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Editoriale

Benitez e la cazzimma che ha imparato bene ad applicare sul suo credo calcistico. Ora manca il rinnovo del contratto per continuare il progetto. Ma deve decidere entro il 31 dicembre...

Laurea in Giurisprudenza, scrittore, giornalista professionista, radiocronista dal 1985 e telecronista Mediaset Premium per le partite del Napoli. Corrispondente di Tuttosport, coordinatore per Piùenne, produce e conduce "Si gonfia la rete"
09.11.2014 00.00 di Raffaele Auriemma  articolo letto 17133 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

E' finito il periodo degli esperimenti e dei rimpianti. Il Napoli ora è entrato nella fase-2 per dimostrare a tutti che l'organico, quello non di certo era modesto e che con gli 11 titolari si può battere chiunque. Ovviamente in Italia, dove Juventus e Roma stanno benedicendo il vantaggio che hanno accumulato prima che gli azzurri si riprendessero dalla botta di Bilbao. Sì, perché tale è stata e lo sapevamo tutti, anche Rafa Benitez, che l'eliminazione precoce dalla maggiore competizione continentale avrebbe provocato una sorta di "tragedia" sportiva: niente soldi per completare il mercato con un pezzo da novanta e depressione inconsolabile dei big in rosa, che avrebbero reclamato tempo e pazienza per recuperare le motivazioni smarrite al San Mames. Due mesi, questo è stato il periodo di permanenza nel limbo dei risultati altalenanti, delle polemiche e delle critiche che sono diventate anche feroci per quell'avvio da schiaffi: una vittoria, 2 sconfitte ed un pareggio nelle prime 4 gare di campionato. Ora il Napoli ha ripreso le sembianze sue solite e che pareva strano vederle deformate al punto da sembrare irriconoscibili. Tutti. Da Higuain a Callejon, da Inler ad Albiol, il Napoli di inizio stagione aveva deluso le aspettative alimentate anche dalle dichiarazioni presidenziali pubblicamente diffuse nel corso del ritiro a Dimaro. Scudetto? Macchè. I più pessimisti già cominciavano a contare i 40 punti necessari per raggiungere la salvezza. Sono gli effetti della nostra realtà calcistica, che a Napoli si ingigantiscono a dismisura. E Benitez, uomo scaltro e navigato, ha cominciato a capire in maniera sempre più approfondita come si ragiona da queste parti. Nei tempi di massima euforia era solito farsi immortalare in giro per i posti simbolo della Campania, così da creare quella identificazione con il territorio. Poi, il periodo dei cuori infranti e le conseguenze dell'amor tradito: il richiamo all'identità partenopea contro il nemico esterno sembrò essere la chiave giusta per radunare tutti i napoletani intorno alla squadra. Non funzionò, perché erano i risultati a non arrivare. Serviva qualcosa di più, una parolina magica: cazzimma. Intesa come cattiveria agonistica da sviluppare in campo, ma anche "farsi furbo" lì sulla panchina. E Benitez la sua "cazzimma" l'ha mostrata ben presto con un paio di accorgimenti che solo gli uomini intelligenti ed esperti sanno quando è il momento di adottare. Il Napoli prendeva troppi gol, non perché i difensori fossero scadenti, ma perché il reparto arretrato finiva troppo spesso preda degli avversari che lo aggredivano in massa, senza quegli argini che il centrocampo con soli due uomini può garantire. Ecco allora l'arretramento di Hamsik, almeno 15 metri più giù della posizione da sempre occupata da quando Benitez è arrivato a Napoli. Sarà stato il tecnico a chiederlo espressamente oppure Marekiaro a trovare la posizione da solo, questo non è dato sapersi. E nemmeno importa, ora che il Napoli ha trovato l'equilibrio mancante. Poi, le alternative alle riserve. In particolare De Guzman, associato all'idea di "soggetto misterioso"quando veniva utilizzato nei due di centrocampo o (più spesso) come alternativa a Callejon. Due ruoli che non gli permettevano di dimostrare il suo vero valore, due opzioni totalmente diverse dalla sua dimensione di trequartista. Quando con lo Young Boys è stato schierato nel suo vero ruolo, quello di vice Hamsik, ecco che De Guzman si esalta con una tripletta ed una prestazione convincente. Sono piccoli accorgimenti che Rafa ha adottato per ritrovare il consenso della gente di Napoli, per spiegare al mondo tutto che anche lui sa come si fa a giocare in Italia. L'identificazione tra lui e Napoli deve, però, diventare totale e c'è un solo modo: rinnovare il contratto. De Laurentiis già tre volte gli ha sottoposto il documento da firmare e Benitez ha finora sempre chiesto di rinviare la firma. Magari aspetta un'altra chiamata (la nazionale spagnola, un importante club della Premier) prima di sciogliere le riserve sul suo futuro e l'identificazione completa con Napoli. Rafa deve rimanere per completare il progetto che De Laurentiis sta disegnando su di lui. Ma il tempo scorre e si arriverà al momento del dentro o fuori: per l'interesse di tutti, oltre il 31 dicembrenon si po' andare.

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