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Editoriale

Brutto copione alla Scala del calcio, ma gli attori non c'entrano: il Milan di Inzaghi nasconde un segreto (anzi tre), Mancini ha una sola, pericolosa via per salvare l'Inter. Il plus della Juve? Non è Pogba...

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
25.11.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 37453 volte
© foto di Federico De Luca

Buonasera e complimenti per la trasmissione. E niente, oggi si parte col basket. Anzi no, con la dichiarazione di Luca Dalmonte, coach di Roma che l'altro giorno ha lanciato la proposta: "Cancelliamo l'ora di ginnastica a scuola". No, dico, ma siamo matti? Ricordo momenti meravigliosi legati all'ora di ginnastica al liceo: gente che veniva in classe con tute oscene della Fila o dell'Adidas da 20mila lire alla Standa. roba fatta in acrilico in Bubbakistan che ti faceva puzzare di montone alla prima ora di lezione. E tu, alle 8.27 del mattino con ancora la cispa negli occhi: "Minchia, che odore...". Compagno di banco: "È Franchini, ha la tuta della Fila, quella fetentissima, e il calzino bianco di spugna".
Ricordo che allo scoccare dell'ora ci si imboscava alla grande: chi a mangiare una focaccia cotto e salsa tartara con consueta polemica ("mi scusi barista, però questo cotto è osceno, è tutto grasso". E lei, assai sarcastica: "Evidentemente la vacca saltava l'ora di ginnastica come voialtri pelandroni. Mangia e paga, fanno 1500 lire"), chi leggeva la Gazzetta di straforo, chi alle ore 9 era già alla quinta Marlboro perché senza pacchetto di siga non eri nessuno e le femmine ti sputavano col pensiero, chi improvvisava partitoni galattici di calcio 15 contro 15 con portieri volanti e fratture multiple incluse, chi limonava in qualche anfratto con delle sciampiste a caso (il prof di ginnastica, tra l'altro, ma tanto è tutto in prescrizione, tranquillo prof), chi diligentemente andava a sudare come capra tibetana in quella che chiamavamo palestra ma in realtà altro non era che uno squallido magazzino 10x10 con su scritto "palestra". Ecco, Franchini andava in palestra. E poi non si lavava. E tornava in classe con la tuta della Fila. E tu: "Minchia che odore!". Compagno di banco: "È Franchini, ha la tuta della fila, il calzino di spugna e due focacce cotto e salsa tartara". E tu: "Puzza come un cane ma 3000 lire per le focacce ce le ha, infame". Ecco, coach Dalmonte, non ci levi l'ora di ginnastica perché quantomeno presto o tardi tutti incroceranno un Franchini e capiranno che la scuola è sì importante, ma l'ora di ginnastica di più perché ci insegna quanto è importante lavarsi. O limonare le sciampiste.
Tutto il pateracchio ha un senso anche se a voi non sembra. Franchini andava nel magazzino chiamato palestra perché a calcio era un cane e si vergognava persino di fare il portiere volante. Ebbene, oggi che è un ingegnere gestionale e ha due figli che manda a scuola con tute della Fila, mi ha scritto su Wapp: "Al derby di domenica facevo bella figura anche io". E, insomma, Franchini alza la cresta, fa il figo, ma non ha mica tutti i torti.

