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  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
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  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
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Editoriale

Clarence, il killer perfetto per ammazzare il Milan. Barbara, strada in discesa. Proposta choc del Real per Verratti: 50 milioni. Pulvirenti, in due anni hai distrutto il Catania

Nato ad Avellino il 30 Settembre 1983. Vive e lavora a Milano dal 2005. Ha diretto la Redazione di Sportitalia fino allo scorso novembre. Ha curato e condotto i Gran Galà del Calcio Aic 2011 e 2012. Mail: mcriscitiello@micri.it Twitter: MCriscitiell
17.03.2014 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 44433 volte
Clarence, il killer perfetto per ammazzare il Milan. Barbara, strada in discesa. Proposta choc del Real per Verratti: 50 milioni. Pulvirenti, in due anni hai distrutto il Catania

Non vorremmo essere ripetitivi, neanche quelli che gonfiano il petto per dire: "Ecco, cosa avevamo detto?" Al Milan c'è un problema (uno solo?) e nascondersi dietro frasi del tipo "Siamo il club più titolato al Mondo" (eravamo) e "La gente si ricordi il passato" servono solo a far infuriare, ulteriormente, i tifosi rossoneri. Il tifoso non si ricorda cosa è accaduto la settimana scorsa, figuriamoci se deve rispolverare dal cassetto le vhs dei "Tre tulipani" e "Mondiavolo" per dire di essere orgoglioso di essere milanista. Proviamo a fare un passo in avanti, in una disamina che si prefigge di essere costruttiva e mai distruttiva. Le colpe di Allegri: non si è battuto per il rinnovo di Pirlo, anzi. Ha sbagliato a scaricare, al secondo anno, tutti i big perchè credeva di essere diventato l'artefice del progetto Milan. Si è appoggiato troppo a Galliani e, la scorsa estate, doveva accettare a piedi la Roma. Bene, appurate le colpe di Allegri passiamo a quelle di Seedorf: Tutte! Clarence non è un allenatore e ragiona ancora da calciatore. Milano non lo ama, perchè già da calciatore, negli ultimi anni di carriera, veniva puntualmente fischiato. Non doveva accettare di salire sulla barca che stava affondando se non si riteneva capace di condurla in porto, invece, ha fatto in modo che al primo soffio di vento si rompesse tutto. Non è in grado, il buon Clarence, di assumersi mezza responsabilità e le scarica in maniera vile su Allegri. Ha poche idee di gioco e quelle poche che gli girano per la testa sono anche confuse. Si è presentato a Milanello facendo abbracciare e saltellare i calciatori come fossero bimbi all'asilo e non professionisti strapagati. La lista continua... Non può, ogni volta, farsi forte della fiducia del Cavaliere; prima o poi finirà. Ha scaricato Tassotti e l'unica innovazione che ha portato è la panchina nuova, costruita ad hoc, a San Siro. Non è capace di leggere le partite e non riesce a gestire gli italiani, rendendo gli stranieri gli artefici di un progetto senza testa. Con Clarence abbiamo finito. Le colpe di Adriano Galliani: a dicembre avrebbe dovuto lasciare, appurato il non rapporto con Barbara Berlusconi. Avrebbe dovuto lasciare da vincente anche quando gli hanno cambiato Allegri con Seedorf. Si è reso complice di questo pasticcio. Ha gestito malissimo le ultime sessioni di calciomercato, si è affidato solo agli amici procuratori e ha perso di vista ogni tipo di rapporto con la curva. Galliani resta il Re di questo Milan ma un Re deve capire anche quando è giunto il momento di lasciare il trono. Se sei furbo lo lasci dopo un trionfo e non quando stai cadendo nella polvere. Avrebbe dovuto tutelare maggiormente il fidato storico Braida. Ora per Barbara Berlusconi c'è una strada in discesa. Gli Ultras, ieri, di fatto le hanno consegnato le chiavi del Milan. Lei ha idee innovative ed è una donna intelligente. Non a caso è partita dalle strutture: nuovo stadio e occhio ai bilanci. Per il ruolo di Direttore Generale la figura di Demetrio Albertini sarebbe fondamentale ed astuta. Milanista nel cuore, vive a Milano, Vice Presidente federale, stimato in Italia e in Europa. Bene, Albertini sarebbe l'uomo perfetto per il nuovo Milan. Se, poi, Albertini penserà di dover fare il calciomercato, allora, saremmo di fronte ad un nuovo suicidio. Ci vorrà anche un Direttore Sportivo, casomai uno che si dedichi solo al Milan e non a due squadre di Serie A, una in B e, a tempo perso, una di Lega Pro.
Vi diamo qualche news di calciomercato. Molto presto il Real Madrid sferrerà l'attacco al Psg per Marco Verrattì, per dirla alla francese. 50 milioni per accontentare Ancelotti che vede nel pescarese il Pirlo dei tempi d'oro rossoneri. Un problema, anzi due: Verratti ha un contratto che lo lega a Parigi fino al 2018 e i proprietari del Psg non hanno bisogno dei 50 milioni di euro del Real Madrid per far quadrare i conti.
Torniamo in Italia. La giornata di ieri ha dato risposte importanti, soprattutto, per la parte bassa della classifica. Due scontri diretti che inchiodano Catania e Bologna. Il Bologna non ci impietosisce perchè se non segna è perchè a gennaio non ha avuto la capacità di acquistare mezzo attaccante e l'unica cosa che ha fatto il Bologna è di privarsi del suo giocatore più forte (Diamanti n.d.r.) per fare cassa. Poi qualcuno spieghi ai cervelloni emiliani che se vai in B la mutualità da 32 milioni passa a 4,5 (quando ti arriva, considerato che la Lega di serie B paga le società quando si ricorda). Il Catania è ultimo in classifica e, anche qui, dispiace per i catanesi il "ve lo avevamo detto" ci suona malissimo. Catania è una città che apprezziamo, i catanesi sono persone fantastiche e se ad inizio anno abbiamo detto che rischiava di andare tutto a carte quarantotto non era per antipatia ma per il frutto di semplici valutazioni calcistiche. Pulvirenti è un ottimo Presidente ma non sa fare calcio. Non è un'offesa ma un dato di fatto. Il Presidente non deve essere esperto di calcio, deve solo saper scegliere gli uomini giusti. Con Lo Monaco aveva costruito un impero e la coppia era perfetta. Lo scorso anno scelse Gasparin, l'ideale per proseguire un progetto vincente (record di punti in serie A e con le giovanili). Quest'anno, per chissà quale motivo, ha dato la carica di vicepresidente ad un procuratore, gli ha fatto fare il mercato e il banco è saltato. Oggi piange, Antonino. Ma c'è poco da recriminare. A gennaio era ancora in tempo per intervenire eppure se n'è fregato. Ognuno è padrone del proprio destino, figuriamoci della propria tasca. Peccato ci sia una città che si rispecchia nella squadra di calcio e il giocattolino non è privato. Il Catania va in B e il Palermo ritorna in A? Speriamo di no. Rivogliamo il derby della Sicilia in serie A.
Ps Palermo: troppo facile riempire lo stadio con la squadra in serie A ed Europa League. Una tristezza il Barbera vuoto in serie B.
Ps Atalanta. Grandi Colantuono, Marino e Pescassi. La Dea è spaziale!

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