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Editoriale

Capello: la Nazionale come la Juve. Nazionale: Lotito stoppa Mancini. Coman come El Shaarawy. Allegri punta De Sciglio...

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
19.03.2016 08.16 di Mauro Suma   articolo letto 37115 volte

Al calcio piace fare giri strani e poi ritornare. Il calcio è fatto apposta per essere la scienza esatta dei precedenti, per mostrarsi ciclico come poche altre cose della vita. Fabio Capello, un grande del calcio giocato e un gigante del calcio vissuto dalla panchina, ha dichiarato in settimana che non intende ripartire da una Nazionale. In molti ci hanno creduto, quasi tutti hanno preso per buona la frase. E probabilmente sarà anche così. Ma attenzione, lupi di mare come Fabio Capello nel calcio italiano e mondiale ce ne sono pochi. Quando vuole, Don Fabio sa perfettamente come depistare, come far decantare le cose. Cosa aveva dichiarato infatti nei primi mesi del 2004? Che non sarebbe mai andato ad allenare la Juve...bene...pochi mesi dopo, nell'estate del 2004,diventava il nuovo tecnico bianconero. La storia ripassa e la storia richiama. Quel che risulta al povero cronista è che quando il presidente Tavecchio, per la successione di Antonio Conte, aveva dichiarato che il budget per il nuovo Ct sarebbe stato più basso pensava ad una soluzione che non prevedesse il "contributo" dello sponsor. Ma lo sponsor invece c'è, è prestigioso e pesante. E spinge proprio per Fabio Capello. Ha preso probabilmente tempo Don Fabio nell'attesa che anche il presidente Tavecchio converga sul suo nome: non vuole essere il Ct dello sponsor, ma di tutta la Federazione. Se così fosse, tutto sarebbe quadrato, legittimo e comprensibile.

A Roberto Mancini non sarebbe dispiaciuto affatto convolare con la Nazionale. Ci ha pensato e ha accarezzato il progetto. Il titolo nostro è eccessivo. Il presidente Lotito non ha stoppato Mancini, ma una delle remore del Mancio riguardava qualche piccola scoria rimasta fra lui e il numero uno della Lazio negli anni successivi all'esperienza biancoceleste. Probabilmente lo stesso presidente Lotito ci sarebbe passato sopra, ma non è detto. Quel che però appare abbastanza chiaro, negli ultimi giorni, è lo scenario di cui sopra. Quello del nuovo Ct azzurro, se fosse Capello, potrebbe essere un mandato di 2 anni fino al Mondiale, un arco di tempo fatto apposta per consentire a Mancini di proseguire nell'Inter. E poi...

I tifosi rossoneri hanno accusato la Società rossonera di aver rinforzato con ElShaarawy proprio una diretta concorrente per il terzo posto. Nessun tifoso bianconero accusa la propria Società di aver favorito con Coman proprio la squadra che senza il francese sembrava domata e che invece grazie al francese ha posto fine al sogno juventino nel modo più improvviso, lacerante e tranciante possibile. Questione di epoche e di cicli. In realtà le differenze ci sono e sono tutte a favore del Milan, ma in questo periodo tutto particolare non conta. Questo è il momento in cui se l'Inter chiude il bilancio a meno 100 tranquilli che adesso investe e compra, se invece il Milan chiude a meno 90 ecco che smobilita e perde i pezzi. E' la grande redazione trasversale politicamente corretta che disegna gli scenari e le uniche reazioni devono essere pazienza e disincanto. Torniamo a ElShaarawy e Coman. La Roma si è rilanciata grazie all'esonero di Garcia, all'arrivo di Spalletti, alla crescita di Pjanic, alla ri-esplosione di Salah, all'arrivo di Perotti e all'arrivo di ElShaarawy. Stephan è uno dei fattori importanti della Roma, non l'unico. Quella sera, invece, all'Allianz Arena, la partita era chiusa, vinta, risolta, dalla Juve padrona del campo per 70 minuti. Ed è uno e solo, unico e non trino, il fattore che la cambia, la ribalta, la ridisegna: Coman. Nessuna criminalizzazione del direttore Marotta per carità, il mercato in uscita quando deve essere fatto va fatto. Sia per ElShaarawy che per Coman. Ma non si può presentare un conto chilometrico al Milan e il nulla assoluto alla Juventus.

Nello scorso mese di Gennaio è stata la rivalità a 360 gradi, in campo e fuori, fra Milan e Juventus a impedire alle due società di parlare seriamente di Mattia De Sciglio. Le cose sono rimaste così e sembrano destinate a rimanere così. Ma se Lichtsteiner continua la sua manovra di atterraggio e il Milan continua a progettare numerosi cambiamenti, ecco che potrebbe tornare in auge la cara, vecchia cotta di Allegri per Mattia. E' di un'altra categoria, la frase che negli anni rossoneri Max ripeteva spesso. Sembrava disperso nelle giovanili rossonere, ma su segnalazione di un esperto di calcio da lui molto considerato, Allegri ha voluto vederlo e seguirlo. Fino a lanciarlo e a tutelarlo. Allegri è l'unico allenatore che De Sciglio ha avuto per il quale giocare a destra e a sinistra è la stessa cosa, per il tecnico di Livorno va bene uguale ed è forte uguale. Sarà molto importante per il Milan tenere Mattia, rinforzare Mattia, giovane, milanese, italiano, di talento.

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