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Editoriale

Ciao Walter, 5 anni di vuoto e un conto corrente come jackpot. Pellè e l'Italia delle contraddizioni. Milan e Inter, il mercato fatto in casa

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
10.10.2016 12.07 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 99281 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Prima di giudicare il calcio andrebbe giudicata la coerenza di Walter Sabatini, in arte "Walter il magnifico". Prima dell'esonero di Garcia disse che in caso di allontanamento dell'allenatore francese, sarebbe andato via con lui. Garcia fu esonerato e Sabatini restò comodamente alla sua scrivania. Aggiunse, tempo prima, che non sarebbe mai andato via da Roma senza trofei. E' andato via, giovedì scorso, e la bacheca di Trigoria è più vuota di un frigorifero di uno studente fuori corso, lontano da casa. Sabatini è questo. In 5 anni ve lo abbiamo raccontato sotto mille vesti e con mille facce diverse. Ha cambiato più facce che sigarette. La Capitale lo fa diventare presuntuoso e arrogante, perde l'umiltà che lo aveva portato fino a Roma e crede di essere diventato imbattibile, a tal punto da provare a diventare, nel calcio, il nuovo Moggi. Alla fine pagherà per i risultati non raggiunti e per aver operato sul mercato in maniera poco limpida e trasparente. Operazioni, quasi sempre, condotte con gli stessi agenti e Direttori Sportivi, consulenti di mercato e addetti stampa sistemati nelle società più "amiche". Sabatini è rimasto inghiottito dal ritorno di Spalletti, dall'esasperazione degli americani e dallo stesso caso Totti che gli è ben presto sfuggito di mano con una pessima campagna di comunicazione. Walter è così: un ottimo talent scout ma un pessimo Direttore Sportivo. Ha avuto l'occasione della vita: vincere a Roma. L'ha cannata clamorosamente, eppure sono stati gli anni dove Milan e Inter si sono messe in ferie forzate. Due club su tre che vincono, per tradizione, in Italia si sono presi una pausa di riflessione mentre Sabatini costruiva la nuova Roma. Ha costruito il primo piano della casa ma in 5 anni ha tirato su solo quello. Se ne va da Roma con una società con l'impalcatura a vista e le gru ancora all'opera. I suoi amici giornalisti evidenziano come abbia portato valore alla società con 150 milioni di plusvalenze ma non sottolineano i soldi buttati dal Direttore Sportivo e soprattutto dimenticano la cosa più importante: un Direttore si giudica per i successi e non per i milioni che vanno e che vengono. Marotta ha preso Pogba a 0 e lo ha venduto a 130 milioni di euro ma se la Juventus fosse arrivata terza o seconda, in questi anni, sarebbe bello comodo sul divano di casa sua. Galliani andrà via dal Milan da sconfitto perché negli ultimi anni non ne ha indovinata mezza ma come fai a criticare un Dirigente che ha vinto pure il torneo dei pulcini sotto casa mia? Puoi fargli le pulci e infatti gliele facciamo ma Galliani ha riempito la bacheca di Via Turati a tal punto da dover trovare una sede più grande per poter ospitare le coppe. La famiglia Sensi, a Roma, pregava giorno e notte che da lassù il grande Franco non vedesse lo strazio di questa Roma. Qualche intuizione buona sul mercato, ci mancherebbe, ma tanti giocatori incompiuti portati a Trigoria e spacciati come talenti. Altri strapagati e rivenduti alla metà e una famosa frase che non gli perdoneremo mai: "in Italia non abbiamo giocatori giovani all'altezza per questo compriamo all'Estero". Al Direttore Sportivo di un club campione d'Italia Primavera con tantissimi giovani che giocano bene e ovunque tranne che a Roma non glielo consentiamo. Vada per il discorso che comprare all'Estero aiuta i Direttori e le operazioni con gli agenti ma dire che in Italia giovani forti non ne abbiamo è una bestemmia in Vaticano. Proprio la Roma che in giro ha un patrimonio mai sfruttato. Morale: in 5 anni Sabatini, a Roma, non ha vinto nulla e l'unico vero vincitore è il suo conto corrente. E' arrivato benestante, va via da magnate.
Ma in Italia non ci sorprendiamo più di nulla. Siamo anche l'Italia di Pellè. A tutti consentiamo tutto ma, ad un certo punto, dobbiamo cercare un capro espiatorio e al posto di punirlo lo bastoniamo. Pellè ha sbagliato a non dare la mano a Ventura. Pellè deve volare più basso perché la fama, la bellezza e i soldi forse gli hanno dato alla testa e quando indossa la maglia azzurra e non quella dei cinesi deve rispettare non solo Ventura ma tutti gli italiani... Finita l'omelia di Padre Michele vi dico anche che la Federazione nelle vesti di Papa buono non ce la vediamo proprio. A Pellè una multa e una tribuna in Macedonia sarebbero bastate per una giusta punizione. No! Sbattiamolo fuori a furor di popolo per dare l'esempio. Ma l'esempio di cosa? Che un ragazzo a caldo abbia fatto una fesseria ci sta e va punita ma se io parcheggio al posto dei disabili merito una bella multa, qualche punto in meno sulla patente e anche qualche giusto "vaffa" dal povero disabile. Se, però, vengo arrestato per aver parcheggiato al posto sbagliato, allora, non ci sto. La Federazione di Tavecchio così virtuosa perché non guarda in casa propria prima di proclamarsi paladino della giustizia? C'è molto ma molto di peggio di una mano non data al momento di una sostituzione.
Proviamo a parlare di calcio per due minuti ma quando il campionato è fermo è una noia assoluta. La B ci ha regalato delle emozioni e ci ha confermato che Brocchi è un ottimo allenatore e avrebbe dovuto guidare prima il Brescia e poi il Milan. Il campionato ci sta dicendo che in Italia abbiamo un grande allenatore e che farà una grande carriera: Cristian Bucchi e il suo Perugia macinano la terza vittoria consecutiva e se facciamo il calcolo con i punti persi, ad inizio stagione, al 94' capiamo che la vera favola è proprio il Perugia. Perché favola? Perché il Perugia nei singoli non è nulla di trascendentale ma è una macchina perfetta perché è squadra vera. L'Avellino è messo male, la Salernitana gode nel derby ma ha ancora ampi margini di miglioramento e al Frosinone manca la giusta costanza per spiccare il volo. Il Verona è fortissimo ma non è il Cagliari dello scorso anno. In serie A, Milan e Inter, dovrebbero sfruttare la crisi per lanciare i giovani di valore. Lo diciamo da due anni. Il Milan mette in vetrina Donnarumma e adesso Locatelli ma anche l'Inter dovrebbe avere maggiore coraggio a lanciare i giovani. Nella Primavera di Vecchi ci sono ragazzi di assoluto valore. Il mio preferito? Theophilus Awua, 18 anni, gioca da play davanti alla difesa e l'ho visto solo una volta. Nella gara persa dall'Inter contro la Roma. E' stato amore a prima vista, come un anno fa in Sassuolo-Juventus con Adjapong. Entrambi del 1998. Sul ragazzino del Sassuolo ci ho preso, adesso sono curioso di vedere ancora Awua nelle prossime gare dell'Inter.

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