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Bacca: i casi non si creano, si distruggono. Pjaca: il ragazzo è depresso e la Juve lo rincuora. Inter: con l'Hapoel peggio che con il Trabzonspor

17.09.2016 00.03 di Mauro Suma   articolo letto 7925 volte

Nel Milan infiltrato e infilzato mediaticamente di questi anni, la tavola del caso Bacca era già imbandita. Il confronto con Montella, la punizione, l'esclusione e l'ingresso in campo tardivo. Invece la reazione di Carlos Bacca smonta e depotenzia tutto. Ma non solo, dimostra due cose: di aver capito la scelta del proprio allenatore e di essere un giocatore vero. I purosangue reagiscono così alle espulsioni: andando a fare il difensore sull'attaccante avversario, inventandosi un bellissimo quasi gol e colpendo il palo, facendo un gol pesante e chirurgico. Nel primo tempo c'era solo Muriel in campo a fare la differenza, nella ripresa Bacca lo ha appaiato e superato. Il confronto fra la mezz'ora cattiva e feroce di Bacca e il primo tempo annoiato e svagato di Brozovic in Europa League è stridente e dimostra come si debba reagire alle inerzie e alle scelte degli allenatori. In questo caso non parliamo di Milan e Inter, ma di carattere, temperamento e professionalità dei singoli giocatori. La Sampdoria nell'intervallo di Roma era a punteggio pieno, Montella ha realizzato una impresa responsabilizzando nel modo giusto la squadra e trasformandola nell'oggetto misterioso del secondo tempo con l'Udinese alla formazione con killer istinct incorporato dell'ultima mezz'ora di Marassi. E tutto questo in soli cinque giorni, molto bene.

C'è un ragazzo un po' depresso a Torino. Si chiama Marco Pjaca e indossa la maglia bianconera. Non a caso la Juventus lo ha inserito nella foto ufficiale del match day di presentazione di Juventus-Siviglia e lo ha fatto intervistare da Sky il giorno dopo la gara di Champions League. Per tenerlo allerta. Per coinvolgerlo. Perchè il grande talento croato sperava di giocare di più, sperava che Mandzukic non lo avesse chiamato a Torino per vedere insieme le partite dalla panchina. Contro il Siviglia, doveva entrare prima e le sottolineature mediatiche della società pungolano Allegri a schierarlo di più e meglio.

De Boer a Pescara era piaciuto molto. La sua squadra era stata molto sfortunata nelle occasioni, ma lui ha saputo prendere per il collo la gara con le tre sostituzioni e, mentre il fantasma di Capello aleggiava sulle strade abruzzesi circostanti lo stadio, vincere la partita. Aveva rimesso tutto a posto De Boer, aveva preso le decisioni giuste e si era fatto trascinare molto bene da Joao Mario e Banega. Poi, solo quattro giorni dopo, è tornato Gasperini. O quanto meno il Gasperini interista, perchè riteniamo Gasp un ottimo allenatore. Ma Gasp nell'Inter aveva ottenuto al suo esordio in Europa un risultato mortificante per il livello della squadra che aveva a disposizione: Inter-Trabzonspor 0-0 in Champions League. De Boer ha saputo fare peggio: lo 0-2 che sta stretto alla squadra israeliana non si può commentare. E male ha fatto Joao Mario, già il lunedì pre-partita, a fare un appello ai tifosi interisti per esserci contro la Juventus. L'Inter doveva pensare fin da subito all'Hapoel. Non alla Juventus. La Juventus è meglio lasciarla stare.

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