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Editoriale

Attenti all'Inter: Mancini ha un'idea, Thohir un'altra... Ma si fa ancora mercato! Milan: tutti i nodi del comunicato su Galliani, la speranza di Inzaghi e le tre strade di Silvio. E tra Cassano e la Juve...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
27.01.2015 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 67572 volte
© foto di Federico De Luca

Ciao. Sono indignato. Molto. Un Paese che attacca la Carrà e il suo "Forte Forte Forte" è un Paese che ha ormai smarrito ogni valore, un Paese alla deriva, altro che Grecia e pita gyros belli piccantini. Al limite prendetevela con Iapino, oh voi infamacci che dite "La Carrà è trash, la Carrà è da servire sul carrello dei bolliti con la mostarda e la salsa verde". Lasciate stare la divina, già straordinaria interprete del Tuca-Tuca. Per questo, in totale solidarietà con la Raffa nazionale, questo editoriale sarà "Forte Forte Forte".
O quantomeno Forte Forte.
Forte andrebbe già bene.
Diciamo "fortino" che fa rima con Iapino (tra l'altro padre illegittimo di Medel: sono uguali).

Sia chiaro, non visto neanche un minuto del suddetto "Forte Forte Forte", né me ne impipa: trattasi di pretesto per non iniziare l'editoriale con lo scontatissimo "A Milano il calcio è in crisi".

Ora possiamo iniziare: a Milano il calcio è in crisi. Anzi no, prima parliamo di Magalli. Un Paese che per combattere i magnoni della politica acclama Magalli come nuovo presidente della Repubblica è un Paese illuminato, geniale. Forza Magallone sei tutti noi. Meno speranze purtroppo per Malesani.

Ora possiamo iniziare: a Milano il calcio è in crisi. Prima però un'ultima cosa: mentre scrivo non so se Scanu è stato eliminato dall'Isola dei Famosi. Tra l'altro sono in diretta da Michele e Alfredo a Sportitalia per cui non posso neppure televotare. Per favore, televotate Scanu. Forza Valerione, devi restare là, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Magari per sempre.

Ora possiamo iniziare: a Milano il calcio è in crisi, a Roma invece no. E infatti Gigi Marzullo va all'Olimpico, ché lui mica è scemo. Si fa una domanda ("Dove vado allo stadio?"), si dà una risposta ("All'Olimpico, son mica pirla").

Ora possiamo iniziare per davvero: A MILANO IL CALCIO E' IN CRISI. E la crisi non sai mica se è più milanista o interista. Ormai è diventata l'unica soddisfazione dei tifosi rossonerazzurri: sperare che i cugini facciano peggio per bere il cappuccio in santa pace il lunedì mattina al bar. Il sottoscritto, per dire, per non farsi rompere i santissimi è andato in un bar di cinesi dove fanno cappuccio cinese e brioche cinese a un euro tondo. Ho pensato: qui non gliene fregherà un accidente delle nostre beghe pallonare. Io: "Mi fa un cappuccio cinese per cortesia?". Il barista: "Ecco a lei anche la sua blioche. Apploposito, Intel melda". Effetti della globalizzazione.
Devo dire che - pur se in estrema sintesi e con un sottile giro di parole - il barista cinese ha detto quello che pensano in molti: l'Inter con grande maestria e opportunismo è riuscita nell'impresa di rubare le prime pagine al Milan più derelitto dell'era Berlusca. Merito del partitone contro il Torino, merito di 90 minuti passati a far girare la palla secondo gli antichi dettami del celebre Caccamo: "Gira la palla, gira la palla, gira la palla e falla gira'!". Solo che poi a un certo punto ti devi inventare qualcosa, altrimenti vinci la guerra del possesso palla ma gli altri di rimando ti servono un bel birrone Moretti ghiacciato al minuto 94.
Il Mancio ha le sue belle ragioni: questa squadra deve completare il processo di "smazzarrimento" (e cioè di una squadra che pensava al "primo, non prenderle" e ora ragiona sul "primo, darle"), gli attaccanti devono osare di più, a Kovacic si deve levare l'alibi del "giovine 20enne che deve essere aspettato", dal mercato devono arrivare altri rinforzi e bla bla bla. Tutto vero, ma è vero anche che bisogna uscire dall'equivoco della squadra scarsotta che più di tanto non può combinare. La rosa dell'Inter non è scarsotta, soprattutto per questa serie A. Di sicuro non è più scarsotta della rosa del Torino o dell'Empoli (quattro tiri in totale dei nerazzurri verso Sepe e Padelli nelle ultime due gare di campionato). E allora Mancini ha ragione a sparare alto, a pretendere gli Yaya Touré e i Lucas Leiva, a parlare di scudetti che verranno e Champions da riconquistare, ma a un certo punto deve anche cominciare a portare a casa quei "cosi" che troppo spesso (soprattutto durante i periodi di mercato) passano in secondo piano perché tanto "c'è tempo": i punti.
Se davvero Mancini crede al terzo posto, ha il dovere di parlare meno dei futuri fenomeni che forse l'Inter acquisterà e si deve concentrare sugli onesti mestieranti che ha a disposizione oggi. Il parallelo con il Milan è esemplare: in casa rossonera le responsabilità possono tranquillamente essere distribuite tra presidente, dirigenza, allenatore e squadra, all'Inter invece patron e dirigenti il loro lo stanno facendo alla grande, persino oltre le previsioni (anche se in maniera poco simpatica c'è chi comincia a chiamare Podolski "Massimo Poldi").
Già, Thohir. Dice: "Non abbiamo l'ossessione della Champions" e "non c'è nessun allarme economicamente parlando" e "Mancini se vorrà prolungherà il suo contratto". Parole che tranquillizzano l'ambiente, che suonano come garanzia per il futuro, parole forse un po' troppo "morbide": il presidente indonesiano abituato al "se si vince bene, se non si vince bene lo stesso" degli sport americani, dopo aver imparato che in Italia se vuoi stare a galla devi spendere, deve capire che da queste parti del globo se offri troppi alibi ai tuoi finisce che "i tuoi", gli alibi, se li prendono tutti.

