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Editoriale

Avere un'idea è un'ottima cosa, ma è ancora meglio sapere come portarla avanti...

Nato a Magenta il 28/4/1974, giornalista professionista dal 2001. Vanta collaborazioni con diverse testate web e cartacee, oltre ad esperienze da telecronista. Opinionista Campionato dei Campioni. Direttore del mensile cartaceo CALCIO2000
01.04.2015 00.00 di Fabrizio Ponciroli   articolo letto 22064 volte
© foto di Federico De Luca

Ogni santo giorno, mi alzo e, con regolarità ossessiva, mi ritrovo a commentare progetti di qualsivoglia natura. Nel bel mezzo della stagione, tutti stanno progettando quello che verrà. Ormai sembra essere diventato un dato assodato: senza idee e progetti, nel calcio non si vince. Ma ne siamo davvero convinti? "Avere un'idea, è un'ottima cosa. Ma è ancora meglio sapere come portarla avanti" diceva un certo Hanry Ford e, signori, secondo me la ragione è dalla sua parte. Puoi fare mille progetti ma se poi, a conti fatti, non sei supportato, in primis da un budget degno di grandi ambizioni, diventa difficile arrivare al raccolto incolumi. Penso alle milanesi. Caso Milan. Ogni 24 ore il nome del nuovo allenatore del Diavolo si modifica, a volte nel giro della stessa giornata. Si passa da Sarri (bravo ma, onestamente, non me lo vedo sulla panchina rossonera) a Mihajlovic (bravissimo, sarebbe gustoso vederlo operare a Milanello), attraverso Montella (resterà a Firenze), Conte (impossibile, non mollare mai la Nazionale prima di aver svolto il suo lavoro) e tanti altri. Bello che si voglia già gettare le basi del Milan che verrà, eppure il nodo della questione non è questo. Negli ultimi anni ci sono stati già tanti progetti, da Seedorf ad Inzaghi. Tanto entusiasmo iniziale poi il nulla… Vogliamo ripetere gli stessi errori? No, vero? Bene, quindi solo un imperativo: soldi freschi. Per riportare il Milan in alto, servono tanti, ma davvero tanti soldi. Bisogna liberarsi di tanti, ma davvero tanti, di quelli che ci sono adesso e portare linfa nuova: giovani e due/tre campioni per fare sul serio. L'allenatore è importante ma la squadra è vitale. Caso Inter. Qui Mancini è una certezza ed è già qualcosa. Tuttavia il resto no. Thohir pare anche ben disposto a sborsare quattrini, l'importante è fare le scelte giuste. Due/tre campioni (possibilmente difensori e centrocampisti) per tornare grandi. Con i buoni giocatori si fanno delle buone stagioni ma non si vince. La Juventus vince con Tevez, non con un buon giocatore in attacco… Mi sono scaldato per arrivare al clou, ovvero al caso Roma. Nel bel mezzo del momento più importante dell'anno, con una qualificazione Champions da portare a casa, in casa giallorossa non si parla altro che di possibili addii e nuovi arrivi. No, non va bene. Se vuoi diventare grande, devi saper gestire il tempo. La Juve quando parlerà dei rinnovi? A stagione finita. La Juve quando parlerà di mercato? A stagione finita. Invece alla Roma tutti sono concentrati sul futuro. Nainggolan dice che resterà al 50%, Pjanic si guarda attorno, De Rossi pure. Non ci siamo. Un top team, soprattutto se ancora in corsa per qualcosa di importante (come la Roma appunto), non può permettersi distrazioni quando c'è da tirare fuori gli attributi. Comprendo bene che il calcio è cambiato e che, oggi, i calciatori, soprattutto se di alto livello, sanno che cambiare squadra è la normalità e non più l'eccezione ma saper scegliere il momento per farlo è un'arte da imparare… Ultimo pensiero per Tavecchio. Non piacerà, sarà poco elegante ma, almeno, ci mette la faccia. Ha difeso Conte, ha spiegato perché non andrà mai a bere un caffè con i vertici della Juventus e, alla fine, sta provando a cambiare qualcosa del nostro calcio (meno squadre, non più casi Parma). Preferisco sempre uno che ci prova (e magari sbaglia) a chi, invece, si nasconde dietro a belle ma vuote parole…

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