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Attenzione! Sale la tensione in casa Inter: Thohir tace ma per Mazzarri non è una bella notizia... Milan, la retromarcia rischiosa di Inzaghi e un sottile mistero. La Juve di Allegri e quel passo indietro "dovuto"

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
30.09.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 46174 volte
© foto di Federico De Luca

E niente, l'altra notte ho fatto un sogno orrendo. Colpa del brasato settembrino, è evidente. Possiamo tranquillamente parlare di incubo fetente. C'era questo tizio, Walter, allenatore di una squadra assai blasonata - l'Inter - che perde a San Siro 4-1 contro l'ultima in classifica - il Cagliari - e in conferenza dice "Probabilmente ho sbagliato io alcune valutazioni di turnover, la squadra era cotta. Quando siamo rimasti in 10 dovevamo comportarci diversamente: una squadra esperta si mette dietro, non prende 4 gol nel primo tempo, e prova a rimontare nella ripresa". Come dite? È successo per davvero? Sì, è successo per davvero.
Capiamoci bene, Mazzarri nel post partita se l'è cavata decentemente, addirittura si è assunto la colpa della più grande debacle nerazzurra recente (e chi doveva prendersela, mia nonna in carriola?). In ogni caso le buone intenzioni del tecnico non sono sufficienti perché tutto finisca in cavalleria alla voce "pace, carote, patate", proprio no.
Questione numero 1 che chiameremo "lo strano caso dei calciatori cotti a settembre". Dunque, sapete quante partite in più ha giocato l'Inter rispetto al Cagliari? Tre: due contro i dilettanti islandesi e una contro gli ucraini. Anzi due: il Cagliari ha giocato la Coppa Italia contro il Catania. E comunque a detta di Mazzarri i suoi giocatori erano stracotti.
Ora, certamente giocare tre partite in una settimana dev'essere stressante, sfiancante, talmente inaccettabile che bisognerebbe chiedere sostegno ad Amnesty International, ma non al punto di vedere Ibarbo che salta gli avversari neanche fosse Abatantuono nella mitica partitella di "Mediterraneo" (bambini greci saltati a decine, grande Diego). Non è accettabile sentir parlare di calciatori "cotti" a fine settembre e parlare di "turnover sbagliato", perché significa prendere per fessi tutti quanti. Per intenderci: Allegri sta facendo turnover? No, neanche per sbaglio. I suoi giocatori sono distrutti, cotti, da rottamare? Affatto.
E allora forse è il caso di passare alla questione numero 2 che definiremo "l'irrefrenabile tendenza del Walter a far passare se stesso come un allenatore esperto costretto a gestire un gruppo di pivelli alle prime armi". Dice il tecnico dell'Inter: "Siamo inesperti" o "stiamo lavorando per crescere" o anche "dobbiamo migliorare..." e "ci vuole pazienza". Ma, scusate, queste non erano le scuse della "collezione Mazzarri 2013/2014"? Quanti anni servono per smettere di parlare di "progetto appena nato" e "inesperienza"? Un tecnico che guadagna oltre tre milioni l'anno non è tenuto a ridurre al minimo il periodo del "dobbiamo migliorare"? E Palacio è così inesperto, lui che ha giocato la finale di un Mondiale? E Handanovic? E Vidic? E Hernanes? E Nagatomo? Non è che forse è l'amalgama che non funziona secondo l'improvvisata legge dello chef pasticcione: "Se in cambusa hai pasta di grano di prima qualità, guanciale di maiale reale, pepe finissimo e uova di gallina figa, ma la tua carbonara è nauseabonda, allora forse il problema è tuo, non di chi ha fatto la spesa". Parliamoci chiaro: la rosa dell'Inter difficilmente vincerà la coppa dei Tre Mondi, ma non è neppure così messa male da mettere in scena un match tragicomico del genere "Helsingborg" o "derby dello 0-6".
Sette giorni fa scrivemmo di Mazzarri: "Sta imparando a diventare interista". Così pareva. E invece niente, una settimana dopo sono riemersi i difetti di un tecnico che ieri è stato sì tradito dai suoi giocatori ma resta - per evidenti questioni legate a un ingaggio francamente esagerato - il primo responsabile. L'anno scorso qualcosa di simile accadde a Conte in quel di Firenze. Così parlò l'ex tecnico bianconero dopo la sconfitta con i viola: "Siamo la Juventus e non abbiamo scuse. In altri casi abbiamo reagito bene ma oggi in dieci minuti abbiamo preso quattro gol. Adesso andiamo in guerra sperando di avere sempre il fucile dalla parte del manico". Mazzarri: "Il Cagliari era concentrato e ha trovato un gol rocambolesco, siamo rimasti in dieci. E quando tutto va male, le cose vanno anche peggio". Trovate le differenze.
La palla passa a Thohir, cioè al presidente che ieri inquadrato in tribuna al termine del match palesava lo stesso coinvolgimento che può avere Rocco Siffredi a un congresso medico sui pistolini inceppati. Sembrava che non capisse quel che stava accadendo, quasi aspettasse l'inizio del secondo inning: "Adesso tocca a noi attaccare? Non vedo le mazze...". È evidente che l'indonesiano dopo aver recentemente rinnovato il contratto al suo tecnico non prenderà alcun provvedimento estremo. Giusto così, ci mancherebbe, ma forse è il caso che assorba uno zic di "zamparinismo", il temibile morbo che dopo un 4-1 rimediato in casa contro l'ultima in classifica (la squadra tra l'altro "monitorata" da colui che ti ha venduto l'Inter) ti fa gridare al cielo con classe oxfordiana "eccheccazzo boia ladra schifa maremma impestata!". E invece niente, solo sorrisoni e "ci vuole tempo...". Mah.
Segnaliamo infine che la Fondazione Zeman pare abbia inviato un telegramma di ringraziamento a casa Mazzarri per aver resuscitato Zdenek quando tutti lo davano per finito. Clamorosa tra l'altro l'esultanza del boemo nella sala stampa del Meazza subito dopo il successo. Giornalista: "È felice Zeman? Questo è il suo Cagliari finalmente!". Zeman: "Noi giocato benino. Avete zolfanello che appizzo siga?".

