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Editoriale

Ancelotti, ritorno ma non adesso. Buffon, 19 partite e 120 minuti non sono una botta di culo. Mazzarri, non parla ma resta all'Inter. Conte, solo questione di carattere. Gattuso, quella strada che porta a Varese

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
17.05.2014 00.00 di Mauro Suma  articolo letto 38257 volte

Carlo Ancelotti è persona seria, uomo semplice e buono, ama le battute schiette e non i voli pindarici. Chi lo ha contattato in questi giorni di rimbalzo mediatico sul suo nome per la panchina del Milan si è sentito rispondere: Certo che torno, ma non adesso...Grande Carlo. Quello di sempre. Lo ricordiamo come se fosse oggi, invece erano cinque anni fa. Allenamento a Milanello, campo rialzato. Il Milan stava per andare a giocare a Firenze la gara decisiva per la Champions League. Era il Maggio 2009 e c'era verso l'esterno un mistero fitto attorno alla sua permanenza o meno al Milan, in realtà lui era arrivato al campo dopo aver registrato il filmato di benvenuto per il Sito ufficiale del Chelsea. Ci guarda fisso negli occhi, serio, ma con un sorriso appena accennato: "E comunque non finisce qui, io qui al Milan ci torno, non potrà che andare così". Cinque anni dopo Ancelotti è sempre Ancelotti. L'idea fissa rossonera sempre in testa e nel petto. Ritorno, ma non adesso. La vita continua, ma con una certezza. Carlo Ancelotti uomo vero e gli uomini veri non cambiano mai.

Domanda a Gigi Buffon, cambieresti tre Scudetti con una Champions League. Sospiro, attimo di attesa e risposta di Gigi: "Mi mettete in difficoltà, però tre Campionati sono tre anni di lavoro duro quotidiano, una Champions può anche essere una botta di culo". Eh no, caro Gigi! I milanisti che ascoltavano quell'intervista non l'hanno presa bene. Anche perché il pensiero è andato all'ultima finale di Champions giocata da Buffon, 28 Maggio 2003, Manchester, Milan-Juventus ai rigori. E' vero, il rigore ha una componente di attimo, di fortuna. Ma in quella Champions per il Milan la Finale era stata la gara numero 19: 2 preliminari, 6 partite prima fase a gironi, 6 partite seconda fase a gironi, 4 gare di Quarti e Semifinali, 1 Finale con 120 minuti di gioco. Una squadra che vince dopo 19 partite e che nelle 4 Champions League consecutive, anche lì quattro anni di lavoro, arriva 2 volte in Finale e fa 1 Semifinale e 1 Quarto di finale, sempre la migliore italiana, non vive di botte di culo. Non sappiamo se fosse proprio questo il riferimento di Gigi, forse abbiamo pensato male...

Qualcuno si è impressionato perché domani Walter Mazzarri non fa la conferenza stampa pre Chievo. E ancor di più perché Mihajlovic parla solo dopo la partita della Sampdoria. Hai visto mai? Intrecci, scambi, panchine girevoli. Ci sta tutto nel calcio, ma la nostra impressione è che Mazzarri non rinuncerà all'Inter. Vero che avrebbe gradito il prolungamento spalmato: un anno in più con meno soldi l'anno prossimo ma con più soldi nei due anni. Ma dal momento che Thohir non sembra sentirci da questo orecchio, pur facendo buon viso a cattiva sorte Mazzarri ha deciso di cambiar progetto: arrivare al prolungamento durante la prossima stagione, facendo bene nella prossima stagione. Resta comunque un allenatore destinato ad essere sempre al centro di chiarimenti e fasi concitate, ad ogni fine stagione. Era un po' così anche a Napoli.

Il presidente Agnelli pare aver colto la palla al balzo. Sapendo che Antonio Conte non ha squadre alternative e che non è fatto per un anno sabbatico, ha deciso di pungolare il suo carattere. Nessuno è indispensabile alla Juventus. Frase detta per dare un obiettivo ad Antonio Conte: dimostrare di essere indispensabile. Qualcosa che sul piano caratteriale vale forse più del quarto Scudetto di fila e un po' meno, ma poco meno sul piano dell'orgoglio, di una Champions che appare comunque irraggiungibile. Conte è simile a Mazzarri come pressione sanguigna. A fine stagione, deve scaricare la tensione, deve puntualizzare. Il presidente Agnelli lo ha capito, al volo, da presidente dinamico e giovane qual è, e senza troppi giri di parole ha risolto. E Conte, che pure si è guardato molto attorno, alla fine rimarrà.

Rino, Rino. L'esperienza di Palermo ha dimostrato che quello dell'allenatore è un mestiere in cui è fondamentale farne tanta di esperienza. Ragionevole, ponderata e misurata. Non al Videoton, con tutto il rispetto. Magari però in un'altra città che inizia per V, ma molto più vicina alla sua casa, alla sua famiglia, a quella stessa Milanello in cui lui, gloria rossonera allo stato puro, sarà sempre accolto come uno di casa. Una città di che si chiama Varese. La squadra si deve ancora salvare, le cose da vedere sono ancora tante. Ma Varese potrebbe essere, lo è già stato per altri allenatori importanti e di categoria in Serie A, il trampolino di lancio giusto per il grande Rino Gattuso.

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