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Caos paracadute: di cosa si tratta, chi ha danneggiato e perché ha scontentato (quasi) tutti. Tavecchio, l'uomo del... dire: quando la riduzione delle squadre? Juve e Napoli: priorità alla difesa

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
15.05.2016 12.49 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 67583 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Zamparini attacca, il Carpi risponde, il Verona replica con un comunicato. E così più e più volte in poche settimane, per dar vita all'ennesimo caso di cui il calcio italiano avrebbe fatto volentieri a meno. E' il caos attorno all'ultima retrocessa che ormai da giorni catalizza l'attenzione dei club in coda. Una questione spiegata poco e male, che ha acceso gli animi anche di chi è già spacciato.
In questa storia ci sono due aspetti chiave. Una partita, quella che andrà in scena questa sera al Barbera tra Palermo ed Hellas Verona. E una parola: 'paracadute'. La vulgata inesatta passata in questi giorni è grossomodo questa: se i rosanero si salvano il Verona incassa 15 milioni di euro in più, quindi gli scaligeri non avranno alcun motivo per opporre resistenza in una gara (insieme a Udinese-Carpi) che deciderà l'ultima retrocessa. Non è proprio così, ma andiamo con ordine.

DI COSA SI TRATTA - La questione, come spesso accade nel nostro calcio, è stata sollevata a stagione in corso. Non era stata prevista e l'accordo in Lega Serie A è arrivato solo quando era iniziato anche il girone di ritorno. Con tutte le conseguenze del caso. Tutto ruota attorno ai diritti tv, all'inizio del nuovo triennio 2015/18 che ha permesso alle società di incassare più soldi rispetto alla passata stagione.
In pratica, un anno fa le società di Serie A si sono divise 809 milioni di euro, mentre quest'anno la cifra era superiore ai 980 mln. Come dividere il residuo incrementale? Premesso che gli 809 mln sono stati ripartiti come l'anno precedente, in ballo per settimane sul piatto della Lega ci sono stati oltre 170 milioni di euro. Dopo tante riunioni, s'è deciso di suddividere 46.1 milioni in parti uguali, di destinare 69.2 milioni alle prime dieci classificate (il 15% a testa per prima, seconda e terza, il 10% per quarta, quinta e sesta, l'8% per la settima, il 7% per l'ottava, il 5% per nona e decima), di dare un milione di euro a tutte le squadre classificate tra l'undicesimo a la 17esima posizione e, infine, di consegnare 60 milioni di euro alle squadre retrocesse. Il paracadute, appunto. Una cifra doppia rispetto alla stagione precedente. Una ripartizione che, nota nemmeno troppo a margine, è stata votata da 18 club su 20, con Chievo Verona (12esimo al momento dell'accordo) e Palermo (16esimo dopo la 26esima giornata) contrari.
Sessanta milioni, quindi. Questo il budget a disposizione per le tre squadre retrocesse. Ma non tutte le squadre che vanno in Serie B sono uguali: la Lega stabilì a febbraio di dare 10 milioni alle squadre che hanno giocato una stagione in Serie A (quindi Frosinone ed, eventualmente, Carpi), 15 alle squadre che sono nel massimo campionato da due (nessuna di quelle in corsa) e 25 mln a quelle che sono in Serie A da almeno tre anni (quindi Hellas Verona, ed eventualmente, Palermo).
Facile a questo punto fare i conti. Dovesse retrocedere il Palermo, il budget si esaurirebbe del tutto: 25 mln ai rosanero e agli scaligeri, dieci al Frosinone. In caso di retrocessione del Carpi, invece, ne resterebbero altri 15, che andrebbero - eventualmente - all'Hellas Verona perché da tre anni in Serie A. Già, eventualmente. Perché quei soldi la società di Setti li incasserebbe solo se non dovesse centrare immediatamente la promozione. Una eventualità disastrosa dal punto di vista sportivo per una piazza importante come Verona, ma nemmeno così rosea anche da quello economico. Perché restare in B per un altro anno vorrebbe dire incassare, è vero, altri 15 milioni, ma anche rinunciare a tutti quei soldi provenienti dai diritti tv e non solo che esclusivamente il massimo campionato ti può dare.

