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Attenta Juve, la Roma ha più fame. Mazzarri: non solo Zenga, Mancini, Moyes e Spalletti, sale Materazzi. Milan: Balo non ci manchi. Vidal-Cuadrado: Fiorentina più brava

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
18.10.2014 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 24481 volte

A metà settimana Massimiliano Allegri ha chiamato a raccolta gli juventini, sulle colonne del Corriere della Sera. Doveva essere l'adunata, il segnale di un ambiente che si ricompatta e si ripropone. Invece si è rivelata una chiamate alle armi all'incontrario. Dopo la sua intervista, si è scatenata la Roma. Parole giallorosse da tutte le parti. Mai una squadra italiana è andata giù così dura contro l'altra, forse neanche Mou. I suoi erano spot, ora contro questo ora contro quello. Ma da Roma contro la Juventus abbiamo assistito ad una offensiva strategica totale a tenaglia. Da De Sanctis a Garcia la manovra di accerchiamento è stata implacabile, a tutto campo. Altro che il violese degli anni Ottanta. De Sanctis piatto come pochi altri, Garcia addirittura virulento. E la Juventus? Tace e snobba. Snobba e tace. Forse perché si sente più forte, forse perché non ha voglia di estremizzare il confronto con l'alleato in Lega, forse perché è più importante il fronte aperto sul risarcimento post-Calciopoli con la Federcalcio. Ognuno la pensi come vuole. Ma la Juventus del 2012 era diversa. Ad ogni alito di vento del Milan, la Juve di Conte e Marotta replicava dura, quasi con la bava alla bocca. Quella Juventus aveva più fame del Milan e forse anche per quello vinse quello Scudetto 2011-2012. Oggi chi passa agli occhi dell'opinione pubblica per avere più passione civile nella reazione a Juve-Roma, è la Roma stessa. Dura, cazzuta, intransigente. Anche Allegri è diverso dal 2012. Da Milanello scattava come una molla ad ogni domande sulle bordate juventine. L'Allegri di ieri a Vinovo non ricorda per niente quello rossonero. Un Allegri da ordinaria amministrazione, quasi burocratico, assente, lontano. E la Roma con la sua fame azzanna...

Mazzarri accerchiato. Mazzarri nell'alveare dei pretendenti, veri e presunti, alla sua panchina. Il calcio è strano. I sette gol in due partite, i tanti infortunati, sembra scontato che l'Inter perda contro il Napoli. Tutto troppo facile, troppo scontato. Niente di più facile che il solito calcio stia preparando il terreno per la vittoria nerazzurra...In quel caso Walter Mazzarri sarebbe sempre più saldo sulla sua panchina, anche dopo le varie investiture presidenziali. A proposito: l'intervista di ieri al Sito dell'Inter, è la conferma di quanto Thohir abbia colto in pieno l'avversione al tecnico da parte della folla nerazzurra e abbia posto la questione di fiducia. Come spesso si fa in politica, quando il governo pone questioni di fondo. Sostenete la squadra, e quindi anche il tecnico, ve lo chiedo di cuore. Mazzarri ringrazia. In ogni caso l'alveare, nel caso malaugurato in cui la situazione precipiti, è così popolato: Zenga, in pole position. Ovvero, se la stagione prende una butta piega buttiamoci almeno sull'interismo. Moyes, per via del fascino United che Thohir subisce. Ma: costa troppo. Spalletti: idem. Mancini: sempreverde. Attenzione però all'outsider. Se volesse, potrebbe liberarsi dalla panchina indiana del Chennaiyin. E' Marco Materazzi, reduce da un buon avvio di stagione con la squadra indiana. Visto che il presidente Thohir si dichiara tifoso assoluto dell'Inter, lo sbocco potrebbe essere quello di uno degli idoli più recenti della gente nerazzurra.

Due momenti. Babacar, giocatore con tutto il rispetto molto meno dotato da madre natura di Mario Balotelli, due settimane fa si dannava l'anima da solo contro l'Inter nella Fiorentina dei grandi assenti. Lottava su tutti i palloni, si proponeva da tutte le parti e aggrediva scattando tutte le zolle del Franchi. La squadra aveva bisogno e lui era al suo servizio. Quante volte Montolivo e compagni avevano chiesto questo a Balo nella scorsa stagione...Altro momento. Le agenzie battevano questa settimana le frasi dello stesso Mario Balotelli dirette a Cesare Prandelli. Un brivido, la fonte imperlata di sudore: Oddio, adesso la vigilia di Verona-Milan diventa come l'anno scorso un lungo, teso, nervoso, batti e ribatti attorno a Mario Balotelli. No, ci svegliamo. Mario non è più al Milan, E' al Liverpool. Ed è così che ci siamo ripresi, accogliendo anche la notizia dei recuperi di tutti gli infortunati, da Diego Lopez a Bonaventura, da Menez a Van Ginkel. L'anno scorso la vigilia di Verona-Milan, con la rivalità fra bresciani impersonati da Balotelli e i veronesi, era stata sorniona e tranquilla per i gialloblù, elettrica e fuorviante per i rossoneri che sono stati contagiati dall'uno contro uno voluto e poi subito da Mario contro l'intero Bentegodi che lo avrebbe poi sopraffatto puntando sull'ironia. Nulla contro Balotelli. Ma la lettura di questa settimana, di come è stata e di come invece avrebbe potuto essere se Balo fosse ancora qui, ci ha confermato come Mario non manchi al Milan. Lo ha confermato nelle trasmissioni di Milan Channel, Paolo Berlusconi splendido padrone di casa a Segrate al secondo derby vintage per il nostro Claudio Lippi ottimamente organizzato da Veronese e Francioso. Ed è la stessa serenità che abbiamo trovato a Riccione, Romagna rossonera. Sono nati nel 1984 quelli del Milan Club Riccione, quando il Milan era una matricola e perdeva sempre i derby. Ma i Milanisti avevano lo stesso il sacro fuoco. Bene, va riacceso. Fin da domani, a Verona. Dove è dura sempre, ma dove lo sarà soprattutto domani.

La Fiorentina in estate è stata sul punto di cedere Cuadrado, nello stesso identico modo in cui la Juventus è stata ad un millimetro dall'operazione Vidal in uscita. Sono sempre situazioni delicate quelle in cui un giocatore è ormai psicologicamente ceduto, concettualmente partito. Se poi per mille e un motivo l'affare non si concretizza, riattaccare la spina è tutt'altro che facile. Non c'è niente di automatico nel calcio. Soprattutto quando un rapporto è ormai concluso e rimane formalmente in piedi solo per la mancanza di una firma, per un contratto non compilato, un dialogo di mercato non portato a termine. Riavvolgere può essere un problema irrisolvibile. In questo senso però la Fiorentina è stata più brava con Cuadrado. Il colombiano ha resettato. Sente quanto la città e la squadra abbiano bisogno di lui con tanti assenti e lui c'è. Corre, tira, segna. Vidal invece è psicologicamente ingolfato. Forse perché non sente più il morso di Conte. Forse perché in cuor suo pensa che se si fosse operato prima avrebbe giocato meglio con il Cile quel Mondiale a cui teneva tantissimo. Oppure perché con tutti i campioni nell'organico della Juventus, sente di potersi permettere qualche lungaggine. Vai a capire. Innegabile però che il mercato del tira e molla abbia restituito un campione alla Fiorentina e ne abbia invece sottratto uno alla Juventus.

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