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  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
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  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Caso Totti: Spalletti ha fatto da allenatore, Ds e Presidente. Napoli, ora o mai più. Samp, Osti più colpevole di Ferrero. Vi racconto quella telefonata con Preziosi...

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
22.02.2016 13.52 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 46880 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Se scrivi che ha ragione Totti devi iniziare a dire frasi di circostanza... "Il capitano nun se tocca!", "Le bandiere sò bandiere", "ahò ma Spalletti chi se credè d'essere?". Scusate il romanesco uscito male ma mastico poco la lingua. Prendiamo una posizione ed è quella che cerchiamo di spiegare da due anni. Non ci siamo mai riusciti e siamo certi che non ci riusciremo neanche oggi. Totti è la Roma, Totti è la vita giallorossa, Totti è l'orgoglio di questa città, Totti ha rifiutato il Real Madrid per la sua squadra e Totti è colui che ha pagato di tasca sua gli stipendi ai dipendenti quando il grano nella famiglia Sensi, per colpa della Roma, stava per finire. Lo sappiamo! Sappiamo che Totti è stato il Dio del calcio italiano e sappiamo che a Roma Totti è più amato del Papa. Messo da parte tutto questo, e non è facile, vi chiediamo di seguirci con lucidità in questa analisi. Luciano Spalletti merita 12 minuti di applausi perché ha dimostrato di essere un allenatore con gli attributi e perché, prima di risolvere tutti i mali della Roma, sta provando a risolvere il problema più grande. Non definiremmo mai Totti un male ma un problema sì, quello dovete consentircelo. Totti sta facendo il male della Roma, da diversi anni. Per troppo amore. Sì, perché si può far male involontariamente ad una persona o una squadra anche per troppo amore. Francesco sogna di vincere un altro scudetto con la Magica, sogna di essere ancora protagonista e non vuole digerire una triste verità: il tempo passa per tutti. Un giorno Ilary avrà i capelli bianchi, un giorno Totti Jr sognerà di correre sotto la Sud e di farsi un selfie come papà Francesco e un giorno il grande Capitano dovrà ammettere che la sua epoca, immensa e unica, è finita. Quel giorno, Capitano, è arrivato. Per dirla tutta era già arrivato un annetto e mezzo fa. Gli infortuni, la squadra che corre e tu cammini, i ragazzini che ti affrontano che vanno a mille all'ora e invece tu devi fare conto solo (solo si fa per dire) sulle tua qualità che Dio ti ha donato. Francesco immenso e illustre, a volte le dimostrazioni di amore possono essere molteplici. Puoi amare anche dicendo addio. Dimostra di amare più la Roma di te stesso e non andare contro la natura. Il tempo, a volte, è galantuomo altre volte è infame. Spalletti avrà sbagliato nei modi ma sicuramente se si è comportato così è perché in Totti non ha trovato le porte aperte per un dialogo sul suo ruolo, che dovrebbe essere dirigenziale, mentre Francesco crede di poter essere ancora utile in campo. Garcia non si è mai permesso perché giustamente un francese non può andare dal re di Roma e dirgli "guarda che il Colosseo si trova a Parigi". Spalletti ha ridato un metodo negli allenamenti che Garcia ignorava e soprattutto Spalletti sta facendo a Roma l'allenatore, il preparatore atletico, il Direttore Sportivo e il Presidente. Perché di questo ha bisogno la Roma e se oggi i tifosi non lo apprezzano è come un genitore che viene guardato storto dal figlio ma quel figlio, tra qualche anno, capirà che lo ha fatto solo per il suo bene. Come sempre ne esce a pezzi la società. Sabatini dovrebbe fare da filtro, invece, Walter l'unico filtro che conosce è quello della sua sigaretta. Quando a Trigoria Spalletti ha sbattuto il cancello in faccia a Totti, in America Pallotta stava dormendo perché erano le 6.30 di una domenica mattina. Per questo e per altri mille motivi, un Presidente non può vivere dall'altra parte del mondo e per questo e per altri mille motivi il Direttore non può essere un talent scout ma un Direttore gestore anche dello spogliatoio. Inoltre dove è mancata la società? Nella gestione. Con questi chiari di luna puoi mai consentire a Totti di rilasciare un'intervista al Tg1? Cosa avrebbe mai potuto dire alla Scarnati?
