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Closing Milan: in un Paese normale sarebbe già intervenuta la Procura della Repubblica. Disastro Juve nel deserto delle rivali. Palermo, lo specchio di Zamparini. De Zerbi, te lo avevamo detto...

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
28.11.2016 00.00 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 90060 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Sarà che settimana prossima c'è il referendum, sarà che per 8 mesi è rimasto in silenzio per problemi ben più gravi del calcio, sarà che in Italia tutto è consentito, sta di fatto che sono 10 giorni che Silvio Berlusconi, eroico-egocentrico-megalomane-vincente-intuitivo-storico Presidente dell'A.C. Milan, sta mandando tutti al manicomio. Siamo in un Paese, e questa volta il sistema calcio non ha colpe, dove si vende una società con un anticipo da 100 milioni di euro già versati, si fissa una data esatta per il closing, sono pronti gli acquirenti a versare altri 85 milioni di euro, ma chi vende continua a fare il gioco delle tre carte, parlando, ritrattando e mischiando tre volte al giorno. Il closing si farà? Bene. Fatelo: fateci sapere quando ci dobbiamo presentare con le telecamere sotto la sede del notaio e basta. Andiamo avanti. Per quanto mi riguarda il Milan è stato venduto. Non ci possono essere se e ma. Non possono esserci possibilità di tira e molla e non ci può essere un solo problema per far saltare l'operazione e non posso, da Paese civile, pensare che Berlusconi detti le condizioni. Se, e dico mille volte se, il closing non dovesse esserci, qui solo la Procura della Repubblica può far luce su quanto sta accadendo all'A.C. Milan. Non raccontateci altre storielle: i cinesi hanno messo 100 milioni ma non hanno trovato gli altri 450. Non raccontateci che non sappiamo i loro nomi e cognomi. Non diteci che non sono seri come Mr Bee(n) perché questi i soldi li hanno messi, hanno fatto firmare Fassone e Mirabelli allo studio legale G.O.P. alle spalle di Palazzo Marino e non vogliamo sentire neanche A sulla credibilità di questo sistema. Se salta tutto, la Procura della Repubblica dovrà spiegarci tante cose: da dove sono arrivati quei 100 milioni di euro, che giri hanno fatto e quante volte si sono fermati a prendere il caffè sull'autogrill. Non ci sono vie di mezzo: questa volta Berlusconi non ha molte carte nel suo mazzo. Se vende ha venduto, se non vende deve spiegare. Mi rivolgo a Fassone, che stimo e reputo un grande professionista. Direttore, è arrivato il momento di dirci dove sei stato in Cina, con chi hai mangiato e parlato, chi hai incontrato e cosa ti hanno detto. Ora è il momento di uscire allo scoperto e - se non lo puoi fare perché hai firmato un patto di riservatezza - sfrutta qualche amico giornalista e fai uscire qualcosa di credibile. Non te lo chiedo io ma te lo chiedono i tifosi. Gli stessi che oggi sognano il cambio di proprietà, al contrario di quello che chiedono a Berlusconi quando sottolineano che molti tifosi si augurano che salti la trattativa. il 100% dei tifosi riconosce a Berlusconi di aver scritto la storia, l'80% prega che avvenga presto il closing e il 20% spera in una conferma di Berlusconi perché "drogato" dai buoni risultati di questa stagione, ignorando che questi risultati sono a) frutto del caso e b) perché un grande allenatore ha saputo tirar fuori il meglio da una squadra mediocre ed è stato bravissimo a non ascoltare le voci esterne. Non raccontiamoci altre favole. Berlusconi non può essere ringalluzzito per questi risultati perché lui stesso sa bene che questa squadra non rappresenta il vero Milan. E non potrà mai essere un Milan giovane e italiano; basta considerare che l'ultimo mercato ha portato a Milanello stranieri anonimi pagati tanto come Sosa, Gustavo e Pasalic. Per chiudere il tema Milan qualcuno dovrà dirci, in fretta, i 100 milioni incassati dal Milan da dove sono arrivati, come sono arrivati e su quei soldi che impronte digitali ci sono.
Passiamo al campo. La serie A è scarsa. Lo conferma il Milan lassù ma anche il fatto che la Juventus vincerà a mani basse un campionato dove l'ha vista sconfitta già tre volte da inizio stagione a fine novembre. Una capolista che prende 3 gol in 29 minuti in casa del Genoa significa che è vulnerabile ed è umana. Sono sempre più convinto che la Juventus quest'anno vincerà più per manifesta inferiorità altrui che per superiorità sua. Bastava una squadra decente tra Milan, Inter, Napoli e Roma per far saltare il banco di Allegri. L'unica che può dire ancora la sua è la Roma ma, siccome in quella piazza l'esaltazione fa male, basta poco per tornare sulla terra. La Juventus ha qualche problema e - anche se le due classifiche di campionato e Champions la premiano - oggi il campo dice che il mercato estivo non è stato impeccabile. Gli errori sono stati commessi ed è stato sottovalutato il problema del centrocampo.
Altra conferma di un campionato scarso? La bassa classifica; guardate quanti punti hanno le ultime 4: Crotone, Pescara (3 al tribunale), Palermo ed Empoli. Campionato già finito anche per non retrocedere. Si salverà una tra Palermo ed Empoli e tutte le altre devono far trascorrere sei mesi senza fare nulla. Mettetevi nei panni di Sampdoria, Cagliari, Genoa, Udinese, Chievo e tante altre: cosa giocano a fare? Io lancerei qualche giovane da far esplodere e vendere, tanto in Europa non si va e in B ci sono già le candidate al televoto. Il Palermo non è un disastro ma un'umiliazione alla città. Quasi servirebbe intervento del Sindaco e del Presidente della Regione Sicilia per come si macchia il nome di Palermo. Zamparini crede di poter fare quel che vuole ma si sbaglia. La società è sua, certo, ma città e tifosi no. Deve dare delle risposte. Sta battendo tutti i record negativi del Palermo in serie A e anche Faggiano deve spiegare mercato e gestione del campo. De Zerbi non si è fidato delle nostre parole ma - siccome con Roberto c'è un rapporto sincero e schietto - lui sa bene che quello che scrivo è ciò che penso, pronto a ripetergli determinate cose in faccia o al telefono. De Zerbi, da tre mesi a questa parte, è stata una contraddizione unica. Voleva restare a Foggia, in C, per continuare a fare esperienza e per sperimentare il suo credo calcistico e ha rifiutato Crotone, poi ha litigato a Foggia e ha accettato Palermo. Palermo è la morte calcistica di ogni allenatore. Lì si va solo per fare bancomat ma non per fare calcio. Siccome De Zerbi è un bambino della panchina non può lavorare per i soldi ma deve farlo per la carriera che lo aspetta. Avrebbe dovuto lasciare Foggia e accettare una bella panchina di B. Nella vita, come nel calcio, i passi vanno fatti gradualmente altrimenti ti fai tutte le scale. Figuriamoci uno come Roberto, che vuole mettere becco anche sul mercato, si è ritrovato una squadra già costruita, con un Presidente che fa un macello, in una società allo sbando. Risultato? 6 punti in 14 giornate. E sinceramente neanche ci dispiace perché chi semina vento raccoglie tempesta. Peccato solo per aver ammazzato l'entusiasmo di una grande piazza che oggi preferisce una domenica alle bancarelle anziché andare a vedere 11 calciatori che giocano con una maglia sbiadita dagli insuccessi.

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