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Allegri nella bufera. Ma con questo gioco la Juve può davvero vincere la Champions? I dubbi dei tifosi. Milan agli interisti, i grandi ex scatenano le polemiche, le bandiere in società non servono. Spalletti prigioniero di Totti: ci rimette la Roma

16.09.2016 00.00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 50848 volte
© foto di Federico De Luca

Tanto per capirci, non mi associo a chi sta massacrando la Juventus dopo il pareggio con il Siviglia. Poteva fare di più, ovvio. Allegri ha tardato le sostituzioni e Pjanic doveva giocare: su questo sono d'accordo. Ma siamo a settembre, ci sono molti nuovi da inserire, la condizione fisica non è ottimale e gli spagnoli sono venuti a Torino per impedire alla Juve di giocare. Nonostante tutto qualche occasione c'è stata, il secondo è stato un buon tempo.

E allora perché molti juventini sono scatenati contro Allegri e chiedono un gioco diverso, più coraggioso, più europeo?

Curioso. Il solo pensiero mi fa sorridere. Ripenso alla simpatica polemica che l'anno scorso mi ha visto duellare per mesi sui social network, in radio e in tv con i tifosi bianconeri scatenati. Cosa avevo detto? Una cosa semplice, quasi banale. Per me il 3-5-2 della Juventus è un gioco che va bene in Italia, per vincere all'estero serve altro. Bisogna imporre il gioco, stare più vicini alla porta, magari correre qualche rischio, ma aggredire sempre con personalità nella metà campo avversaria. Mi permisi di far notare che il Napoli giocava un calcio migliore e pure la Fiorentina (prima di scoppiare da gennaio in poi) aveva fatto vedere un calcio modernissimo.

Non l'avessi mai detto. Quando la Fiorentina e il Napoli sono finiti fuori dall'Europa League i tifosi bianconeri si sono scatenati. Ma io non mollo e oggi arrivano loro. Continuo a ritenere che Napoli-Fiorentina sia stata la più bella gara della scorsa stagione. La Juve è più forte per molte altre ragioni, ma come organizzazione di gioco e personalità offensiva il Napoli è superiore.

Sorrido perché un anno dopo, ragionando in chiave Champions, i tifosi bianconeri si sono accorti del problema. Contro il Siviglia è apparso chiaro come una Juve troppo lunga, gli esterni troppo lontani dalla porta, i centrocampisti senza grande spinta, abbia faticato a schiacciare gli spagnoli e a metterli in difficoltà nella loro fase difensiva. Tutto vero, ovvio. Il problema è questo e finalmente l'hanno capito.

Come detto, però, io non metto in croce Allegri perché mi sembra di aver intuito che anche lui è convinto che questa Juve debba giocare in modo diverso. Sta lavorando per quello, bisogna dargli tempo per dare un volto nuovo alla Juve, ma senza perdere gli equilibri in fase difensiva. Per chi non l'avesse notato, segnalo che la Juventus vista contro il Sassuolo ha giocato con il 3-4-2-1 in fase di possesso palla. Una evoluzione interessante che ha portato spesso Pjanic dietro Higuain in coppia con Dybala. A volte l'ha fatto anche Khedira con Pjanic più basso. In questo modo il gioco nasce più vicino alla porta, la creatività consente ad Higuain di avere più palle giocabili e alla Juve di essere meno prevedibile. L'altra sera con il Siviglia forse Allegri non si è fidato della condizione fisica di Pjanic (è stato fermo tre settimane), ha preferito andare sul sicuro e la vittoria l'avrebbe comunque meritata. Ora però mi aspetto anch'io, come i tifosi della Juve più evoluti dal punti di vista cultural-calcistico, una crescita progressiva delle conoscenze tattiche di questa squadra. L'organico è di grande qualità anche se manca un centrocampista (pensate a Witsel al posto di Asamoah con il Siviglia...) e consente ad Allegri dei cambi di modulo a seconda delle situazioni e dei momenti. Pjaca è un giocatore straordinario che potrebbe diventare col tempo quel trequartista mobile che Allegri aveva con il Milan. Ma le soluzioni non mancano. Con Pjanic dietro le punte si può pensare di avvicinare Dybala a Higuain per farli dialogare di più negli ultimi venti metri. Con la catena Dani Alves-Cuadrado sulla destra, Evra-Alex Sandro sulla sinistra si può arrivare (a volte) a giocare anche il 4-4-2 con il doppio centroavanti (Higuain-Mandzukic) e due interni di centrocampo come Khedira e Marchisio (quando tornerà).