Se a Roma manca la società a Napoli è ben presente. De Laurentiis e Giuntoli credono fortemente nello scudetto e oggi per Napoli è giorno di meditazione. La gara di questa sera con il Milan sarà fondamentale per mille motivi. Il Napoli deve sfruttare il regalo ricevuto dall'ex Donadoni e, se piazzasse oggi la freccia del controsorpasso, darebbe un segnale fortissimo alla Juventus. Di mezzo, certo, ci sono ancora tante giornate e le coppe europee ma quella di stasera al San Paolo rischia di diventare una tappa decisiva. Il Napoli non è morto ma solo ferito.
A Genova, la Sampdoria sta andando a rotoli e da Dubai Zenga starà godendo come un criceto. Ferrero al primo anno faceva ridere e risultava simpatico. Al secondo anno non fa più ridere ma, peggio ancora, rischia di far piangere... i tifosi della Samp. Se si salverà sarà solo per manifesta inferiorità degli altri; altrimenti saranno guai seri. C'è, però, un personaggio più colpevole di Ferrero. E' il Direttore Carlo Osti. Ferrero fa lo scemo per non andare in guerra ma sfrutta economicamente alla grande il compito che gli è stato assegnato. Conosce i pericoli ma non è un caso che il nuovo "Presidente" della Sampdoria Garrone l'abbia trovato lontano da Genova. Osti, invece, è un Direttore yes man che pur di lavorare avalla sempre il suo padrone. In giro, nell'ambiente, lo definiscono il "finto prete". Non sappiamo se è un'offesa per Osti o per i finti preti. Osti è reduce dai disastri di Treviso e Lecce, squadre scomparse o finite in categorie inferiori. La Sampdoria era un punto di arrivo, per lui, ma le sue carte se le sta giocando malissimo. Siccome è giovane deve pensare anche al suo futuro e i suoi santi in Paradiso non se la stanno passando bene e non può pensare neanche di trovare subito squadra come Pietro Leonardi, da Parma a Latina, perché non ha il pelo sullo stomaco di Leonardi. Vi racconto un aneddoto e vi spiego perché preferisco, si fa per dire, Preziosi a Ferrero. Preziosi non ha gradito, e ci credo, i nostri attacchi su Sportitalia e su Tuttomercatoweb e sabato 6 febbraio mi telefona da un numero svizzero, un n +41. Credevo fosse qualche procuratore, invece, si presenta ed è Preziosi... 15 minuti di insulti, dove il più leggero recitava: "Vengo lì e ti rompo il c...". Immaginate Preziosi infuriato. Uno spasso. Capirete che non mi sono tenuto le offese. Il Presidente insultava e io replicavo. 15 minuti di spettacolo puro. Gli altri 3 minuti ci siamo chiariti. Vi dico perché preferisco Preziosi a Ferrero. Il Presidente del Genoa i problemi li affronta, ti bestemmia dietro ma tu puoi rispondere. Uno spasso. Poi ti chiarisci anche, se ti va. Ferrero, invece, siccome non ha argomenti, scappa. Non ti risponde alle ingiurie e crede di risolvere il problema vietando un'intervista ai giovani della Primavera prima del derby della Lanterna, gara trasmessa in esclusiva da Sportitalia. Il Genoa ti apre le porte, la Samp ti risponde che la tv non è gradita. Un po' come il famoso marito che per fare il dispetto alla moglie... vabbè la storia la sapete. La Sampdoria è in queste mani. Fate voi. Io voto Preziosi e i suoi scleri, da uomo inalberato ma da uomo. Ferrero, lo lascio giudicare a voi. O meglio al tribunale, in attesa di giudizio per la querela che ho ricevuto un mesetto fa. Speriamo solo non si presenti davanti al giudice con la bandana in testa.

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