CHI HA DANNEGGIATO E PERCHÉ HA SCONTENTATO (QUASI) TUTTI - La beffa delle beffe è stata quella di ritrovarsi in calendario Palermo-Hellas Verona all'ultima giornata. Gli scaligeri, già retrocessi, saranno arbitri della corsa salvezza perché solo fermando i rosanero al Barbera potranno permettere al Carpi di effettuare un clamoroso contro-sorpasso.
Il conflitto di interessi appare evidente ed è il motivo per cui Stefano Bonacini, due giorni fa, ha presentato un esposto alla Procura Federale. E' vero infatti che il prossimo anno il Verona avrà tutto l'interesse a tornare immediatamente in Serie A, ma è altrettanto vero che solo con la retrocessione del Carpi - in caso di permanenza in cadetteria per una seconda stagione - usufruirebbe di un ulteriore bonus da 15 milioni di euro che in caso contrario non avrebbe a disposizione.
Nessuna illazione, solo lo stato dei fatti. Che provoca innanzitutto un danno d'immagine alla Lega e alla Serie A. Da questa vicenda, però, ne esce danneggiata anche la Lega Serie B. Dare un paracadute così importante a una squadra come il Verona (ed eventualmente al Palermo) vuol dire inserire in un campionato una-due corazzate con un budget infinitamente superiore rispetto a quello delle altre squadre. Ecco perché Andrea Abodi, circa due mesi dopo la decisione presa dalla Lega di Serie A, ha risposto annunciando al termine di un'Assemblea che alle retrocesse non andranno i soldi della mutualità e che la cifra a loro destinata verrà ripartita tra le altre 19 società di B. Una contromossa che - paradosso dei paradossi - ha scontentato a quel punto Frosinone e Carpi, squadre che hanno avuto un percorso piuttosto simile negli ultimi anni. Leggete, infatti, cosa ha detto pochi giorni fa Maurizio Stirpe, numero uno del club ciociaro: "Sotto questo aspetto, devo dire che il paracadute non tiene conto di due situazioni. Noi abbiamo dovuto pagare tre milioni di premio per la Serie B. Se noi, ai dieci milioni che arriveranno, sottraiamo i tre milioni che abbiamo dato alla Serie B e il milione e mezzo che continuiamo a pagare alla Lega Pro come mutualità, possiamo serenamente dire che di questo paracadute riceveremo le briciole. La recente decisione assunta dall'Assemblea di B di escludere dalla mutualità di B le società retrocesse che hanno percepito il paracadute è quantomeno inopportuna e ingiusta, perché poi non tiene conto delle differenze sostanziali di paracadute".
Il 'paracadute', insomma, a conti fatti ha creato più danni che benefici. Rimpingua in maniera importante le casse dell'Hellas Verona, fa scontenti tutti gli altri. La fortuna (se così si può chiamare) è che vale solo per questa stagione e che dal prossimo campionato si tornerà a discutere di questa ripartizione. Con risultati si spera migliori.

TAVECCHIO, L'UOMO DEL... DIRE - Quando nel luglio 2014 Tavecchio presentò la sua candidatura alla presidenza della FIGC, mise al centro del suo programma due punti principali, due priorità. La prima era la promozione dei vivai, abbozzò a parole una riforma arrivata qualche mese dopo che, però, a conti fatti ha riformato ben poco (clicca il link in basso per leggere). Il secondo era la riduzione delle squadre, con la Serie A che sarebbe dovuta tornare in poco tempo a 18.
E' infatti chiaro da tempo che un massimo campionato a 20 squadre - così come una cadetteria a 22 squadre - non è più sostenibile. Portare in A squadre con rose non all'altezza fa calare drasticamente la competitività. Lo si è visto nello scorso campionato col Cesena, così come in quello attuale con Frosinone e Carpi. Entrambe quest'anno hanno fatto una figura dignitosissima e se gli emiliani a 90 minuti dal termine sono ancora in corsa per non retrocedere vuol dire che hanno fatto il massimo possibile. Discorso simile per i ciociari, che nell'ultima gara casalinga che ha sancito la matematicamente retrocessione hanno dato un esempio di civiltà che per il nostro calcio rappresenta una sana boccata d'ossigeno.
Il problema, quindi, non sono Carpi e Frosinone in sé, ma che in Serie A arrivano compagini non strutturate - economicamente e tecnicamente - per affrontare il massimo campionato. Un rischio che corre il prossimo anno anche il Crotone. Nessuno, ci mancherebbe, vuole eliminare le favole dal calcio. Sono il bello di questo sport, il Leicester insegna. Ma se le favole sono belle è proprio perché sono eccezioni. Se lo straordinario diventa ordinario vuol dire che qualcosa non va. Ben vengano nuovi underdog, ma solo se superano una Serie B più competitiva e fanno i conti con una corsa promozione molto più impervia. Questa altalena non fa bene a nessuno.

JUVE E NAPOLI RIPARTONO DALLA DIFESA - Paragrafo finale dedicato al calciomercato, alle prime due della classe. Entrambe, con la fase a gironi di Champions in tasca, possono attuare i piani programmati nelle scorse settimane.
La Juventus ha rinnovato il contratto di Andrea Barzagli per altre due stagioni, ma sa che il difensore di Fiesole, classe '81, non potrà avere un ruolo centrale nel prossimo biennio. Serve un difensore all'altezza dei titolari che è già stato individuato: Mehdi Benatia. Il difensore marocchino vuole rientrare in Italia perché a Monaco di Baviera - anche a causa dei continui problemi fisici - ha avuto un ruolo marginale. Un ruolo che diventerà ancora meno importante con l'inserimento in rosa di Mats Hummels. I rapporti tra i due club sono ottimi e la fiducia per la chiusura dell'affare è alta.
Può programmare e trattare concretamente anche il Napoli. Con Raul Albiol (in scadenza tra un anno) che non ha dato certezze sul suo futuro e strizza l'occhio al Valencia, è necessario per i partenopei preventivare almeno due acquisti per la difesa: Lorenzo Tonelli (già ufficializzato) ed Emanuel Mammana. Per l'argentino il club partenopeo è avanti rispetto a tutte le altre squadre interessate, un doppio colpo da più di 20 milioni complessivi. In attesa, quindi, di certezze sul futuro dei big - sul futuro di Morata, Higuain e Pogba - le prime due della classe hanno deciso di partire dalle fondamenta.

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