Insomma, lasciate lavorare Allegri. Non fa mai cose per farle, non si regala fantasie o intuizioni particolari, deve andare sul sicuro, ma ha il passo del montanaro e con i suoi grandi equilibri prima o poi arriverà a schierare quasi costantemente (almeno in Europa) una Juve più brillante, meno diesel e più cavallo di razza. Ma, sono d'accordo con Allegri, il girone va solo vinto. Il gioco e le prestazioni devono arrivare da febbraio-marzo in poi, è in quel periodo che le squadre devono cambiare passo. Scudetto e soprattutto Champions si vincono da marzo in poi.

Gustosa anche la polemica scatenata da grandi ex milanisti (Albertini, Costacurta, Maldini, Eranio, ma non solo) per il passaggio in rossonero di due manager dell'Inter come Fassone e Mirabelli. Ma quando decine di giocatori (Pirlo su tutti) facevano avanti e indietro? Ma che senso ha parlare di dirigenti interisti quando non esistono più le bandiere neanche in campo, figuriamoci fuori. Fassone ha lavorato anche per il Napoli. Trattasi di professionisti. Stop. Caso mai il problema dovrebbe essere un altro: sono davvero il meglio, il massimo possibile per il nuovo Milan? Non lo so. So solo che forse questi grandi ex sono delusi perché loro tornerebbero volentieri al Milan , ma nessuno li chiama. Stimo Albertini e gli altri, ma non devono confondere il loro amore per il Milan con la programmazione dei nuovi proprietari che hanno diritto di mettere in società persone di fiducia. L'unica cosa che dovrebbe interessare anche ai milanisti delusi, se amano il Milan, è che questi dirigenti siano all'altezza. Se poi sono ex interisti, juventini o romani posso dire chissenefrega?

Ancora più divertente l'affare Totti. Mi sono commosso nel vedere una sorta di grande rappresentazione teatrale, qualcosa di trascendente, un momento di suggestione collettiva che ha preso lo stadio Olimpico domenica scorsa davanti alle magie di un Totti quarantenne che si trasforma nel Dio del Pallone. Epica pura. In pochi, però, hanno capito che il Totti day sarà il male della Roma. Una roba del genere non potrà succedere tutte le volte che Totti scenderà in campo. Ha i suoi anni, lo marcheranno meglio. Spero per lui che continui a essere protagonista, ma questa è la sconfitta della Roma e della campagna acquisti. Manca in mezzo al campo un leader talentuoso, un giocatore capace di dare i tempi, di mettere in moto la squadra. Tanti muscoli, ma nessun cervello sopraffino tanto che c'è voluto il Grande Vecchio per far capire come si deve giocare. E ora come la mettiamo? Totti torna in panchina? Non vorrei essere Spalletti che pochi mesi fa pensava di aver vinto la sua guerra di Roma e invece sta assistendo all'ennesimo episodio di una storia che dura da 25 anni. Roma prigioniera di Totti, ai suoi piedi, pronta a invocare questa divinità laica. Non la vedo bene se una squadra deve necessariamente dipendere da un ragazzo di 40 anni.

Invece l'avrei visto benissimo a Napoli. Sto parlando di Ibrahimovic. Ieri il suo procuratore Raiola ha detto a Radio Crc che Ibra ha pensato a lungo di chiudere la carriera a Napoli. L'avrebbe desiderato. Poi ha cambiato idea, è andato a Manchester con Mou e per me ha fatto male. E' vero che in Inghilterra l'hanno coperto di soldi, ma Ibra avrebbe trovato a Napoli quel calore e quell'affetto che non mai ha trovato in carriera. Lui poteva davvero essere l'uomo giusto per riportare lo scudetto a Napoli e (forse) provare a eguagliare il mito di Diego. Napoli gli avrebbe allungato la carriera. Raiola non gli ha detto che i soldi nella vita non sono tutto, soprattutto per gente che non sa più dove metterli. Peccato. Si pentirà Ibra, ne sono sicuro.

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