Questioni rossonere. Da due settimane abbondanti la solfa è sempre la stessa e sotto gli occhi di tutti: le cose vanno male, malissimo, soprattutto è di grande attualità il gioco "troviamo il responsabile dello scempio rossonero". C'è chi dà la colpa al mister, chi ai giocatori, chi al responsabile del mercato, chi al presidente, chi a tutti i precedenti in egual misura. C'è chi come il sottoscritto propone soluzioni "illuminate" con il culo ben poggiato sulla sua scrivania perché, diciamolo, digitare sulla tastiera è ben più facile che agire. Non esiste una verità assoluta e di sicuro questa settimana non vi ammorberò con le chiacchiere che vi propino da almeno due settimane su Seedorf, Inzaghi, Galliani eccetera eccetera. In ogni caso ci sono dei dati di fatto incontestabili che prescindono "la crisi" e sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto dei tifosi rossoneri. Fatto n° 1: a Mexes son saltati i nervi. Capita a tutti: all'operaio incazzato dopo 10 ore di lavoro, alla casalinga costretta al "lava e stira", al giornalista che scrive scuola con la q e se ne accorge troppo tardi, a mia nonna e a tuo zio. Il ragazzo ha chiesto scusa, giustamente non è stato convocato per la partita di oggi e chissà per quanto resterà fuori. In futuro probabilmente avrà modo di rifarsi, ma non in rossonero. E' un discorso molto populista e paraculo, ma francamente inevitabile: chi guadagna 4 milioni di euro non può permettersi di sbroccare. Fatto n° 2: abbandonare Inzaghi al suo destino non è "da Milan". L'allenatore ha molte responsabilità ma il fatto che – giocatori e Cesarone Maldini a parte – nessuno abbia speso una parola per dire "siamo dalla parte del mister" sa molto di vigliaccata. Le cose sono due: o il club ha già optato per l'esonero e allora non si capisce cosa vada a fare il tecnico in panchina stasera, o attendono il risultato del match di Coppa Italia per decidere. In questo caso un qualunque dirigente avrebbe avuto dire "Pippo non si tocca" anche a costo di dire una balla spaziale. Fatto n° 3: la Curva Sud ha rotto gli argini e individuato un responsabile, che poi – mai nominato nel comunicato ufficiale uscito ieri – è Galliani. L'uomo mercato del Milan in tanti anni ha fatto le fortune del club, ora – complice anche la minor disponibilità economica - si limita ai cosiddetti colpi "a parametro zero". Parliamoci chiaro, il problema non sono i "parametri zero", semmai i "parametri zero di 4543 anni che guadagnano un botto di quattrini". Questa la rosa rossonera attualmente a disposizione di Inzaghi: Abbiati (antico parametro zero che prende 1 milione di stipendio), Agazzi (fresco parametro zero, 700 mila euro all'anno), Lopez (zero ma 2,5 milioni tutti meritati), Abate (riscattato per qualche milioncino dopo essere cresciuto nelle giovanili rossonere e 1,8 milioni in busta paga), Armero (prestitone da 1,5 milioni di ingaggio), Albertazzi (preso alle buste il 20 giugno 2014 dopo essere stato acquistato nel 2008, il meno pagato della rosa), Bonera (comprato nel 1345 per pochi milioni. Il suo "peso" a bilancio? 1,2 milioni), Alex (zero e 2,5 di emolumenti), De Sciglio (proveniente dal settore giovanile, 1,5 milioni di ingaggio), Mexes (zero, un mistero da 4 milioni di euro per 23123 anni), Rami (pagato 3,5 milioni, quasi il doppio del suo stipendio). Zaccardo (scambio con Strasser e Mesbah, 900 mila euro anni), Zapata (pagato 6 milioni, 1,6 di ingaggio), Bonaventura (pagato 7 milioni, l'unico che si sbatte per appena 1 milione di euro), De Jong (pagato 3,5 milioni, altrettanti di bonifico), Essien (zero, doveva giocare solo con l'Atletico e prende 2,5 milioni a stagione), Montolivo (zero, 3,5 milioni annui), Muntari (zero, piedi "buoni" da 2,5 milioni), Poli (pagato 3,5 milioni, 1,5 l'accredito sul suo conto), Suso (zero), Van Ginkel (prestitone, 1,5 milioni tolti dai conti del Chelsea), Cerci (non l'ho capito, credo prestito ma al prezzo dei 4 milioni annui di Torres), El Shaarawy (2,4 milioni di stipendio, un po' di milioncini al Genoa e in bocca al lupo al ragazzo, davvero sfortunato da due anni a questa parte), Honda (zero), Mastour (pagato meno di un milione), Menez (zero, 2,4 milioni di ingaggio), Pazzini (pagato 7 milioni più Cassano e titolare di un accordo da 2,5 milioni). Stop. Questa lista dice che sono state fatte cose buone e altre meno buone, ma la domanda è: quanti di questi giocatori possono portare quattrini nelle casse del Milan in caso di cessione? Troppo pochi. Fatto n° 4: Berlusconi deve immediatamente fare qualcosa. L'esonero di Inzaghi non è scontato, il fatto che debbano essere prese delle decisioni per cambiare la situazione sì. Il presidente ha tre strade: vendere a cifre appetibili, quotarsi in Borsa (ma ci vuole tempo), decidere di tornare a spendere per i cartellini e non per gli ingaggi. Al momento si parla di Destro, dovesse arrivare sarebbe un buon colpo per fare una cosa incredibile, inimmaginabile, fantascientifica: giocare con una punta di ruolo.