Stessa classifica dell'Inter ma situazione diversa in casa Milan. I rossoneri per un tempo hanno giocato davvero molto bene: si sono divertiti e hanno divertito pur inquadrando poco la porta. Poi il crollo nel secondo tempo, soprattutto fisico ma in parte anche mentale.
Inzaghi a differenza di Mazzarri ha più attenuanti (guadagna la metà dello stipendio del collega ed è alla quinta panchina in serie A), ma non per questo rischia meno. La questione nel suo caso è legata alle scelte pre-gara e a quel vivere in bilico tra l'undici che vorrebbe schierare e quello che gli viene suggerito "dall'alto". Così disse Pippo qualche tempo fa: "Ora abbiamo un modulo ed è già difficile che venga appreso a pieno questo modulo. Se la squadra avesse avuto certezze allora avremmo potuto inserirne anche qualcuno in più, ma in questa situazione uno basta e avanza". E infatti in un amen si è passati dal 4-3-3 col falso nove, al 4-3-3 col vero nove, al 4-2-3-1 col nove griffato. Insomma, Pippo non ha dato retta a se stesso e ha preferito iscriversi al club degli "yes man": scelta azzeccata se hai idee ballerine o non sei simpatico ai più come Seedorf, ma parecchio sbagliata se invece credi in quello che fai ma non hai il coraggio di andare fino in fondo.
Resta in ballo la questione El Shaarawy. Da più parti si sente dire: "Non gioca perché non è al 100% e lui deve essere al 100% per rendere come sa". Al sottoscritto francamente pare una cazzata. Secondo questo assunto un giocatore dotato come il crestone (ma anche un giocatore qualunque) dovrebbe quindi essere schierato 10-15 volte al massimo a stagione. A 22 anni tra l'altro. No, c'è qualcosa che non torna. Chiunque se dispone di un potenziale fenomeno in rosa lo schiera anche al 50%, altrimenti che "potenziale fenomeno" è? Questione diversa se si ritiene il ragazzo fragile dal punto di vista psicologico e cioè "inadatto a rivestire il ruolo del leader", cosa che tra l'altro El Shaarawy fece alla grande a soli 20 anni nel semestre pre-Balotelli. In un caso o nell'altro ci rendiamo conto che non deve essere semplice per Inzaghi trovare spazio per tutti in una rosa fin troppo fornita "là davanti" e decisamente sguarnita a centrocampo.

Per concludere il solito "bla bla" di incitamento alle italiane che affrontano il turno di Champions. Sfidiamo i campioni di Spagna e d'Inghilterra bla bla, il ranking bla bla, Allegri è più bravo di Conte in Europa bla bla, forza Roma forza Lupi son finiti i tempi cupi bla bla. E così via. Un sacco di chiacchiere insomma.

In realtà preferisco dedicare due righe ad Allegri Massimiliano, il tesserato che personalmente negli ultimi anni ho trattato peggio di chiunque altro. Per intenderci: il giorno in cui il tecnico toscano venne scelto come successore di Conte scrissi troiate del genere "non sarà mai degno erede di Conte", "è un miracolato", "lo spogliatoio lo sbranerà" ecc ecc...
Dal canto suo non ha mai degnato di una risposta me e neppure quelli che come me l'hanno attaccato anche oltre i suoi demeriti. Segno evidente che o non sa leggere, o non gliene frega una cippa di quello che scrivono 4 giornalisti da strapazzo, oppure sa quanto vale e banalmente risponde con i fatti. Chapeau.
Spero che questa clamorosa leccata di culo infine mi consenta di arrivare a un'intervista esclusiva con Max entro, diciamo, massimo dieci giorni. W Max, alè Max, in fondo ti ho sempre voluto bene anche perché sei sempre stato pieno di gnagna. Fine.

Ps. Sogno un giorno di poter intervistare anche il presidente della Samp Ferrero. Anche su di lui avevo dei dubbi. Forse ne ho ancora, ma converrete che da solo vale il prezzo del biglietto.

Ps2. Per concludere la serie "complimentoni", osanna anche a Stramaccioni, trattato come un pirla per mesi da tutti quanti e "riesumato" da quei fenomeni dei Pozzo. Leccatona anche a Stankovic, ottimo vice. A guardar bene a Udine ci sono più "interisti" che all'Inter. Forse è normale, forse no... (Twitter: @FBiasin)


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