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Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
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Editoriale

C'era una volta...

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
18.09.2016 10.50 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 43352 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

1980/81 - C'era una volta una Serie A che voleva venire fuori con forza dagli anni di piombo. Aveva nuovi sogni e nuove energie, aveva un disperato bisogno di riaprire le frontiere. Era ormai da 14 anni, dall'anno della maledetta rete di Pak Doo Ik, che la strada per i giocatori non italiani era sbarrata. Ed era giunta l'ora di voltare pagina. Sembrava, all'epoca, la migliore soluzione per far ripartire il movimento, ma questa riforma aveva avuto come effetto collaterale quello di far crollare la competitività soprattutto a livello internazionale. Dopo la Coppa dei Campioni conquistata dal Milan nel 1969, nessun altro club italiano era riuscito a tornare sul tetto d'Europa e i dirigenti della Federazione avevano capito che era giunto il momento di cambiare. In quella estate turbolenta, che aveva visto Lazio e Milan retrocedere per lo scandalo Totonero, approdarono in Serie A undici stranieri: da Juary a Falcao, passando per Krol, Bertoni, Prohaska, Fortunato, De Camargo, Neumann, van de Korput, Brady e Luis Silvio. Quest'ultimo, acquistato dalla Pistoiese per 170 milioni di lire, aveva attirato su di sé sorrisi e critiche. Chi ebbe la fortuna di vederlo giocare dal vivo dubitò (probabilmente a ragione) che fosse davvero un calciatore professionista. Ma andava bene così, anche a costo di qualche svista viva gli stranieri, viva il multiculturalismo. Anche perché di italiani ce n'erano in abbondanza e di molto forti: in Argentina due estati prima la Nazionale aveva chiuso il Mondiale al quarto posto e la fiducia non mancava di certo. Era quella un'Italia piena di giocatori forti!

PRIMA GIORNATA SERIE A 1980/81
Calciatori utilizzati (subentranti compresi) - 202
Calciatori stranieri - 7
Percentuale stranieri: 3.46%

1988/89 - C'era una volta una Serie A che era il centro del calcio mondiale. C'erano i campioni più importanti e le squadre più forti. C'era Maradona e il grande Milan. C'era l'Inter del Trap e un astro nascente come Roberto Baggio. La riapertura agli stranieri era stato un vero e proprio successo. Anzi, a partire da quella estate la Federazione decise di permettere a ogni squadra di tesserare tre stranieri e non più due. Fu un successone: Rijkard, van Basten, Gullit, Laudrup, Matthäus, Brehme, Maradona, Careca, Diaz, Völler, Caniggia, Evair, Rui Barros, Ruben Sosa e tanti altri tutti insieme. Tutti fortissimi, tutti con giocatori italiani altrettanto bravi. Erano gli anni dell'entusiasmo e dell'incoscienza, di un cambiamento che stava avvenendo nei fatti ancor prima che nelle parole. L'epoca d'oro del nostro calcio, di lì a poco avremmo ospitato anche un Mondiale che eravamo pronti a disputare da protagonisti. Perché quella Italia era forte, fortissima. I suoi calciatori scendevano in campo coi migliori nel campionato più competitivo al mondo.

PRIMA GIORNATA SERIE A 1988/89
Calciatori utilizzati (subentranti compresi) - 224
Calciatori stranieri - 37
Percentuale stranieri: 16.51%

1994/95 - C'era una volta una Serie A che era pienamente consapevole della sua forza. C'era un Milan che aveva dimostrato di essere per distacco la squadra più forte in Europa: aveva vinto la Champions pochi mesi prima e altre due volte tra l'89 e il '90, aveva rivoluzionato il modo di intendere il calcio con Sacchi in panchina. Da paese storicamente costretto a inseguire eravamo diventati paese d'avanguardia. Ma non era solo il Milan ad essere forte: la Samp non era salita sul tetto d'Europa per una questione di dettagli, la Nazionale per sfortuna non era salita sul gradino più alto del podio negli ultimi due Mondiali.
L'incoscienza di fine anni '80 si era tramutata in consapevolezza: sapevamo di essere i più forti e per questo non mancavano i rimpianti per qualche occasione persa di troppo. Il numero di stranieri era costante e questo permetteva ai giovani talenti italiani di emergere. Mentre Baggio alzava al cielo il Pallone d'Oro, Totti e Del Piero cominciavano a muovere i loro primi passi in Serie A. E Buffon già scalpitava nel settore giovanile del Parma. Non male, che dite?

