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Balotelli-Prandelli: è il momento! Come Bearzot-P. Rossi. Pogba patrimonio dell'umanità: e il prezzo sale. Thohir spara Vidic copiando il Milan. Quote Milan: se fosse vero...

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
08.03.2014 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 23974 volte

Nelle versioni più fortunate dei Mondiali azzurri, il Ct e il suo principale attaccante sono arrivati uniti alla rassegna iridata. Uniti contro tutti, compattati dalle polemiche che li riguardavano e dalla voglia di riscatto. Nel 1982 toccò a Bearzot che veniva attaccato da tutte le baronie italiche della carta stampata tranne il Guerin Sportivo, e a Paolo Rossi appena uscito dallo scandalo delle scommesse. Nel 2006 la ruota girava per Marcello Lippi, che per qualcuno non poteva allenare l'Italia al Mondiale per alcune schegge di Calciopoli che avevano lambito lui stesso e il figlio Davide, e per Francesco Totti non ancora al top della forma dopo il terribile infortunio di Roma-Empoli. Adesso ecco sulla scena Cesare Prandelli e Mario Balotelli. il Ct è arrivato lungo sulla questione della permanenza. Fino a Gennaio era un tema lontano, come lontano era il Mondiale. Ma più il Brasile si avvicina e più la pressione mediatica marca stretto il Ct, ecco che il futuro diventa argomento insistito, ossessivo e controverso. Non a caso, proprio per questa debolezza di fondo del momento, è arrivato l'attacco di Conte su Chiellini. Con Prandelli ancora saldo verso il 2016, non sarebbe accaduto nulla, E' questo allora il momento di fare l'alleanza d'acciaio con l'altro bersagliato di lungo corso, Mario Balotelli. Tanto casino per nulla. Niente ping pong e niente problemi alla spalla: ieri si è allenato benissimo (mezz'ora di immagini su Milan Channel lo confermano più di ogni altra cosa), ed è recuperato. Cesare e Mario, la strana coppia deve diventare lo zoccolo duro delle motivazioni azzurre. Ci sembra un buon inizio di Mondiale.

Ottimo il presidente Agnelli. Tempestivo e attuale, connesso, rapace. Due anni fa Mino Raiola alzò la posta sul tavolo del PSG parlando di Ibra come della Gioconda. Andrea dice, questa volta ci penso io. E sfrutta abilmente la prestigiosa vetrina dell'UNESCO per dichiarare Paul Pogba patrimonio dell'umanità. Sarà una griffe che seguirà come una scia luminosa Pogba nei titoli di tutti i giornali e di tutti i siti del mondo. E il prezzo sale. Quando un Club decide di tenere un big e di investire su di lui nel medio-lungo periodo ne parla il meno possibile. Lascia che lo facciano gli altri. Ieri il presidente Agnelli è sceso in campo su Pogba. Come dire, ok Mino sei bravo, ma questa volta ci penso io. La volata di Pogba è iniziata.

Per anni l'interismo ha costruito la sua diversità sul Milan, puntando sull'orgoglio del silenzio. Noi non siamo come il Milan che ogni volta che fa una cosa la spara come se fosse lo sbarco della Luna. Noi siamo seri, non siamo mediatici. E così via. Intanto il fatturato, proprio perché le vittorie del 2010 sono state festeggiate a pane e salame e non potenziando brand e marketing come quei successi meritavano, il fatturato scendeva fino a 180 milioni l'anno con la necessità impellente di vendere subito. E il Milan con il suo appeal mediatico restava stabile sui 260 milioni. Oggi con Thohir la musica è cambiata. Arriva Vidic, 33 anni a Ottobre, con alle spalle una indubbia carriera ma una brutta stagione con lo United, e il Sito nerazzurro urla con la sua homepage il nuovo acquisto. Esattamente come ha sempre fatto il Milan. Chissà come la prenderanno i duri e i puri.

31 Luglio 2012, intervista del presidente Berlusconi a Milan Channel. Presidente, le porte sono aperte a nuovi investitori? Risposta: "Magari, a patto che siano figure realmente in grado di fare e di volere il bene del Milan collaborando con noi". La posizione del presidente da 28 anni del Milan non è mai cambiata. Le smentite di Fininvest non sono le trite e ritrite smentite da calciomercato con cui il giornalismo sportivo italiano si trova periodicamente a dover fare i conti. Sono smentite scolpite. Aggiornarsi, consultarsi, su tutte le aziende del Gruppo è un conto, vendere è tutt'altra cosa. E Silvio Berlusconi, il presidente dei 28 trofei in Italia, in Europa e nel Mondo, il Milan non lo vende. E' dal 2009 che ritualmente, su questo tema, si dimostrano molto più attendibili le smentite che le sparate. Il Milan in termini di brand e storia inimitabili costa molto e ha un palmares difficilissimo da eguagliare. Ecco perché il presidente Berlusconi il 31 Luglio 2012 a Milan Channel, rispose: "Magari...".

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