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Editoriale

Benitez, football is something else! Mancio, ma che razza di Inter è questa? Palazzi e la Covisoc: ma il nero non è reato?

Nato ad Avellino il 30-09-1983, si è trasferito a Milano per lavorare ad Eurosport e Sportitalia. Direttore di Tuttomercatoweb dal 2007 e di Sportitalia. Conduttore del Gran Galà del Calcio AIC 2011 e 2012, fondatore della società Micri Communication
06.04.2015 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:   articolo letto 36868 volte
© foto di Balti Touati/PhotoViews

Due anni fa scrissi delle lacune di Benitez sul campionato e i pregi sul torneo corto. Venne giù il mondo. Dal classico "sei antinapoletano" o al generico "siete servi del Nord". C'è un dato di fatto, o meglio ancora statistico, che fa prevalere le lacune di Benitez durante il campionato e in Italia è peggio che andar di notte. Il Napoli è sprofondato, in una stagione in cui aveva l'obbligo morale di riconquistare la Champions dopo la notte di Bilbao e avrebbe avuto almeno l'obbligo di provare a vincere lo scudetto. Non parliamo di tricolore perché Benitez non ci credeva neanche ai nastri di partenza, ma almeno un "misero" terzo posto deve essere obbligatorio per una squadra che ha alzato notevolmente il proprio tetto ingaggi. Benitez è figlio del paradosso. Pareggia in casa con tutte le piccole, lascia 4 giorni di riposo alla squadra come premio perché ha nostalgia di Liverpool, lavora su una preparazione atletica da professore di ginnastica al liceo e come manager è completamente da rivedere. Almeno in Italia, le squadre si iniziano a costruire dalla difesa; lui ha toppato mezzo mercato. Continuiamo a chiederci l'utilità di un Direttore Sportivo, come Bigon, se non parla alla squadra quando le cose vanno male e se non è lui in prima persona a decidere le strategie di mercato. Altra cosa fuori dal normale: un vero Direttore non va in panchina. Bigon si decida, una volta per tutte, se vuole fare il team manager a vita o vuole divertirsi nel calcio stando a protestare con il quarto uomo per un gol dubbio dell'avversario. Faccia chiarezza anche Aurelio De Laurentiis su cosa vorrà fare da grande. Se sei il Presidente del Sassuolo nessuno ti stressa, perché tutto quello che viene è oro, ma se hai deciso di fare calcio a Napoli significa che hai le spalle larghe e hai messo in preventivo che, prima o poi, dovrai pensare a vincere. I napoletani sono così: vogliono sempre il massimo, perché ti danno anche l'anima e pur di tifare per il Napoli si priverebbero delle vacanze al mare, di una cena al ristorante ma non si priverebbero mai del Napoli e del casatiello a Pasqua. A maggior ragione, al tifoso azzurro girano come in un frullatore se sa che la famiglia del suo Presidente è riccamente ricompensata dal club della città. Il crollo del Napoli non ha una spiegazione e neanche una logica, così come molte scelte di Benitez che non si sta confermando neanche un professionista esemplare non dando risposte sul suo futuro che, oggettivamente, stanno condizionando l'andamento della squadra.
Peggio del Napoli, neanche il Parma che ha salvato almeno la dignità. Peggio del Napoli, l'Inter. Mancini, una delusione dietro l'altra. Quando Roby è arrivato a Milano nessuno avrebbe immaginato che a Pasqua, l'interista più incazzato avrebbe rimpianto Mazzarri. Invece è successo. Una squadra senza valori, dignità e ferocia agonistica. Va bene il british style, Mancio, ma quando c'è da prendere a calci chi va in campo non farti scrupoli. Benissimo l'allenamento mattutino il giorno di Pasqua. La categoria dei calciatori è pericolosissima. L'importanza della loro vita professionale è così suddivisa (ovviamente parliamo della maggior parte dei casi e non dei pochi professionisti in circolazione). 1) Il conto corrente in banca 2) Il contratto degli anni successivi 3) La bella vita e le belle donne 4) La preoccupazione più grande: quanti allenamenti a settimana dobbiamo fare 5) La lunghezza delle vacanze natalizie ed estive 6) Comprare l'auto più bella e la casa più grande del compagno. Pensate in che mani un allenatore e una società devono finire. L'Inter non ha gioco è vero ma, soprattutto, non ha un briciolo di dignità calcistica. Prima di pretendere, bisogna dare. Sempre e comunque.
In chiusura vogliamo tornare ad occuparci della politica e della giustizia del calcio italiano. Siamo nelle mani di Stefano Palazzi e dei suoi uomini. Massimo rispetto per le autorità e per coloro che cercano sempre di far prevalere la verità. Però, siccome abbiamo ampia fiducia nel lavoro del Procuratore Federale, vogliamo capire come si effettuano le indagini e da dove partono. Palazzi è un napoletano atipico. Parla poco, non si vede mai ma fa sentire il suo peso. Il rapporto con l'Alta Corte di Giustizia Federale e con gli altri gradi non è sempre idilliaco e, molte volte, occorre la sapienza del Professor Artico per far prevalere la legge dello sport all'inciucio calcistico. Siamo in un Paese del terzo mondo, dove a prevalere è sempre il furbetto del quartierino e a pagare non è mai il pluriomicida ma il ladro di caramelle. Mentre Corona è in carcere, in Sicilia il figlio di Provenzano fa da guida turistica agli stranieri spiegando cos'è la mafia. Nel nostro calcio, Palazzi non è ancora riuscito a frenare due flussi che stanno ammazzando tutti i campionati italiani: i pagamenti a nero e le scommesse clandestine. Calciatori arrestati dalla Procura di Cremona, oggi, sono regolarmente in campo e fanno la differenza, mezza serie B e quasi tutta la Lega Pro chiude accordi economici con calciatori che guadagnano il 30% a busta paga e il 70% a nero; il che significa che le società e gli stessi professionisti dichiarano al fisco solo il 30%. I contributi? Un optional per queste società che ogni mese non hanno mazzate rispetto a chi deve pagare molti più soldi perché il nero a contratto non è previsto. Palazzi è la nostra speranza, non la nostra condanna. Artico deve essere il pioniere di un calcio pulito, le sue indagini devono andare oltre i report farlocchi di una Covisoc assente e senza senso. Spiegatemi a cosa serve una Commissione di vigilanza se non vigila sui pagamenti a nero, sui rimborsi fuffa a procuratori che si divertono a fare bollino blu, bollino rosso come se stessimo decidendo la provenienza di una banana. In Italia è più grave pagare, non gli stipendi attenzione ma un mese di contributi con 12 giorni di ritardo, che pagare da 10 anni stipendi a nero, comprarsi le ultime 6-7 partite promettendo contratti futuri agli avversari di turno e indagare su Presidenti che combinano le partite e scommettono sulle stesse sui mercati asiatici. Palazzi, aiutaci a capire. Vai avanti e saremo con te fino a che morte non ci separi. Vogliamo un calcio pulito, dove a pagare non siano sempre i soliti fessi ma i soliti truffatori professionisti. E' un grido di allarme per salvare quel briciolo di dignità a questo mondo che l'ha persa del tutto.
Seguiranno aggiornamenti, con accurata descrizione dei fatti, nelle prossime puntate.

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