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Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Come cresce il fatturato con gli sceicchi, farà così anche l'Inter. Juventus come Bayern Monaco, il Milan butta soldi dalla finestra

Nato a Bergamo il 23-06-1984, a TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei, inviato per Francia 2016. Ha collaborato con Odeon, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 scrive per il Corriere della Sera
16.10.2016 00.00 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 46195 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Sergio Aguero, James Rodriguez oppure Luis Suarez. Sembrano nomi da fantascienza, impossibili da richiedere alle proprie società di appartenenza se non per chi non ha trovato il modo per avere soldi infiniti (vita da coin-op e da console in generale) in un circuito chiuso come il calcio. Forse lo ha fatto l'Inter che con Suning pare avere pescato il classico jolly dal mazzo, trovando investitori in grado di mettere sul piatto argomenti convincenti, soprattutto monetari.

La vita è spesso una questione di timing, di tempo, di trovarsi al posto giusto nel momento corretto. Se ci fosse stata la globalizzazione quindici anni prima, con la crescita enorme di Cina e India, con la possibilità di rendere ecumenici gli eventi sportivi più di quanto non potessero esserlo prima, probabilmente parleremmo della Serie A come l'attuale Premier League. Perché i grandi investitori - come i Berlusconi o i Moratti - avrebbero portato nel nostro calcio i migliori giocatori del mondo, creandoci un fiocco e sfruttando il fatto del campionato più bello di tutti. Insomma, il Parma di Crespo e Veron, oppure la Fiorentina di Rui Costa e Batistuta, il Milan di Bierhoff Weah prima e Shevchenko dopo, l'Inter di Ronaldo e Vieri, la Lazio di Nedved, la Juventus di Zidane... probabilmente gli investitori avrebbero portato miliardi di euro (non c'è refuso, non c'è inganno) e il nostro pallone avrebbe vinto di merchandising, di marketing e di pubblicità. Come ora, insomma, perché il fatturato delle big inglesi è esploso per questo.

Ci sono, appunto, dei modi diversi per arrivare a fatturati spaventosi. Uno è quello del Bayern Monaco, sfruttato in parte dalla Juventus, fra stadio e infrastrutture, tra risultati sportivi e mosse molto più avanti rispetto a tutti. Certo, l'Allianz Arena (e la crisi del Monaco 1860) ha dato una mano molto superiore a quella dello Stadium, perché quasi doppio per capienza. Il Bayern è passato da 189 milioni di euro nel 2005 ai 450 del 2016: un'esplosione enorme soprattutto considerando che i diritti televisivi, in Bundes, sono molto inferiori rispetto a quelli italiani. Nel lungo periodo è il più sostenibile e il migliore, perché non deve rendere conto alle televisioni e, in parte, nemmeno alle possibilità di spese dei fan.

Poi c'è il modello inglese puro: quello che porta le grandi d'Inghilterra a triplicare il fatturato con merchandising, biglietti e tv, integrandolo con un altro bell'incasso come quello della Champions League. Che però è secondario, mentre per le nostre squadre è assolutamente principale. Il Manchester United che acquista Pogba e Ibrahimovic è però fuori dalle fab four, ed è un segnale abbastanza chiaro di come girano le cose in Inghilterra.

Infine ci sono gli sceicchi: arrivano, sponsorizzano, acquistano, discutono con l'UEFA del Fair Play Finanziario, cambiano regolamenti e trovano scorciatoie. È quello più facile, ma è anche redditizio. Perché il Manchester City è arrivato a fatturare, nel 2015, circa 350 milioni di sterline, 490 di euro. Ora con il Brexit e con il calo esagerato della valuta inglese sarà un bel po' differente, ma nel 2006 il Manchester City incassava circa 85 milioni di euro, come la Lazio e poco più della Fiorentina, ora ne vale quasi sei volte in più. Certo, è una scorciatoia, perché arrivando a Guardiola e Aguero il tuo nome risuona, rischia di diventare importante. L'Inter con Suning farà così: ha tenuto Icardi per farlo diventare una bandiera, un monumento, l'uomo copertina. Gabigol, come spiegato da Tronchetti Provera, potrebbe avere la forza commerciale di Ronaldo (almeno è quello che gli addetti del marketing proveranno a fare) ma l'idea è chiara: riuscire a prendersi una fetta importantissima di mercato nel sudest asiatico: l'Europa non ha nemmeno gli abitanti della Cina, se tutti tifassero Inter - cosa impossibile - il bacino d'utenza, anche in senso monetario, sarebbe totalmente differente. La globalizzazione aiuterà l'Inter come fatto con Paris Saint Germain e City, appunto.

Il fatturato della Juventus continua a salire, di anno in anno, mentre quello dell'Inter lo sta facendo, seppur a fatica. La Roma, con i suoi 214 milioni di euro è terza in Italia, il Napoli quinto e tallona l'Inter. Il secondo è ancora il Milan. Ma come? I rossoneri non hanno avuto la forza economica per anni perché bloccata da una struttura elefantiaca, soprattutto per gli emolumenti. Continuare ad acquistare a zero per poi retribuire salari esagerati ha portato a una contrazione: i costi fissi hanno distrutto il Milan, che poi ha speso malissimo i propri oboli. Quindi la domanda successiva può essere: tocca cedere Romagnoli e Donnarumma per tentare di fare qualcosa di più? La risposta è sì, perché il Milan in questo momento non è la seconda squadra d'Italia, forse non è nemmeno nelle prime cinque: azzerare e ripartire è il modo migliore, a meno che questi fantomatici cinesi (l'Inter nel frattempo è passata di mano due volte mentre il Milan è ancora al primo step) non vogliano davvero investire. A quel punto bisognerebbe ringraziare la globalizzazione. Anche per un cambio dirigenza che è arrivato davvero troppo tardi, dopo soldi spesi in maniera completamente errata.

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