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Editoriale

Allegri: non scappo, non resto. Di Francesco: Malesani e la confusione. Monaco: giù le mani da Trap e Monto. Milan: sano realismo

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
02.04.2016 00.00 di Mauro Suma  articolo letto 24466 volte

Non vogliamo titillare a tutti i costi Massimiliano Allegri, persona bella e simpatica e ottimo allenatore. Ma il suo "non scappo" di ieri lascia dei dubbi. Non scappo, ovvero se ci sarà da spiegarvi qualcosa sarò qui a farlo. Senza misteri ma anche, in questo momento, senza certezze. Non scappo, non significa firmo, non significa resto, significa, forse, non voglio ripetere l'errore del pre Milan-Atalanta e quindi non dico nulla. A volte la situazione odierna fra Allegri e la Juventus ci ricorda quella fra Allegri e il Milan subito dopo la storicamente clamorosa vittoria del #MilanSenzaIbraeSenzaThiago del Febbraio 2013 a San Siro, 2-0, contro il Barcellona di Messi. Adesso firma, adesso firma, adesso firma...e invece niente rinnovo, sconfitta nel ritorno a Barcellona e undici mesi dopo quella vittoria pazzesca Allegri esonerato dal Milan. La firma è un attimo che va colto, finchè non arriva alimenta ipotesi e scenari. Il tecnico della Juventus conosce perfettamente questi aspetti.

Formalmente Di Francesco non fa nomi. Quindi nessuno al Milan si è sentito punto nel vivo e nessuno replica. Un modo sereno di fare spallucce, ma sempre spallucce sono. Al Milan c'è dialettica e movimento? Nessuno in casa rossonera lo nega, ma Di Francesco non può non sapere che questa è la natura del calcio. Il suo brillante ciclo al Sassuolo è nato proprio dalla confusione. L'ultima squadra allenata da Alberto Malesani è stata proprio il Sassuolo. Per cinque partite, dopo Di Francesco e prima del ritorno dello stesso Di Francesco, cinque sconfitte, porte girevoli in panchina, caos allo stato puro. Eppure adesso va tutto bene, la confusione va e viene, anche il nervo scoperto può essere presagio di momenti più confusi che, nel calcio, possono sempre sbucare da un momento all'altro dietro ogni angolo.

Non vogliamo essere piccati o assumere le sembianze di un disco rotto. O di una spuntata difesa d'ufficio. Ma al netto della modesta prestazione dell'Italia a Monaco, la prestazione di Riccardo Montolivo non è stata vista o valutata per quel che è stata. Molti avevano già deciso di giudicarla negativamente, la partita di Riccardo, ancor prima di scendere in campo. I social se ne sono appropriati per partito preso, per cattiveria allo stato brado. Ha giocato palla in avanti Riccardo a Monaco, pensate cosa riusciamo a scrivere. Presente nei flussi di gioco, attivo nei tentativi di chiusura, fluido e lineare per quel che si poteva in quel contesto. Non a caso Conte lo ha tenuto in campo 90 minuti e a fine gara ha parlato lui a bordo campo. Non stiamo parlando della prestazione della vita, ma il prevenuto accanimento anti-Riccardo ha dimostrato una volta di più quanto il nostro sia parafulmine. Prima di Buffon, di Bonucci, di Darmian, di Acerbi, di Motta, di Florenzi, di Bernardeschi, di Insigne e di Zaza sono andati a prendere e colpevolizzare lui. Sbagliato, ingiusto, a orologeria. Stesso discorso per il Trap. Lo sproloquio è stato da tempo non sono sdoganato ma anche usato a sproposito. Se al Trap capita di usarlo perché partecipa emotivamente al commento come fosse in panchina, ma ben venga. Che sia. Avanti Trap.

Non è autarchia, ma esercizio di sano realismo quello del presidente Berlusconi sul Milan giovane e italiano. E' la realtà con cui bisogna fare i conti e che va affrontata. Non fa sognare, non sana le ferite degli ultimi anni, non manda a nanna in sollucchero i tifosi rossoneri. Forse. Ci sta. Ma è una cosa detta con chiarezza, una linea precisa di indirizzo. Che già fa peraltro parte della realtà attuale del Milan. Da Donnarumma a Romagnoli, da Abate e Antonelli a De Sciglio e Calabria, da Bonaventura a tutti gli altri: ad ogni gara il Milan scende in campo con una media di 7/11 italiani. E i giovani continuano a crescere. Locatelli è il leader dell'Italia Under 19 fra le 8 migliori d'Europa, De Santis (difensore centrale da 10 gol quest'anno in Primavera) e Crociata ieri hanno prolungato al 30 Giugno 2018. Non sappiamo se questa sia o meno confusione, ma poche ore dopo un progetto annunciato e sostenuto dal presidente Berlusconi due giovani italiani si legano al Milan per altri due anni. L'italianità del Milan torna ciclicamente al centro del dna rossonero nei momenti in cui è necessario mettersi a testuggine, alzare la guardia, tenere duro, fare gruppo e andare avanti.

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