In chiusura due boiate su questo e quello.

-Sabatini sta per piazzare il colpo Luiz Adriano e molto probabilmente non si fermerà all'attaccante. Salah e Balanta gli altri nomi sul taccuino
-La Juve dal canto suo si gode Pogba, finge indifferenza ma prepara il piano "alla Zidane" per il francesino: Allegri ha mandato un messaggio chiaro a tutta l'Europa del pallone dicendo che ci sono giocatori che valgono «100 milioni di euro». Ora bisogna aspettare i compratori: lo United s'è già fatto avanti con un'offerta bassa, il Real aspetta di capire come andrà a finire con l'indagine aperta dalla Fifa. E chissà che Guardiola non lo chieda come dono al suo prossimo club. Marotta intanto fa già i conti su come poter spendere questa montagna di denaro. Il primo obiettivo? Una prima punta di livello assoluto (Dzeko?).
-Attenti a Cassano: potrebbe profilarsi un clamoroso ritorno all'Inter ora che Mazzarri non c'è più. I rapporti con Ausilio sono buoni, il giocatore è libero, bisogna solo aspettare che Osvaldo gli liberi il posto. Ma occhio anche alla Juve che ci sta facendo un pensierino. Allegri è sempre andato d'accordo col barese e lo vedrebbe bene come vice-Tevez. Soprattutto se l'affare Zaza non andrà in porto...
- Se Montella se ne va, per la Fiorentina occhio a Walterone da Livorno.
- Infine, una precisazione: tra Twitter e Facebook mi hanno scritto molti lettori rossoneri grazie all'eco data dall'ottima redazione di Milannews. C'è chi gradisce quel che scrivo (grazie davvero per le belle parole), chi mi punzecchia secondo l'assunto "sei interista e un po' figlio di maiala quindi evita di parlare di Milan". Detto che mia madre ringrazia sentitamente i suoi ammiratori, vi confesso che sono di parte solo quando si parla di due soggetti: 1) Ieri era Natale (chi la capisce la capisce…). 2) Jonathan. A proposito: Mancio, qui comincio a perdere la pazienza… #manciodaiunachancealdivinononèverocheèinfortunatosunondirecazzate

Ps: mi dicono in extremis che è saltato il puntatone dell'Isola causa nubifragio. Scanu è salvo. A meno che Rocco… (Twitter: @FBiasin)

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