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Editoriale

Cinderella Milan, il trofeo più bello. La Realpolitik di Preziosi. Allegri, ecco Dybala dopo Pato ed El Shaarawy. Mastour e Gabigol, i prodotti del calcio

31.12.2016 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 19171 volte

Il Milan ha vinto la Supercoppa prima della mezzanotte, per cui il trofeo non è diventato una zucca. E non c'è bisogno che il destino del calcio, il principe azzurro del pallone, vada a cercare le scarpine dei giocatori rossoneri. E' tutto vero. Anche se qualche matrigna dell'hashtag o qualche sorellastra del post non ci sta, non riesce a godersela del tutto perchè non si vuole vedere gioire questo o quello. Certamente rosicando, ma soprattutto ignorando che questo è il Milan. Chi ha scelto nella propria vita di tifare Milan deve sapere una volta per tutte che i colori rossoneri sono questi, sofferenza, ingiustizie, sfortuna, bel gioco e vittorie. Anche vittorie, ma mai solo vittorie. Il Milan allenato da Vincenzo Montella non ha i campioni epocali di almeno 25 anni berlusconiani o di altre epoche della sterminata storia rossonera, ma è senza dubbio il Milan. Perchè gioca bene a pallone e sa soffrire. Il Milan non è solo Viani e Schiaffino o Rocco e Rivera, non è solo Sacchi e Van Basten o Ancelotti e Kakà. Il Milan è anche 51 anni senza scudetti, è anche l'arbitro Brozzi, è Verona, è Istanbul, è il danno infame di Calciopoli dopo tante beffe subite sul campo da chi parla e riparla ancora oggi. E' per questo che è bella Doha. Perchè si può vincere da cigni favoriti, ma anche da cenerentole capitate al gran ballo un po' per caso. Ma, alla fine, alla resa dei conti, dopo anni di magoni e di sofferenze, subito dopo il successo, il sorriso e il cuore sono riconoscibili. Sono quelli del Milan, sono il Milan. Accusati di festeggiare una Supercoppa come fosse una Champions? Succede nella vita, nessuna vergogna. Dipende dalle epoche e da come le si sanno vivere e accettare. Nel 1990, una Juventus in crisi d'astinenza da qualche anno vinse la coppa Italia con un gol di Galia contro il grande Milan campione d'Europa e, a Milano, scattarono i caroselli d'auto bianconeri. Vincere è bello sempre, se hai saputo soffrire e hai saputo meritartelo. E' un figlio il momento magico di Doha e non sarà mai un figliastro nella galleria dei ricordi più emozionanti della storia del Milan.

Enrico Preziosi, il presidente del Genoa, è sfuggito ancora una volta al personaggio che gli hanno costruito attorno suo malgrado. Ma non sappiamo bene se gli infaticabili produttori di polveri sottili siano disponibili ad accorgersene. Per cui riepiloghiamo al meglio. Nel 2011-12, dopo aver ceduto poco prima Ranocchia e Kharja all'Inter, Preziosi avrebbe dovuto essere amico proprio dell'Inter che, peraltro, è molto attiva a livello giovanile. Anche l'Inter voleva il giovanissimo El Shaarawy, ma El Shaarawy va al Milan. Nel 2015 Preziosi doveva essere amico del Milan, per i motivi che Lor signori ripetono ad ogni piè sospinto, per cui Bertolacci avrebbe dovuto andare in comproprietà al Milan. Niente da fare, il buon presidente del Genoa lo cede alla Roma e il Milan deve svenarsi per andarlo a prendere. Nell'inverno 2016, Preziosi doveva essere amico della Roma, perchè i giallorossi oltre ad avergli preso Bertolacci gli avevano pagato bene pure Iago Falque, per cui Rincon...Niente da fare, Rincon non va alla Roma ma va alla Juventus. Che ha preso da Preziosi, anche Sturaro. Così come l'Inter gli ha preso Ansaldi. E il Milan? E Galliani? Saranno mica i grandi assenti da questo quadretto. Il Milan e Galliani, è bene ricordarselo, avevano ormai perso Niang e Suso. A San Siro non potevano mettere piede, sfiduciati e insultati. Niang malissimo in un Torino-Milan del Gennaio 2015, Suso malissimo in Milan-Empoli del Settembre 2016. Preziosi li ha presi, in prestito secco senza alcun diritto d'opzione, li ha curati e li ha restituiti valorizzati al Milan. Così come Kucka, ormai era stato ceduto per 3 milioni in Turchia. Con spirito di servizio, Preziosi lo offre allo stesso prezzo al Milan e il Milan, quando non gioca Kucka, a volte lo riconoscono anche Lor signori, ne subisce un danno. Quindi il Milan da diversi anni a questa parte, ha più ricevuto che dato. Ma più in generale, come legittimo, il presidente del Genoa fa i propri interessi con tutti e non guarda in faccia nessuno. Che abbia rispetto e affetto per Adriano Galliani, anche se questi gli soffia Lapadula quasi sul filo di lana, non deve essere e non può essere una macchia.

Non c'è niente da fare, i ragazzotti baciati dal talento che non riescono ad essere cinici e determinati, lui non li ama. Ci riferiamo a Massimiliano Allegri che, spesso, cogliamo in atteggiamenti nei confronti di Dybala che aveva già avuto a Milano con Pato ed El Shaarawy. Il tecnico livornese non ama i giocatori che, a suo giudizio, si specchiano troppo e questo lo irrigidisce. Con i colpi che ha Dybala e con il sacrificio economico che ha fatto la Juventus per Dybala, questa volta però a dover mediare con il proprio carattere, le proprie irritazioni e le proprie esigenze in buona fede è proprio lui, il buon Max. Come la sua società ha più o meno già fatto trapelare.

Certi eccessi della presentazione e delle attese riposte su Gabigol, ci hanno ricordato qualcosa di un altro prodotto made in youtube, ossia il buon Mastour. Tra l'essere ottimi giocatori di pallone e veri giocatori di calcio, la differenza è abissale. E' proprio qui che casca il marketing. Una azzeccata politica di lancio, perchè mai poi un attaccante esterno debba chiamarsi Gabigol poi...al massimo Gabicross, può mentire. il Campo no. Su Mastour c'era stata qualche forzatura, qualche eccesso d'attesa e il ragazzo, almeno ad oggi allergico alle regole del gioco non solo fuori ma soprattutto in campo, ha abbondantemente pagato per questo fino a questo momento. Chi è così dotato come lui nel contatto con la palla può sempre riprendersi e riscattarsi, ma tocca a lui e solo a lui. Su Gabigol invece è stata costruita in vitro tutta la vicenda, fino all'esborso di 30 milioni (!) che se l'avesse fatto qualsiasi altra squadra per un giocatore in campo solo per pochi minuti in un quadrimestre apriti cielo. Gabigol, esattamente come Mastour, ha tutta la carriera davanti, per cui le sentenze le lasciamo volentieri ad altri. Ma sovraccaricare esageratamente questi ragazzi, e altri magari come loro in futuro, produce un danno di immagine e di credibilità a tutto l'ambiente del pallone.

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