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Balotelli a forza due: gol, pagella e palle. Isteria tanta, equilibrio poco, de Boer in quattro giorni da esonerato a imperatore galattico. Milan, ma che succede fuori dal campo?

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
25.09.2016 07.54 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 65790 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Mario Balotelli è un caso spinoso e lo sarà per il resto della propria carriera. Perché basta un pizzico di quel talento che può mostrare per avere una convocazione in nazionale - per una partita complicata come quella con la Spagna - mentre altri giocatori devono sudarsi troppe magliette per un momento del genere. Cos'è Balo? Un falso d'autore oppure la Gioconda, come aveva spiegato Raiola? Certo, di Mino si possono dire tante cose, ma non che non sappia riconoscere un grande calciatore. Lo si è visto con Pogba, con Ibrahimovic, con Donnarumma. Certo, non ha mai detto che Mattioni era un Renoir, perché sapeva di non doversi sconfessare. Però questa difesa a Balotelli fa capire quanto l'italolandese creda in lui. Anche da un punto di vista mediatico, perché è impensabile credere a un giocatore che per anni (sono già tre di fila) fa flop più o meno su tutta la linea. Così, dopo la preconvocazione, bisogna interrogarsi su chi è Balotelli. Sicuramente è una creatura, oltre che di se stesso, della stampa italiana. Quella che s'accalca per la prima conferenza a Nizza - pur mai banale - e che saluta al campione rinato dopo i primi due gol. Quello che lo prende in giro per il due in pagella per l'Equipe (senza probabilmente conoscere i voti del giornale francese) o che lo reputa sempre acerbo quando viene escluso per un problema. Balotelli ha bisogno di un oblio mediatico anche per non credersi più di quel che è. Già il fatto di non essere stato convocato all'Europeo può essere una discreta sveglia, coccolarlo non aiuta.

Ecco, l'isteria per Balotelli è più o meno paragonabile a quello che è successo all'Inter per Frank de Boer. La partita con il Beer Sheva era un imbarazzo totale, ma è pur sempre una partita di Europa League, la prima, senza grande valore sulla qualificazione al turno successivo. De Boer ha avuto grossi problemi ma anche un tempo esageratamente limitato per capire un calcio completamente diverso da quello olandese, solitamente offensivo e senza dettami tattici capaci di irretire un avversario più forte. L'Inter aveva bisogno di partite, di giocare, di conoscersi. Perché Banega è un giocatore di classe mondiale, Joao Mario, pur con una valutazione eccessiva, ha comunque dato quantità e qualità rispetto a chi, come Felipe Melo e Kondogbia, aveva sì grande fisicità ma limitate doti tecniche. L'Inter ha una rosa molto competitiva, in attesa di Gabigol: ecco, la presentazione del brasiliano è più o meno come quella di Ronaldo vent'anni fa, utilizzata sì per una questione tecnica, ma anche il marketing fa la differenza nel calcio italiano. Se Gabigol dovesse rispondere alle attese sul campo diventerà davvero il "sogno" citato da Tronchetti Provera. De Boer è passato da quattro giorni da quasi esonerato - con sfida contro la Juventus a San Siro - a imperatore galattico, con l'acquario di dipendenti e le poltrone in pelle umana. La verità sta nel mezzo, come quasi sempre, il campionato è lungo e un mese può cambiare il corso degli eventi, ma senza pregiudicare del tutto la situazione.

Poi ci sono le questioni serie, importanti, quelle che cambiano davvero il corso degli eventi. Il closing del Milan è ancora in divenire, le voci si affastellano, diventano realtà se ripetute quelle x volte - e smentite senza forza - soprattutto guardando come l'Inter con Suning è tornata a essere una potenza economica del calcio globale, mentre i rossoneri hanno queste difficoltà. Eppure del caso se ne parla da parecchio tempo, ancor prima dell'avvento di Thohir. Chissà se è la volta buona.

Pensieri sparsi: Spalletti sa bene di non essere simpatico alla claque di Totti, ma forse gli sta allungando la carriera. La Fiorentina va sulle montagne russe, soprattutto come umore, mentre la Lazio ha qualche problema strutturale ma potenzialmente una grande capacità di esprimere talento. Dietro, considerando che il Crotone è la squadra più debole dell'intera Serie A, ad avere grossi limiti è l'Atalanta: tecnicamente si può salvare senza grossi problemi, l'impressione è che abbia imboccato una china pericolosa, più o meno come l'Hellas Verona dell'anno scorso. La differenza è che i nerazzurri hanno vinto una partita (e gli scaligeri dovettero aspettare parecchio) mentre i bergamaschi appaiono in confusione, un po' come Gasperini. L'isteria, in parte, ha toccato anche Allegri dopo il Siviglia e l'Inter. Ma può stare tranquillo, ha la squadra più forte d'Italia per distacco. Ed è giusto valutare le cose nel proprio complesso, non solo per un paio di risultati.

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