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Editoriale

Attenzione: il rivale di Seedorf al Milan non è Donadoni. E neanche Inzaghi (ecco nome e dettagli). Conte, un sì con... gelato: ma ci sono succulenti novità. Mazzarri-Inter: le strane rivelazioni di domani è un futuro che spaventa

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai e Telelombardia
20.05.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:   articolo letto 68488 volte
© foto di Federico De Luca

In quel tempo c'era il campionato. E il campionato terminò sul dischetto grondante calce dello stadio Franchi di Firenze. Alessio Cerci calcia al minuto 95, sbaglia, e tira giù la serranda alla serie A 2013-2014. Se davvero esiste un supremo sceneggiatore del calcio, quello che va a cominciare sarà il Mondiale del riccioluto granata, ma profetizzare è utile come un rappresentante della Gillette che bussa a casa Moscardelli.

E allora archiviamo il baraccone secondo il principio del "cosa resterà". Giusto per ricordare che il nostro sarà anche diventato il torneo della mutua, ma continuiamo a non poterne fare a meno.

Dieci flash stagionali in ordine assolutamente casuale e poi vi dico quel poco che so su allenatori e cazzibibboli vari.

1) Balotelli che manda affanzum Banti, arbitro di Milan-Napoli. Balotelli che tira una manata a un cameraman. Balotelli che lancia la sfida ai tifosi del Verona. Balotelli che insegue il ladro di telefonini e gli rifila un paio di saracche. Balotelli perseguitato da noialtri giornalisti. E allora il sottoscritto fa le scuse preventive a Mariolino per cattiverie e maltrattamenti vari. Roba da paraculi? Assolutamente sì, sai mai che a un bel punto tocchi salire sul carro del Mondiale...

2) Galliani che si dimette in maniera irrevocabile. Galliani che torna al suo posto in maniera irrevocabile. Seedorf che "è e sarà l'allenatore del Milan". Seedorf che "era e non sarà l'allenatore del Milan".

3) I cori di discriminazione territoriale, ché se canti "terroni fetentoni" o "polentoni merdoni" ti chiudono la curva. Se invece disonori morti e glorie varie finisce tutto in cavalleria. Boh...

4) La mini diatriba Garcia-Conte, unico schiribizzo dialettale di stagione. Ahimè, di portata ridicola se paragonato alle vette che furono del genere "io conosco solo Monaco di Tibèt, Monaco di Baviera o gran premio di Monaco".

5) Il programma di seconda serata - indiscusso campione di share e divertimento - "Walter Mazzarri post-gara Show". Giornalista: "Mazzarri, oggi avete perso". Allenatore: "Sì, ma io so fare la carbonara ai tre pepi come nessuno, lo chieda a chi mi conosce". Giornalista: "Sì, ma oggi l'Inter ha fatto ridere". Allenatore: "Sì, ma io ho salvato la Reggina!". Giornalista: "Sì, vabbè, che c'entra...". Allenatore: "Senta non mi faccia dire altro, a fine stagione rivelerò il segreto della carbonara ai tre pepi. Ma solo a fine stagione".

6) L'universo Wanda Nara e le gioie di "Google Image".

7) I vecchi Gila, Toni, Totti, Di Natale: 60 gol in 4 per complessivi 143 anni. Vi vogliamo bene ragazzi (Mario, prendi esempio...).

8) Mister Varidoianis, alias Alberto Malesani, e il suo percorso netto a Sassuolo. Ti vogliamo bene, uomo.

9) Lo sbarco sul pianeta Italia di Thohir, l'indonesiano che nessuno ha ancora capito se ci è o ci fa. Esempio: "Non si può comprare se prima non si vende". E acquista Hernanes pagandolo poco meno di 20 fichi. "La priorità è il bilancio. Ma prenderemo uno tra Dzeko, Morata o Torres". Tenete presente che gli stessi, in questi 10 minuti di lettura, hanno guadagnato circa cento euro cadauno (calcolo per difetto. Porca schifa impestata...).

10) Le prime apparizioni in Italia del giovin Minala, giocatore della Lazio presente in campo il giorno dell'ultima a San Siro di Zanetti. Pare che di fronte allo striscione "41 e non sentirli" il ragazzo si sia tradito: "ammetto, facevo il corso di judo con Lotito alle medie, ma lui li porta peggio".

Ora le cose serie. Alla festa di presentazione della nuova sede del Milan c'era la qualunque, soprattutto l'architetto Fabio Novembre. Ha detto così: "Il Milan è un'idea prima che una squadra". E: "La vecchia sede del Milan era uno sgabuzzino".

Ora le cose serie. Per davvero.

