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Editoriale

Berlusconi: un predellino anche per il Milan. Morata: spento sul nascere il "caso" Saponara. Triplete: l'Inter si era fermata, la Juve va oltre. Cerci-Darmian: un anno di staffetta

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
16.05.2015 17.44 di Mauro Suma   articolo letto 70072 volte
© foto di Studio Buzzi

Le quote del Milan, di maggioranza o di minoranza a seconda dello spessore economico e progettuale dell'acquirente, sono in vendita. Ma non possono esserlo in eterno, per il prestigio del brand e per il rispetto che ha di se stessa una grande azienda come il Club rossonero. Non dovrebbe essere azzardato, a questo punto, immaginare una coincidenza fra la data d'inizio del calciomercato, il primo di Giugno, e quella della risoluzione del presidente Berlusconi sulla prosecuzione della sua leadership. A quel punto, se tutto dovesse andare come nel nostro piccolo pensiamo, Silvio Berlusconi avrebbe milioni di volti, quelli dei tifosi rossoneri, rivolti come sempre verso la sua persona: adesso? Lo stesso rifondatore, nel 1986, del Milan ha detto a Genova cose chiare e realistiche, la dura realtà dei conti e la difficoltà della sua famiglia di sostenere dopo tanti sacrifici gli stessi costi esorbitanti degli sceicchi, ma ha fatto una aggiunta: il Milan tutto italiano. Idea riconoscibile, nuova, suggestiva. Ma torna quella domanda: e adesso? Come la decliniamo la squadra tricolore? L'affetto dei tifosi e il mondo degli sponsor non possono reggere una nuova stagione fra l'ottavo e il decimo posto. E lo stesso presidente Berlusconi sa che per affrontare eventualmente in futuro nuovi incontri per la cessione di quote, il suo brand, il suo Milan che è al centro delle sue emozioni e dei suoi sforzi economici, dovrà necessariamente essere più lucido. Il Milan deve tornare a fare la campagna acquisti. Che significa: rinforzarsi in base ad un progetto individuato, solido e sostenibile, prima del Raduno estivo della squadra. Strada dura, costosa. Da guizzo, da predellino, da Berlusconi che sa spiazzare e ripartire nella stessa "azione". Perché non contempliamo, con tutto il rispetto per tutti i possibili acquirenti, la possibilità della cessione di quote? Semplice, perché i tempi saranno in qualsiasi caso lunghi e soprattutto perché non cogliamo nelle parole di Silvio Berlusconi l'esistenza della soluzione vera, di una soluzione vincente fra quelle sul suo tavolo. Perché, vedete, Silvio Berlusconi è sempre quello del 1986. Sempre lo stesso Berlusconi che, proprio 29 anni fa, a cena con il petroliere Dino Armani decide di non fare cordata con lui dopo averlo sentito parlare della possibilità di recuperare i soldi investiti nel salvataggio del Milan con le cessioni di Franco Baresi alla Sampdoria di Mantovani e di Paolo Maldini alla Juventus di Boniperti. Se Silvio Berlusconi non ha ancora fatto sua nessuna soluzione, significa dunque che le sue corde non sono ancora vibrate davvero davanti a nessun progetto esaminato. E che sia il Progetto ad occupare il gradino più alto del podio rispetto ai Soldi, lo insegna proprio la storia di Silvio Berlusconi. Senza lasciare spazio a dubbi infidi o deliri pretestuosi.