Per intenderci, da ieri c'è una netta separazione a Milano e, badate bene, non è quella tra tifosi di Milan e Inter, uniti domenica sera prima del fischio d'inizio dagli straordinari cori di Ale e Franz coordinati dall'altrettanto straordinario Daniele Bossari ("Viva il Milan!", "Viva l'Inter!", "Viva noi!" e hanno portato a casa la pagnotta), semmai quella tra "tifosi tutti" e rispettive dirigenze. Trattasi di mera sperequazione concettuale che, detta in parole povere significa "Ci state prendendo per il mulo?".
Partiamo dal Milan: il problema è davvero solo Torres col faccino mogio da cane abbandonato all'autogrill? È davvero tutta colpa dello spagnolo che oggi come oggi non segnerebbe neanche col SuperTele all'oratorio di Fuenlabrada, suo paese natio? Francamente non credo. Il problema è El Shaarawy che sbaglia il più facile dei gol e, complice la traversa, pare abbia colpito la navicella Iss con a bordo Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana in orbita? Non scherziamo. Il problema è Muntari, sempre più convinto di non essere in campo, bensì alla Royal Rumble con Andre The Giant, Hulk Hogan, The Undertaker e Jimmy Snuka "Superfly" tanto da scambiare l'arbitro Guida per Dan Peterson? Forse, ma c'è chi ha maggiori responsabilità.
Per carità, il sottoscritto capisce la necessità di qualsivoglia allenatore di andare in conferenza stampa e dire "potevamo farcela, Tizio è stato bravo, Caio è stato sfortunato, va bene così", ma non quando si va oltre la logica. Il Milan con il derby ha messo insieme il quarto punto nelle ultime cinque partite, ha una media da bassa classifica anche se disputa una sola competizione, cambia attaccanti come Morgan cambia idee ("Me ne vado da X Factor! Non mi vedrete mai più infamacci!" "Son tornato a X Factor! Non me ne andrò mai più! Vi amo!". E giù un sorso di bibitone), non chiarisce perché al posto di un nazionale titolare nella Colombia - Armero - preferisca far giocare altri fuori ruolo (nel caso Rami, che pure se l'è cavata bene), non dice "sono cavoli amari", semmai "va tutto bene", in più sappiamo che il presidente è "abbastanza soddisfatto".
Tutto questo non fa scopa con l'opinione dei tifosi che invece sono moderatamente preoccupati, si domandano come è possibile che Mexes sia passato dall'essere quello che non gioca perché a gennaio deve andare via e poi si ritrovi capitano - tra l'altro più che positivo - nel derby.
E, insomma, vien da pensare che tutte queste cose a Clarence Seedorf non sarebbero state perdonate, lui che certamente aveva uno stile bizzarro ma che in qualche modo una bel numero di punti era anche riuscito a metterli insieme.
Ma son cattivi pensieri, per carità, la verità è che gli stessi ghirigori dialettici si sono visti anche sull'altra sponda del Naviglio. Finisce la partita e Moratti è contento, Thohir pure, i giocatori e Mancini anche. Per carità, un pareggio alla prima con il nuovo allenatore è accettabile, ma fa male pensare che un tempo neppure le vittorie venivano applaudite se non erano accompagnate da un gioco accettabile. Oggi invece vale tutto, la Scala del calcio si accontenta e se reclama si lascia rintronare dai soliti quattro concetti: "Ci vuole pazienza... È presto... I ragazzi devono ingranare...", tutte cose vere che però contrastano con dati di fatto indiscutibili: se giochi con due punte ma poi Palacio fa il terzino, allora qualcosa non va; se da parecchi mesi tutti coccolano un talento come Kovacic perché "deve trovare la posizione in campo" ma la posizione alla fine gliel'ha trovata solo il Ct della Croazia, allora forse è il caso di copiare, ché tanto Niko Kovac mica si offende; se Ranocchia pensa di essere Lucio e tutti gli dicono "sei bravo", forse è il caso di dirgli "non sei Lucio, cerca di non strafare"; se a togliere le castagne dal fuoco ci deve pensare Obi che non segnava un gol da un torneo rionale disputato in gioventù a Lagos, allora forse non è il caso di dire "ci vuole pazienza" ma "è ora di svegliarsi".
Tutte queste cose Mancini le sa bene e sa anche che il campionato in corso - eccezion fatta per le prime due della classe - si può tranquillamente definire "il torneo di quelli che non vogliono prenderla in quel posto anche se non fanno niente per evitarlo". Il dato di fatto è che lo slot per il preliminare di Champions è uno solo e le pretendenti parecchie. L'altro dato di fatto è che Ian Thorpe ha tenuto a farci sapere che non ha una relazione con Ricky Martin, quindi molto probabilmente l'australiano è il favorito per il terzo posto.

Il resto sono banalità assortite. Per dire: quante volte avete sentito dire in queste ultime ore "Pogba è fortissimo" e "Come Pogba ne nasce uno ogni cento anni" e "io di Pogba l'avevo detto prima di tutti" e "Pogba è talmente forte che probabilmente è Chuck Norris travestito da Pogba". Ecco, mi unisco anch'io al coro: Pogba è bravo assai, ma forse è il caso di spostare l'attenzione sul centrocampista italiano più forte del momento, che poi è Marchisio. Sarà che ha cognome poco esotico, sarà che non fa mai parlare di sé per puttanate da rotocalco, sarà che ha la faccia da buono, ma forse due righe le merita anche lui che da "quarto incomodo" è diventato titolare inamovibile. Deve ringraziare Allegri, soprattutto deve ringraziare mamma e papà.

In chiusura devo confidarvi un segreto, questa notte ho fatto un sogno strampalato. Ve lo racconto. Praticamente eravamo in macchina in nove: io, Franchini, Pozzecco, gli Spritz for Five e Perin. Guidava Perin. E niente, è finita malissimo... (Twitter @FBiasin


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