenatori, il Chelsea ha stretto con Conte. Manca solo la firma, ma c'è un accordo formale. In nazionale chi andrà?

C'è il partito dello spendiamo poco, prendiamo un Bearzot, che vorrebbe portare Ventura in azzurro. Un altro, quello della visibilità, che tifa per Capello. Su questo nome molti sono scettici. Dopo aver fatto il ct dell'Inghilterra e della Russia, è giusto fargli allenare l'Italia? Ai poster l'ardua sentenza, direbbe Tavecchio.

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