Spesso i tifosi del Milan, giustamente stanchi e/o incazzati a seconda di temperamento e carattere, accusano il Milan di questi nostri tempi di volare basso, di piccolo cabotaggio. Al punto, però, da rimanerne forse, anche, contagiati. Scatenare la tempesta in un bicchier d'acqua per Riccardo Saponara, ottimo ragazzo e "calciatore che sa giocare a pallone" Allegri dixit dopo il primo allenamento, prima del gol europeo, virale, globale, di Alvaro Morata nel "suo" Bernabeu, si colloca infatti qualche ottava sotto rispetto al gol dei gol. Nemmeno Pirlo e Seedorf contro l'Inter erano arrivati a tanto. Saponara? Empoli è probabilmente la sua dimensione più giusta, un po' come lo era Ascoli per Adelio Moro qualche decennio fa, e in ogni caso 4 milioni per il riscatto e il 30 per cento a favore del Milan nel caso in cui Sapo venisse girato ad altro Club, sarebbero non solo un buon ricavo per la voltura immediata sul riscatto obbligatorio di Luca Antonelli ma anche una discreta operazione di plusvalenza. Prima del gol di Morata di cui il Real si pentirà nei Secoli dei secoli, strapparsi i capelli per Saponara era un po' come strapparseli per Cristante a fine Agosto "sostituito" in rossonero da Bonaventura, sul quale sono stati destinati tutti i proventi dell'operazione con il Benfica. Saponara, Cristante, tutti fondamentali, tutti da tenere. Com'è, però, che con loro due presenti nel Milan, si continuavano a chiedere rinforzi per il centrocampo? E, per la loro resa nel Milan, e sottolineiamo nel Milan con tutto il carico mentale che il Milan comporta rispetto ad altre realtà, alla fine il saldo attivo sul campo da parte di Antonelli e Bonaventura non sarà superiore a quello che sarebbe stato, nel Milan, sempre con tutto il rispetto, da parte di Cristante e Saponara?

Furoreggia la rivalità fra l'Inter di Milito del 2010 e la Juventus di Tevez del 2015. Più forti gli uni, più forti gli altri, grande dibattito. Non sappiamo se la Juventus del quasi-triplete centrerà gli stessi obiettivi del triplete effettivo dei nerazzurri. Ma su un piano la Juventus ha già vinto ed è già superiore. E cioè il post-triplete. Quelle vittorie di cinque anni fa erano il capolinea nerazzurro, il limite che il presidente Moratti, comprensibilmente, non vedeva l'ora di raggiungere per poi calmierare i conti e iniziare la fase di atterraggio della sua presidenza. Sia che resti ad un titolo o che arrivi a due o a tre, la Juventus invece ha deciso di andare avanti, di insistere, di proseguire, come confermano i tanti nomi del mercato già attribuiti alla squadra di Torino. L'Inter del 2010 finì a Madrid, la Juventus del 2015 è già proiettata oltre Berlino. Con Massimiliano Allegri che, dopo Madrid, ha riconosciuto l'importanza del lavoro di Antonio Conte in bianconero. Cosa che un anno fa, alla vigilia dell'Ottavo di finale Champions fra Milan e Atletico Madrid raggiunto grazie alla qualificazione rossonera con alla guida tecnica il tecnico livornese, non avvenne. Chissa cosa ne pensano quelli che fanno dalla mattina alla sera l'esame di stile ai propri nemici, facendo ampi sconti ai propri amici.

Torniamo al Milan tutto italiano. Nomi, ipotesi. Intanto l'allenatore. Il presidente Berlusconi nelle prossime settimane continuerà le esplorazioni sulla cessione di quote e non vuole presentarsi alla firma con eventualissimi nuovi partner con una decisione così importante già presa, ma il suo management sportivo ha già fornito al numero uno tutte le soluzioni possibili, nessuna esclusa. Tocca al presidente Berlusconi scegliere, come e quando lo riterrà più opportuno. Poi, i giocatori. Intanto Alessio Cerci. Il Milan vuole verificare il suo rendimento avendolo già in rosa e subito al lavoro fin dal primo giorno di preparazione estiva che un anno fa Alessio non ha fatto. Il Milan crede in Cerci. Ma se dovessero maturare altre condizioni sul piano tecnico, perché non verificare la fattibilità di uno scambio di prestiti fra Torino e Milan, con Darmian un anno in rossonero e Cerci un anno in granata? Matteo Darmian è della genia giusta, quella rossonera dura e pura, senza contaminazioni. Staremo a vedere. Poi centrocampo, solo centrocampo, tanto centrocampo. Daniele Baselli ha ottimi rapporti personali con le persone del Milan, ma è un giocatore che l'Atalanta valuta molto. Altri nomi: per qualche anno abbiamo sperato che Parolo venisse in rossonero. Non è accaduto. Parolo è del 1985 e oggi sta benissimo alla Lazio, anche se fu fra i primi nomi fatti un anno fa da Filippo Inzaghi alla dirigenza rossonera. C'è però Simone Missiroli che ha un anno in meno di Parolo e più o meno gli stessi guizzi. Poi Bertolacci, Valdiofiori, tante ipotesi note e che non contemplano, purtroppo, Sturaro, passato nei mesi scorsi alla Juventus.

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