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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Editoriale

Caro Silvio, un pensiero per te. Capolavoro Juve! Mancini, liberaci dal male... andate in pace

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
08.08.2016 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 69570 volte
© foto di Federico De Luca

Nel mio cuore c'è sempre stato spazio per una sola squadra: l'Avellino. Ma da bambino ti impongono che devi tifare per una grande, altrimenti quando vai al mare ti dicono: per chi tifi? Tu non puoi rispondere solo Avellino. Bene, io ho sempre detto Avellino ma da piccolo ero anche tifoso del Milan. Crescendo e lavorando nel calcio poi ogni fede passa in secondo piano e acquisisci la lucidità del giornalista e il tifoso resta dentro di te nel ricordo da bambino. Avevo 6 anni e mi regalarono il cappello con le treccine di Gullit. Ne avevo dieci e mio padre, con mio zio, mi fecero un regalo: tribuna autorità per vedere la semifinale di Coppa Campioni del Milan contro il Monaco. Vincemmo facile, 3 gol e tutti a casa. Per completare la serata mio padre mi portò a cena all'Assassino, ristorante covo milanista dove trovammo Sacchi e Braida. Mi fecero l'autografo e dopo 20 anni lo feci vedere a Braida che nel frattempo avevo conosciuto per questioni lavorative. Ero piccolo quando il Milan trionfò a Barcellona e oggi Berlusconi lo ricorda come il successo più bello della sua carriera trentennale. Mille ricordi legati al Milan di Berlusconi. Poi la passione rossonera è svanita con il passare degli anni, la ritrovai in una semifinale a Lione (0-0) quarti di Champions e in finale ad Atene contro il Liverpool: ma in quel caso, sarò sincero, più che la passione per il Milan era per l'allora fidanzata malata milanista. Ho apprezzato il Milan nei racconti di Gattuso, l'ho disprezzato per alcune strategie di Galliani e l'ho disprezzato ultimamente per la pessima gestione del finale di un film stupendo. Caro Silvio, ti fa onore lasciare oggi prima che sia troppo tardi. Nella vita tutto finisce. E' come se fossimo in un ospedale: puoi essere Berlusconi o un parcheggiatore abusivo ma lì dentro siamo tutti uguali. Siamo tutti uguali anche quando il tempo passa e, prima o poi, il Signore ci presenta il conto. Il calcio oggi ti presenta il conto e tutti ti riconosciamo che sei stato un eroe. Solo chi fa calcio e lo vive, non da tifoso, sa bene che vincere è sempre difficile. Tu, Presidente, hai vinto tutto e non potevi permetterti un altro anno umiliante e fallimentare. Umiliante la gestione del club, più che i risultati. Avevi perso il controllo e la diatriba Galliani-Barbara ne è stato il peggiore epilogo di come il tempo passa e trascorre male. Tua figlia contro il tuo alleato storico. La politica ha portato via tempo prezioso al calcio, adesso la vecchiaia che incombe e le forze che vengono meno. I cinesi non avranno mai la passione di Berlusconi e Moratti come gli americani non hanno la passione dei Sensi ma a comandare spesso sono, purtroppo, i soldi. C'è una grande differenza e non sta solo nei soldi. I cinesi non hanno neanche le competenze di Berlusconi, più Silvio di Moratti e Sensi. Il calcio è passione e sacrifici. Come quando apri un ristorante. Il proprietario deve essere sempre lì altrimenti camerieri e cuochi fanno il diavolo che vogliono. Tra 20 anni Barbara racconterà ai suoi tre figli quanto è stato grande il nonno nel calcio e mostrerà quelle vhs, Mondiavolo e i Tre tulipani, che oggi io ancora conservo.
Lasciamo da parte il libro dei ricordi e passiamo all'attualità. Un libro di complimenti per la Juventus che, ormai, comanda stabilmente il sistema del calcio italiano. Anche nella furbizia è diventata regina. Marotta sapeva di dover dar via Pogba (e ci mancherebbe) ma prima ha steso un tappeto di acquisti che ha gettato fumo negli occhi ai tifosi. La gestione mediatica, quello che non capisce l'Inter, di questi tempi è fondamentale. La notizia va gestita e non subita. Alla Juventus hanno studiato ogni dettaglio. Ti prendo Pjanic, poi andiamo su Dani Alves, Benatia, il colpo del futuro Pjaca e il regalo ai tifosi Higuain. Così quando cedo Pogba per una vagonata di soldi nessuno può dire nulla. Signori, Marotta ha riscritto il manuale del calciomercato. E a scriverlo è ancora una volta un Dg della Juventus. Queste sono lezioni che a Coverciano non spiegano ma il Direttore 2.0 lavora così. Straordinario. Pogba è stato un capolavoro tecnico e finanziario. Così come il mercato di questa estate ma adesso serve un centrocampista vero ad Allegri. Witsel il mio preferito. La Juventus vincerà ancora lo scudetto soprattutto perché non ci sarà concorrenza; le uniche squadre che in Italia possono contrastare il potere bianconero sono le milanesi, oggettivamente ancora fuori dai radar. Sarà una Juve che vincerà facile il tricolore ma in Europa dovrà ancora assestarsi bene.
L'Inter è un vero disastro. Siamo arrivati ai titoli di coda il giorno 7 agosto sera. Mi faccio una domanda: Pedullà è da un mese e mezzo che ci racconta questa storia di Mancini e l'Inter. Quindi se la racconta lui significa che la rottura c'è da tempo. La mia domanda è da terza elementare con debito in intelligenza: ma bisognava arrivare a due settimane dall'inizio del campionato per compiere questa sceneggiata? Mancini se ne va ma cosa è tornato a fare? Ha fatto peggio di Mazzarri, ha voluto 1256 calciatori e ha fatto spendere un patrimonio alla società. Alla faccia del manager all'inglese. L'Inter ha supportato tutti i suoi capricci e mica se ne andava se i cinesi non gli davano una buonuscita da 2 milioni di euro. Cose dell'altro mondo. Moratti ha chiuso il suo ciclo nerazzurro con un fallimento: aver "imposto" a Thohir il ritorno del Mancio. Mazzarri aveva i tifosi contro, Mancini con i tifosi dalla sua ha fatto peggio. Oggi se ne va e lascia una squadra senza identità e carattere. Infelice e confusa. Non ci sono i tempi per una rivoluzione ma è quel che servirebbe alla società e alla squadra. Un tiro mancino con scoppio ritardato. Ne esce male Ausilio che non ha fatto chiarezza e non ha saputo gestire la diatriba tra proprietà e mister. Ne esce a pezzi il DS e ci farebbe piacere capire il ruolo di Gardini. Dopo il fallimento di Treviso e la retrocessione di Verona qualcuno starà pensando anche male... Per fortuna a Milano non sono superstiziosi come dalle mie parti.


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