Seedorf attende speranzoso. Inutile scrivere come la penso, lo sapete già: nella stagione peggiore dell'era Berlusconi ha portato il Milan a soli tre punti dai cugini "dell'ottimo Mazzarri". Ha mantenuto una media da zona Champions. Solo che ha il caratteraccio e non sta simpatico a parte della rosa (quella italiana). Ecco, per questo motivo e per il fatto che non ha trovato appoggio all'interno del club, il Milan è disposto a liquidarlo coprendolo di soldi. Insisto: un'assurdità. Piuttosto meglio liberare i giocatori che col tecnico non vanno d'accordo: a conti fatti costerebbe decisamente meno.

L'olandese ha solo due speranze (che poi in realtà è una sola). 1) Silvio Berlusconi cambia idea e va avanti lungo la strada che lui stesso ha tracciato. 2) Il Milan non trova alternative.

Chi scrive vi può dire che: Pippo Inzaghi non convince per mere questioni legate all'esperienza. Donadoni piace ma probabilmente resterà a Parma (e Ghirardi dopo la meritata sbornia domenicale non ha alcuna intenzione di mollarlo). Spalletti e Montella sono fregnacce. E allora? La verità è che il nome in pole position è quello di Cesare Prandelli, ct col futuro azzurro, ma anche no. Sappiamo con certezza che il selezionatore non ha ancora ricevuto la proposta formale per il rinnovo dell'accordo con la Figc. Sappiamo che lo stesso ct si è piuttosto innervosito per alcune notizie non confermate e uscite su alcuni quotidiani: le stesse legherebbero il prossimo addio di Albertini alla federazione a presunti screzi con lo stesso ct. Sappiamo soprattutto che ai Berlusconi (papà e figlia) Cesare piace eccome, in particolare perché ha tre caratteristiche che ben si conciliano con l'attuale mondo Milan: 1) Costa poco. 2) È libero ed esperto. 3) È l'unico che ha saputo far giocare Balotelli come piace a patron Silvio: in area di rigore. Offerte ufficiali ancora non ne sono arrivate, ma chi bazzica il presidente rossonero conferma che l'interesse è concreto e reciproco.

Anche di Mazzarri sapete quel che penso. La situazione dopo l'ingloriosa chiusura di Verona è precipitata: la gran parte dei tifosi nerazzurri non sopporta il tecnico di Livorno nonostante il quinto posto conquistato. Domani Walter vuoterà il sacco: difficile che si arrivi a un prolungamento del contratto (Thohir non è disposto a confermare il sontuoso ingaggio da 3,5 milioni e semmai ne spalmerebbe 5 totali sulle stagioni 2014-2015 e 2015-2016. Diciamocelo: comunque un sacco di soldi).

Il rischio sempre più concreto è quello dell'"allegrata": avanti insieme con un presidente convinto solo per questioni legate al contratto, un allenatore in scadenza e - a differenza di quel che accadde al Milan - il tifo in disaccordo. Praticamente una frittata annunciata. Ha senso iniziare la stagione con questi presupposti? Mio nipote di cinque anni, interrogato a proposito, mi fa: "Certo che no orcatroia! Possibile che non lo capiscano in società?". Gran maleducato mio nipote.

Infine la Juve e tutto il cucuzzaro. Giusto ieri ho avuto modo di parlare con un buon amico di Conte, un allenatore in attività assai bravo che davvero non posso sputtanare. Mi fa: "Antonio paga il fatto che certa stampa lo faccia passare per saccente e arrogante. In realtà è un pezzo di pane innamorato della Juventus, della sua famiglia e delle cose semplici. C'è rimasto male per l'eliminazione in Europa League, ma non ha avuto abboccamenti con squadre straniere e al 99,99% resterà alla Juve". Così sarà al di là dei nervosismi e del malumore che è serpeggiato negli ultimi giorni. Lo ha ufficializzato pure la Juve con un tweet enigmatico in prima serata: "Stagione 2014/15: allenatore Antonio Conte". Il tecnico ha bisogno della Juve e la Juve vuole Conte. Resta da discutere la questione rinnovo, che per il momento è con...gelata come il cono (pare al gusto Puffo, il preferito di Giovinco tra l'altro) con il quale Antonio ha festeggiato dopo la riunione fiume con Agnelli.

Ps. Onore a una città, Bologna, ex regina dello sport, oggi maltrattata da amministrazione pubblica e dirigenti vari (non solo nel calcio). Uno su mille ce la fa, canta l'intramontabile Gianni. Anche 17 su 20 c'è la fanno. Tutti gli anni. Non era così impossibile.

Ps2. In settimana sul solito social ho scritto una roba del genere: "Non rinnovare Cambiasso è una legittima scelta della società. Ora l'Inter deve semplicemente trovare un altro centrocampista di livello, magari esperto, disposto a guadagnare poco e che sia serio e affidabile. Un Cambiasso per dire...". C'è chi si è trovato d'accordo, c'è chi invece mi ha scritto "quando si fa una rivoluzione, meglio farla del tutto". In ogni caso grazie di tutto Cuchu. Non "Chucu", Cuchu. Almeno i saluti, che cavolo... (Twitter: @FBiasin).


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