PRIMA GIORNATA SERIE A 1994/95
Calciatori utilizzati (subentranti compresi) - 231
Calciatori stranieri - 32
Percentuale stranieri: 13.85%

2000/01 - C'era una volta una Serie A più spendacciona che ricca. Un campionato che ormai da qualche anno sfoggiava una Ferrari senza, però, avere i soldi per manutenzione e benzina. Per chi, come me, era poco più che bambino tutto ciò che luccicava sembrava oro. In Europa, soprattutto in Coppa UEFA, dettavamo legge da anni come mai nei decenni precedenti. In Coppa dei Campioni eravamo sempre protagonisti e in Italia al vertice c'era un'alternanza piuttosto rara. Un campionato abbagliante.
Erano gli anni delle sette sorelle, l'apertura delle frontiere dopo la sentenza Bosman aveva raddoppiato in pochi anni il numero di stranieri e tutti i presidenti, con assegni non sempre coperti, si sfidavano a suon di rilanci da capogiro. Il crollo era alle porte, ma noi continuavamo a girarci dall'altro lato. Ci godevamo il presente e chi muoveva i fili nel Palazzo lo permetteva senza freni, ben consapevole che sarebbe durato ancora poco.

PRIMA GIORNATA SERIE A 2000/01
Calciatori utilizzati (subentranti compresi) - 249
Calciatori stranieri - 87
Percentuale stranieri: 34.93%

2006/07 - C'era una volta una Serie A che continuava a cullarsi sui successi e sulla lungimiranza del passato. Un gigante dai piedi d'argilla. Il Mondiale alzato al cielo poche settimane prima era servito per nascondere la polvere sotto il tappeto, per rimandare riforme che altri paesi avevano già attuato. Il ciclone Calciopoli fu il punto di non ritorno e non riuscivamo a comprenderne le conseguenze. Fu per molti campioni, non solo stranieri, la scusa per fuggire altrove, anche se sapevamo che in molti casi i motivi della fuga erano legati al nostro perdere terreno nei confronti delle altre leghe. La Germania, a differenza nostra, aveva usato il Mondiale come volano per il suo campionato. La Liga e la Premier ci stavano scavalcando, come risultati e come appeal, ma noi invece di seguire la loro scia pedalavamo in direzione opposta. Sostituivamo stranieri forti con stranieri normali e nemmeno troppo giovani. Con gli ultimi successi di una generazione ormai al tramonto ripetevamo a gran voce che andava tutto bene. Ma tutti sapevamo che non era così.

PRIMA GIORNATA SERIE A 2006/07
Calciatori utilizzati (subentranti compresi) - 279
Calciatori stranieri - 75
Percentuale stranieri: 26.88%

2014/15 - C'era una volta un campionato che s'era smarrito, era sprofondato nel buio. La disastrosa spedizione della Nazionale in Sudafrica spiegava bene cosa eravamo diventati. Dopo Calciopoli, avevamo fatto tutto il contrario di quello che dovevamo fare e ne pagavamo le conseguenze. Avevamo tolto spazio ai nostri giovani per dar spazio a un numero sempre maggiore di stranieri che non avevano aumentato la competitività del nostro campionato. Tutt'altro. Avevamo favorito la fuga dei campioni per far spazio a giocatori senza futuro e con ingaggi pesanti. Tante operazioni non avevano alcun senso, ormai il calciomercato seguiva spesso e volentieri logiche che col campo non aveva nulla a che fare: commissioni e agenti avevano preso il sopravvento sui progetti e i risultati erano sotto gli occhi di tutti.
L'ultima figuraccia Mondiale era almeno servita per far saltare qualche testa. Da qualche settimana, il nuovo presidente della FIGC era Carlo Tavecchio. Non sembrava la persona migliore, non s'era presentato benissimo con qualche discorso discutibile e più di una parola fuoriposto, ma era nel calcio da anni e al momento del suo insediamento annunciò tante riforme: non ci restava che fidarci di lui. E sperare.

PRIMA GIORNATA SERIE A 2014/15
Calciatori utilizzati (subentranti compresi) - 278
Calciatori stranieri - 161
Percentuale stranieri: 57.91%

2016/17 - C'era una volta, e adesso non c'è più, il campionato più bello del mondo. Non ci resta nemmeno l'illusione che le cose possano cambiare a breve perché le riforme - tra tutte quella delle rose a 25 e del 4+4 - non hanno prodotto risultati significativi. Il numero di italiani protagonisti non è aumentato, anzi. Abbiamo dato il via a questa stagione con un Roma-Udinese che presentava dal primo minuto un italiano su 22. Il problema non sono gli stranieri in sé, perché avessimo quelli che ci sono in Premier forse non saremmo qui a lamentarci. Il problema è che la Juve è l'unico top club con una mentalità europea e per i nostri club arrivare in fondo alle competizioni europee è sempre più utopia. Se la Nazionale raggiunge i quarti di un Europeo viene accolta in trionfo, se rimediamo figuracce in Europa League contro squadre ai più sconosciuti non ci sorprende nemmeno.
C'era una volta, e speriamo ritornerà in futuro, il campionato più bello del mondo. Perché continuare a nascondere i problemi e a ripeterci che il nostro 'non sarà il più bello, ma resta il campionato più difficile' non risolve i problemi. Serve una svolta, quella che non c'è stata nell'ultimo biennio.

PRIMA GIORNATA SERIE A 2016/17
Calciatori utilizzati (subentranti compresi) - 279
Calciatori stranieri - 156
Percentuale stranieri: 55.91%

(Tabellini tratti da www.calcio.com)

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